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LETTERATURA

Scrittori in lingua italiana:

Tra il 1900 e il 1918, si colloca gran parte della produzione di Gabriele D'annunzio (1863-1938), scrittore italiano, che, dopo aver ottenuto la notorietà con i romanzi "Il piacere" (1891), "Giovanni Episcopo" (1891), "L'innocente" (1892), "Il trionfo della morte" (1893) "Le vergini delle Rocce" (1896), pubblica nel 1900 il romanzo "Il fuoco", nel 1902 le "Novelle della Pescara", nel 1904, portando a maturazione la precedente esperienza poetica, i primi tre libri delle "Laudi del cielo, del mare, della terra" ("Maya", "Elettra", "Alcyone") ("Merope" uscirà nel 1912 e "Asterope" nel 1920). Vengono frattanto rappresentate le sue tragedie "Francesca da Rimini" (1902), "La figlia di Iorio" (1904), "La fiaccola sotto il moggio" (1905), "La nave" (1908), "Più che l'amore" (1909), "Fedra" (1909), "Le martyre de Saint Sebastien" (1911, in lingua francese), "La Pisanelle" (1913, in lingua francese), "La Parisina" (1913, musicata da Mascagni). Viene pubblicato il romanzo "Forse che sì, forse che no" (1910) e, nel 1918, esce il "Notturno". L'opera complessiva di D'Annunzio finisce per presentare l'aspetto di una monumentale enciclopedia del Decadentismo europeo. L'esotismo e l'anticonvenzionalità, l'inimitabilità di questa figura internazionale di letterato, che coniuga il binomio arte-vita con un'attenzione particolare alla "vendita" della propria immagine, affascina tanti autori contemporanei, che non potranno fare a meno di "attraversarlo", e soprattutto ottiene l'attenzione del pubblico di tutti i ceti sociali, ma in particolare della piccola borghesia.

Luigi Pirandello (Agrigento 1867-Roma 1936), scrittore e drammaturgo italiano, scrive la maggior parte delle sue opere tra il 1901 e il 1918. Nel 1894 comincia a dedicarsi alla narrativa con racconti e romanzi d'ambiente piccolo-borghese, nei quali prevalgono ancora i canoni naturalistici ( "L'esclusa", 1901, il cui titolo originario era "Marta Ajala", "Il turno" (1902)). Nel 1903, in seguito al dissesto economico dell'azienda paterna e alla malattia della moglie, è costretto a intensificare il proprio lavoro, e scrive il romanzo "Il fu Mattia Pascal" (1904), che segna l'apparizione del primo personaggio pirandelliano concepito fuori d'ogni giustificazione veristica. (Il romanzo è la storia di un modesto bibliotecario, che fugge di casa dopo un litigio con la moglie; per caso vince una forte somma la gioco e, mentre torna a casa, legge la notizia della sua morte (un cadavere è stato identificato con le sue generalità). Approfitta delle circostanze per rifarsi una vita più libera sotto il nome di Adriano Meis. Purtroppo la sua libertà è solo fittizia, perché egli non può provare la sua identità. Per appartenere alla vita bisogna provare, con i documenti, lo stato anagrafico, l'identità civile (la forma sotto la quale si vive), senza i quali Adriano-Mattia non esiste e non può né lavorare né sposarsi con la donna di cui è innamorato. Per liberarsi, inscena il suicidio di Adriano Meis e torna al suo paese per riprendere la sua vecchia identità, la sua maschera, ma trova la moglie sposata con un altro e, quindi, ancora una volta, la sua posizione è quella del rifiuto e dell'esclusione: non gli resta che essere il fu Mattia Pascal e recarsi, di tanto in tanto, a visitare la sua tomba). Nel 1908, Pirandello scrive il saggio "L'Umorismo", nel 1911 pubblica il romanzo "Suo marito". Tra il 1910 e il 1915 Pirandello porta a maturazione quello sconcertante dissolvimento del personaggio, che culminerà in "Uno, nessuno e centomila" (1925-1926), attraverso l'esperienza de "I vecchi e i giovani" (1913) e di "Si gira…" (1914-1915), ristampato in seguito con il nuovo titolo di "I quaderni di Serafino Gubbio operatore" . Contemporaneamente, si apre per Pirandello la grande avventura teatrale, che lo porta, nel giro di pochi anni, alla fama internazionale. Nelle novelle (poi raccolte con il titolo definitivo di "Novelle per un anno" (1937), ma pubblicate alla spicciolata su riviste letterarie e giornali e in raccolte minori) sono già presenti i più notevoli temi del teatro pirandelliano: la dolente visione del mondo, il gioco tra finzione e realtà, il dramma dell'essere e dell'apparire. La prima produzione teatrale è costituita, nel 1910 da "La morsa" e da "Lumie di Sicilia". Dopo le commedie in dialetto ("Liolà", 1916 e "Il berretto a sonagli", 1917; entrambe poi ritrascritte in italiano), l'autentica produzione drammatica si rivela appieno, nel 1917, con "Così è (se vi pare)" e con "Il piacere dell'onestà". Seguono, a ritmo serrato, "Ma non è una cosa seria" (1918), "Il giuoco delle parti", "L'uomo, la bestia e la virtù" (1919), "Tutto per bene" (1920) e "Come prima, meglio di prima" (1920), che procureranno allo scrittore un primo successo di pubblico. Nel 1921, con "Sei personaggi in cerca d'autore", e nel 1922, con "Enrico IV", si aprirà la grande stagione pirandelliana, che proseguirà con "Vestire gl'ignudi" (1922), "L'uomo dal fiore in bocca" (1923), "La vita che ti diedi" (1923), "Ciascuno a suo modo" (1924), "Questa sera si recita a soggetto", "Come tu mi vuoi" (1930), "Trovarsi" (1932), "I giganti della montagna" (postumo, 1937). Nel 1929 sarà chiamato a far parte dell'Accademia d'Italia e, nel 1934, gli verrà assegnato il premio Nobel per la letteratura. L'apparizione di Pirandello costituisce l'avvenimento capitale della storia del teatro italiano del Novecento e uno degli avvenimenti chiave del teatro europeo contemporaneo. Il palcoscenico non è più la scatola magica per fornire un'illusione, ma il luogo dove la realtà stessa è messa in questione di fronte a un pubblico partecipe. Su questo nuovo palcoscenico, libero d'ogni orpello, Pirandello conduce il suo processo alla società contemporanea, alle sue ipocrisie, alle sue menzogne, alle sue violenze, alle sue assurdità. Tutta la sua opera è imperniata sul problema della identità profonda delle persone: l'uomo non è quasi mai quello che crede di essere, né quello che gli altri credono che sia.

