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CRONOLOGIA DEGLI EVENTI 1900-1918

1900-1903 Nel 1900, dopo l'assassinio di re Umberto I, il nuovo re, Vittorio Emanuele III (r. 1900-46), chiama al Governo il liberale Zanardelli, e al ministero degli interni Giovanni Giolitti. La politica governativa prende un'impronta liberale che favorisce lo sviluppo del movimento sindacale e conquista al Governo l'appoggio dei socialisti, divisi fra la linea del compromesso col Governo e quella dell'opposizione. Un'ondata di scioperi investe il Paese nel 1901. La continua crescita dell'emigrazione riporta al centro dell'attenzione e del dibattito parlamentare la questione meridionale. Non si riesce a far passare alla camera, per l'opposizione dei conservatori, il progetto di riforma tributaria del ministro Wollemborg.

L'Italia ottiene, in Cina, la piccola concessione di Tientsin, grazie alla sua partecipazione alla spedizione contro i Boxers. L'accordo Prinetti-Barrère del 1902 stabilisce le zone d'influenza francesi e italiane in Africa: alla Francia il Marocco, all'Italia Libia e Cirenaica.

 

 

1903-1905 Nel 1903 il Governo passa nelle mani di Giovanni Giolitti.

A Bologna, all'VIII congresso del Partito Socialista, prevale di stretta misura la corrente rivoluzionaria su quella riformista, segnando l'interruzione della collaborazione dei socialisti con Giolitti. Nel 1904, in risposta alla dura repressione delle manifestazioni popolari nel mezzogiorno, culminata con l'eccidio di Buggerru in Sardegna, dove la polizia spara sui minatori in sciopero, viene indetto il primo sciopero generale, tollerato dal Governo.

Migliorano i rapporti tra lo Stato e il Vaticano: il nuovo papa Pio X, salito al soglio pontifico nel 1903, attenua il non expedit per le elezioni, ma scioglie l'Opera dei Congressi per i contrasti insanabili fra l'ala intransigente e quella democratica cristiana.

 

1905-1908 Il terzo ministero Giolitti opera con decisione nella direzione di un riformismo moderato. Progredisce lo sviluppo industriale del Paese; la lira acquisisce stabilità, tanto da fare aggio sull'oro e da diventare una valuta pregiata, utilizzata per le contrattazioni internazionali.

Nel 1906 viene fondata la Confederazione Generale del Lavoro (CGL), sindacato di ispirazione socialista attivo soprattutto nell'Italia settentrionale.

Pio X condanna il Modernismo (movimento, che nasce tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento, che propugna ideali di rinnovamento nell’ambito della Chiesa Cattolica dei vari Paesi europei e si diffonde tra i membri del clero, che sentono il bisogno di assumere atteggiamenti "di cattolici viventi in armonia con lo spirito del loro tempo"), mentre cresce l'organizzazione politica dei cattolici.

 

1908-1910 Cresce il movimento nazionalista e irredentista, che si dà una struttura organizzata con la fondazione, nel 1910, dell'Associazione Nazionalista Italiana, ad opera di Corradini, Federzoni e Coppola, cui aderisce anche Gabriele D'Annunzio.

Nel Partito Socialista prevale il gruppo riformista di Filippo Turati (1857-1932).

Nasce la Confederazione Italiana dell'Industria, la prima associazione degli imprenditori, mentre l’istituzione del Segretariato Generale delle Unioni Professionali segna il potenziamento del sindacalismo cattolico.

Nel 1909 l'Italia sigla il Trattato di Racconigi per il mantenimento dello status quo nei Balcani.

 

1910-1913 Nel settembre 1911 l'Italia dichiara guerra alla Turchia e l'11 ottobre il corpo di spedizione italiano sbarca in Libia e occupa Tripoli e Bengasi, dopo aspri combattimenti, e in breve tempo si impossessa di tutti i principali centri costieri di Tripolitania e Cirenaica. Il feroce comportamento italiano nei confronti della popolazione civile provoca l'intensificarsi della guerriglia araba di resistenza, che renderà più difficile l'occupazione italiana. La spedizione in Libia incontra il favore di quasi tutte le correnti dell'opinione pubblica in Italia, non solo fra i nazionalisti, ma anche fra molti cattolici e socialisti. Nel 1912 la marina italiana occupa le isole del Dodecaneso. A ottobre viene stipulata la Pace di Losanna: la Turchia riconosce la sovranità italiana in Libia., mentre Rodi e il Dodecaneso sono occupati a garanzia dell'evacuazione turca dai territori africani.

Il Partito Socialista si spacca: i riformisti, espulsi per il sostegno alla conquista della Libia, fondano il Partito Socialista Riformista Italiano (PSRI). Anche il sindacato si spacca: nasce l'Unione Sindacale Italiana (USI), composta da sindacalisti rivoluzionari, in opposizione alla CGL, dominata dai riformisti.

