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Studiare la Grande Guerra, analizzare le ragioni delle nazioni, le cause, gli sviluppi, gli eventi, la memoria storica...Ma chi subisce le guerre? Cosa ci dice la Storia di chi subisce le guerre? E di chi le combatte, giorno dopo giorno, in trincea? Con la divisa lacera, le pezze da piedi al posto delle calze, il rancio immangiabile versato in una gavetta d'alluminio, quando non nell'elmetto? La sporcizia, i pidocchi, il freddo, il fango, il sangue, la morte, i lamenti strazianti dei feriti gravi...Una vita appesa ad un filo sottile, impalpabile come la tela di un ragno...Non l'avventura splendida sognata da un volontario

da uno studente alla Sorbonne e al Collége de France, nella Parigi cosmopolita e stimolante di inizio secolo, amico di pittori solo un po’ famosi o non ancora famosi (Leger, Severini, Picasso, Modigliani, De Chirico, Boccioni…) e di scrittori sempre solo un po’ o non ancora famosi (Apollinaire, Soffici, Palazzeschi, Papini, Marinetti…), proprio come il nostro Giuseppe, allievo del filosofo Bergson (già famoso)!

Giuseppe è un volontario accorso da Parigi a difendere la Patria, una Patria visitata soltanto nel 1912, perché il soldato Giuseppe è figlio di emigranti toscani e non è nemmeno nato in Italia, ma ad Alessandria d’Egitto, l’8 febbraio del 1888; suo padre lavorava laggiù come operaio alla costruzione del canale di Suez; il soldato Giuseppe non ricorda nemmeno quel padre, morto quando lui aveva appena due anni; il soldato Giuseppe ha vissuto la sua infanzia e la sua prima giovinezza in una casa alla periferia di una città araba, ai margini del deserto, dove la madre gestiva un forno; ha avuto una balia sudanese, una domestica croata; ha frequentato l’Ecole Suisse "Jacot", diventando trilingue, insieme a compagni, che, come lui, erano figli di stranieri o di arabi facoltosi, come l’amico Mohammed Sceab, partito con lui per Parigi; ma era attratto anche dal vivace conterraneo lucchese Enrico Pea, emigrato ad Alessandria a sedici anni per commerciare in marmi, e che, ad Alessandria, aveva fondato un circolo anarchico, la "Baracca Rossa", cui subito aveva aderito anche Giuseppe.

Il soldato Giuseppe partecipa alla campagna interventista, al "Maggio Radioso", si arruolerebbe non importa dove… pur di partire…subito!

E’ così che incomincia la sua avventura.

E’ così che diventa un fante-poeta

Combatte prima in Italia, sul fronte del Carso (1915-1916), poi in Francia, fronte della Champagne (1917)

 

"Ero in presenza della morte, in presenza della natura, di una natura che imparavo a conoscere in modo nuovo, in modo terribile. Dal momento che arrivo ad essere un uomo che fa la guerra, non è l’idea di uccidere o di essere ucciso che mi tormenta: ero un uomo che non voleva altro per sé se non i rapporti con l’assoluto, l’assoluto che era rappresentato dalla morte, non dal pericolo, che era rappresentato da quella tragedia che portava l’uomo a incontrarsi nel massacro. Nella mia poesia non c’è traccia d’odio per il nemico, né per nessuno: c’è la presa di coscienza della condizione umana, della fraternità degli uomini, nella sofferenza, dell’estrema precarietà della loro condizione. C’è volontà d’espressione, necessità d’espressione, c’è esaltazione, quell’esaltazione quasi selvaggia dello slancio vitale, dell’appetito di vivere, che è moltiplicato dalla prossimità e dalla quotidiana frequentazione della morte. Viviamo nella contraddizione."

Giuseppe Ungaretti