Italo Svevo (Trieste 1861-Motta di Livenza, Treviso, 1928), pseudonimo di Ettore Schmitz, scrittore italiano di origine ebraica, lavora nell'ombra a Trieste. La sua complessa e inquieta personalità, volta all'indagine dei recessi della coscienza, si manifesta già nei primi romanzi ("Una vita", 1892; "Senilità", 1898), che, però, passano inosservati, spingendo lo scrittore a un lungo periodo di silenzio. L'amicizia con Joyce, che insegnava inglese in una scuola triestina, e lo studio delle scoperte di Freud, in particolare della nozione di inconscio, confluiscono nel nuovo romanzo "La coscienza di Zeno", realizzato durante la Grande Guerra e pubblicato nel 1922, che imporrà, in Europa, e solo con molto ritardo in Italia, il nome dello scrittore ed è opera di fondamentale importanza nella narrativa italiana ed europea del primo Novecento, in quanto prospetta un nuovo tipo di eroe, l'inetto, diverso dall'eroe decadente esteta, dandy o superuomo. (Diviso in otto capitoli, il romanzo ha come protagonista Zeno Cosini, che, dietro consiglio del suo psicanalista, inizia a scrivere un diario dei fatti essenziali della sua vita, per imparare a conoscere meglio se stesso e a dominare le sue manie, come il vizio del fumo. Si tratta quindi di una lunga analisi introspettiva del personaggio Zeno, il quale annota meticolosamente le esperienze, che, via via, gli capitano, o quelle che ha già vissuto e che gli riaffiorano nella memoria. Tema dominante è la sua malattia, immaginaria e di comodo, che permette a Zeno di cearsi gli alibi per la sua cattiva coscienza e per non prendere mai le decisioni che contano). Postumi appariranno: "Corto viaggio sentimentale" (1949), "Saggi e pagine sparse" (1954), "Epistolario" (1966), "Carteggio: lettere a James Joyce, Eugenio Montale e altri (1978).