Le ultime importanti riforme del Governo Giolitti sono l'introduzione del suffragio universale maschile, la nazionalizzazione delle assicurazioni e la fondazione dell'INA (1912). Il timore che l’estensione del suffragio elettorale favorisca gli schieramenti di sinistra, porta ad un accordo elettorale, in chiave antisocialista, tra i giolittiani e i cattolici moderati, il cosiddetto Patto Gentiloni, in occasione delle elezioni del 1913. I risultati non sono quelli auspicati. Giolitti si dimette nel marzo del 1914.

 

1914-1915 Allo scoppio della Grande Guerra nel luglio del 1914, l’opinione pubblica italiana si divide in due partiti: quello dei neutralisti (liberali giolittiani, cattolici, socialisti), che ritengono si debba mantenere la neutralità in cambio di concessioni austriache nel Trentino e nella Venezia Giulia; quello degli interventisti (nazionalisti, irredentisti, liberali conservatori, socialisti riformisti, democratici e repubblicani). Tra gli interventisti spiccano Benito Mussolini, ex direttore del quotidiano socialista "L’Avanti" e ora direttore de "Il Popolo d’Italia", Filippo Corridoni, Leonida Bissolati, Cesare Battisti, Gabriele D’Annunzio.

Il Governo Italiano, presieduto da Antonio Salandra, proclama la neutralità dell’Italia.

 

SI’

 

    1. Il 26 aprile del 1915, all’insaputa del parlamento, il Ministro degli Esteri Sonnino firma segretamente a Londra un patto con le potenze dell’Intesa (il quale prevede: a) ingresso in guerra entro trenta giorni, b) diritto, in caso di vittoria, di estendere il territorio nazionale all’Istria, alla Venezia Tridentina e a parte della Dalmazia, c) compenso coloniale qualora Inghilterra e Francia si spartiscano le colonie tedesche in Africa).

Il 24 maggio 1915, al termine di alcune settimane di violente manifestazioni interventiste, le "radiose giornate di maggio", l'Italia dichiara guerra all'Austria.

Tutti prevedono per l’Italia una guerra dai tempi brevi: si ritiene che la partecipazione dell’Esercito Italiano a fianco delle forze dell’Intesa possa rompere l’equilibrio esistente, determinando una rapida fine del conflitto.

Le cose vanno diversamente.

Al comando del generale Luigi Cadorna, l'esercito italiano scaglia quattro sanguinose offensive sulla linea dell'Isonzo e del Carso, senza conseguire alcun risultato di rilievo: sono occupati il Monte Nero e il San Michele. Le perdite sono enormi, a causa della strategia dell'attacco frontale adottata da Cadorna. Dopo la fase stazionaria dell'inverno, la quinta battaglia dell'Isonzo nel marzo del 1916 non modifica la situazione. A maggio gli austriaci scatenano la Strafexpedition, la spedizione punitiva, nel Trentino, che riesce a rompere il fronte, ma è fermata sul Pasubio e sull'Altipiano di Asiago. La controffensiva di agosto riporta gli Italiani alle posizioni precedenti l'attacco. Gorizia è conquistata, mentre le battaglie sull'Isonzo si susseguono logoranti. La lunga guerra di posizione provoca sentimenti di sfiducia e alimenta il disfattismo. Nella primavera-estate del 1917 le truppe italiane conquistano la Bainsizza, a prezzo altissimo e senza tuttavia riuscire a sfondare le linee nemiche. La chiusura del fronte orientale, a causa della rivoluzione sovietica, permette agli Austriaci di concentrare le forze sul fronte italiano: il 24 ottobre le truppe austro-tedesche sfondano il fronte a Caporetto. La disastrosa ritirata italiana si ferma solo sulla linea Grappa-Montello-Piave. Il Governo passa a Vittorio Emanuele Orlando e il comando supremo dell'esercito al generale Armando Diaz, che riorganizza l'esercito e abbandona i metodi brutali di Cadorna per mantenere la disciplina (decimazioni), scegliendo piuttosto un'azione di propaganda. Le nuove leve, fino ai giovanissimi del 1899 e del 1900, i rinforzi e il materiale bellico americano ridanno fiducia nella vittoria. Il 10 giugno 1918 il comandante Luigi Rizzo con i suoi MAS affonda la corazzata austriaca Santo Stefano. Nel giugno del 1918 gli Austriaci scatenano un'offensiva su tutto il fronte, dal Grappa al Piave, senza ottenere alcun risultato. Il 24 ottobre l'esercito italiano varca il Piave e il 30 occupa Vittorio Veneto. Il 3 novembre l'Austria si arrende e viene firmato l'armistizio di Villa Giusti, presso Padova.

La guerra è finita: 680.000 le vittime italiane, a cui si aggiungono i circa 500.000 morti fra i militari e la popolazione civile causati da una epidemia di febbre spagnola.