Giovanni Pascoli (1855-1912), poeta italiano, dopo il successo della raccolta di poesie "Myricae" (1891), pubblica i "Canti di Castelvecchio" nel 1903, i "Poemi Conviviali" nel 1904, "Odi e Inni" nel 1906, "Nuovi Poemetti" nel 1909, tra il 1908 e il 1911, i primi nuclei de "Le canzoni di Re Enzio" e i "Poemi Italici"; inizia anche i "Poemi del Risorgimento" rimasti incompiuti e usciti postumi nel 1913; del 1911 è anche il discorso "La grande Proletaria si è mossa", pronunciato in occasione di una manifestazione in favore dei feriti della guerra di Libia. La produzione poetica pascoliana è un importante presupposto per gli sviluppi della poesia italiana nel Novecento, che da essa trarrà il gusto delle piccole cose, delle impressioni rapide e intense, portatrici di significati arcani e di allusioni al mistero insondabile della vita umana e del cosmo, espresse, pur senza rinunciare alle tradizionali strutture metriche, in un linguaggio di estrema novità, ricco di suggestioni musicali e simboliche; la poesia di Pascoli, poeta-fanciullino sensibile e istintivo interprete di una voce interiore, che tutto interiorizza, è espressione di una libera ricerca di immagini e di suoni con interessi anti-letterari; è una poesia già lontana da ogni solennità e infinitamente distante dalle forme poetiche della tradizione classica, per quanto il poeta operi ancora dentro a strutture codificate, ma scardinandole dall'interno.

Giosuè Carducci (Val di Castello, Lucca, 1835-Bologna 1907), l'anno prima della morte, nel 1906, riceve il Premio Nobel, primo fra gli scrittori italiani. Poeta-professore e critico letterario si era sempre dichiarato antiromantico; aveva fondato in gioventù il gruppo degli 'Amici pedanti', col proposito di reagire al Romanticismo languido e sentimentale. In realtà, pervenuto, dopo la giovanile polemica giacobina e repubblicana, alla più serena poesia della natura e della storia, Carducci si era trasformato in un continuatore del Romanticismo nella sua tendenza realistica, ricca di motivi naturalistici e panici, compenetrandolo con l'idea positivista che ragione e scienza dovessero servire all'uomo per comprendere la natura e per distruggere le false credenze soprannaturali, guidando l'uomo alla conquista del progresso, della libertà e della democrazia.. Nell'età matura i suoi ideali politici avevano subito un'involuzione e Carducci era diventato il vate dei benpensanti, celebratore della monarchia e cantore dell'Italia guerriera. Nel 1890 era stato nominato senatore a vita. Come critico, Carducci anima il metodo storico-positivistico col senso vivo dell'arte e, come docente di letteratura italiana all'Università di Bologna, esercita un vasto influsso sulle giovani generazioni. Della produzione in poesia si ricordano le raccolte: "Juvenilia" (1850-1860), "Levia gravia" (1861-1871), "Rime nuove" (1861-1887), "Giambi ed epodi" (1867-1879), "Rime e ritmi" (1898), "Odi barbare" (1877-1889), che sono considerate il momento più alto della poesia carducciana; le "Odi Barbare", infatti, aprono la strada a forme nuove di poesia, che hanno come continuatori, seppur in direzioni diverse, Pascoli e D'Annunzio; Tra le opere in prosa si segnalano: "Confessioni e battaglie" (1882-1884) e i numerosi saggi critici su moltissimi autori della storia della letteratura italiana. Molto interessante è il suo vasto "Epistolario".

Antonio Fogazzaro (Vicenza 1842-1911) è quasi esclusivamente romanziere; allievo di Giacomo Zanella, eredita dal maestro l'aspirazione a conciliare scienza e fede, assumendo però posizioni moderniste in alcuni romanzi ("Il Santo", 1905; "Leila", 1911) condannati dalla Chiesa. Manifesta un particolare interesse, tipicamente decadente, per le situazioni complesse e morbose e per il mistero. Di lui vanno ricordati "Miranda" (poemetto, 1874), "Valsolda" (liriche, 1876) e i più famosi "Malombra" (1881), "Daniele Cortis" (1885), "Piccolo mondo antico" (1895), "Piccolo mondo moderno" (1901).

Grazia Deledda (1871-1936), scrittrice italiana, dopo esercizi letterari da autodidatta e un romanzo giovanile, "La via del Male", (1896), pubblica "Elias Portolu" (1903) e "Cenere" (1904), da cui verrà tratto un film interpretato da Eleonara Duse. Nella terra di Sardegna, luogo arcaico e mitico, prendono forma gli umili personaggi della vita quotidiana, tormentati dalla colpa e dal bisogno di espiazione. Le opere della Deledda rappresentano un'originale sintesi fra Verismo e Decadentismo. L'autrice otterrà il premio Nobel nel 1926.

Giuseppe Prezzolini (1882-1982) fonda con Papini, nel 1903, il "Leonardo". Nel 1908, a Firenze, fonda il periodico "La Voce", con l'intento di rinnovare la cultura italiana e di portare l'attenzione sulla nuova modernità. Nel 1914, la direzione de "La Voce" passa a De Robertis, che si atterrà a una ricerca strettamente letteraria.

Prezzolini è uno scrittore e giornalista, seguace della filosofia di Bergson, che si avvicina poi alle idee crociane. Tra le sue opere: "La vita di Niccolò Machiavelli fiorentino" (1927), "America in pantofole" (1950), "L'italiano inutile" (1953), "Diario 1900-1941" (1978), "Diario 1942-1968" (1980).

Il poeta italiano Trilussa (1871-1950, pseudonimo di Carlo Alberto Salustri) pubblica "Ommini e bestie" (1908), raccolta di poesie in dialetto romanesco, satira disincantata della mediocrità e dei vizi della piccola borghesia.

Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944) è il massimo esponente italiano del Movimento Futurista, che, muovendo dal rifiuto del passato, si proietta arditamente nel futuro. Nel primo "Manifesto del Futurismo", apparso a Parigi, nel 1909, sul "Figaro", è condensato il programma "rivoluzionario" del movimento. Nel "Manifesto della letteratura futurista", Marinetti teorizza la soppressione della sintassi e di ogni forma stilistica che rallenti l'espressione dei nuovi miti della macchina e della guerra. Autore di molti manifesti favorevoli all'interventismo e al colonialismo, tra i quali "Guerra sola igiene del mondo" del 1915, è tra i primi letterati a cogliere le potenzialità dei mass-media e a fare del manifesto un vero e proprio genere letterario. Le sue opere di maggior interesse sono: il romanzo "Mafarka il futurista" del 1910, "La battaglia di Tripoli", raccolta di poesie che vogliono esaltare l'impresa di Libia del 1911, "Zang Tumb Tumb" del 1914, poema che evoca la guerra bulgaro-turca alla quale Marinetti aveva partecipato nel 1913, "Spagna veloce e Toro surrealista", ricordi di un viaggio in Spagna (1931).

Buzzi Paolo (1874-1956) aderisce nel 1909 al Futurismo, pubblicando la raccolta "Aeroplani" ed è presente nell'antologia futurista del 1912. La sua parabola nel movimento continua con "Versi Liberi" (1913) e con il romanzo "L'ellisse e la spirale" (1915). In seguito alternerà la fedeltà al Futurismo con il ritorno alla tradizione, dedicandosi anche al teatro e alla saggistica.

Dino Campana (Marradi 1885-Castel Pulci 1932) è una voce poetica interessante e anomala del primo Novecento. L'autore vive una vita travagliatissima, funestata dalla pazzia, che lo costringe a trascorrere ben quattordici anni in manicomio, dove muore. La sua poesia si risolve in un'allucinata trasposizione della realtà nel sogno. Singolari sono i suoi "Canti orfici" (1914).

Piero Jahier (Genova 1884-Firenze 1966) è uno scrittore che fa parte del gruppo della rivista "La Voce". La sua opera, pervasa da intenti etici, è d'ispirazione autobiografica. Per quanto pubblicata dopo il periodo considerato, può essere interessante un confronto tra l'esperienza di Jahier e quella di Ungaretti, leggendo "Ragazzo" (1919) e, soprattutto, "Con me e con gli alpini" (1919). Jahier scriverà anche poesie, raccolte in "Qualche poesia" (1962).

Scipio Slataper (Trieste 1888-in guerra sul Podgora 1915) , scrittore irredentista del gruppo de "La Voce" scrive "Il mio Carso" (1912), breve diario-racconto.

Camillo Sbarbaro (Santa Margherita Ligure 1888-Spotorno 1967) è sia poeta sia prosatore. Interessanti sono le raccolte di poesie: "Resine" (1911), di reminiscenza pascoliana, e "Pianissimo" (1914); la sua produzione continuerà con le raccolte "Rimanenze" (1955) e "Primizie (1958). Le prose saranno pubblicate nel decennio 1956-1966: "Fuochi fatui" (1956), "Scampoli" (1960), "Bolle di sapone" (1966). Sbarbaro prende parte alla Grande Guerra come semplice soldato di fanteria. Dopo vari lavori precari, un'attività iniziata per hobby finirà per diventare la sua occupazione principale: l'erboristeria e, in particolare, la classificazione e la collezione di licheni. In questo campo diventerà un'autorità internazionale, vendendo i suoi erbari a musei europei e americani di scienze naturali.

Giovanni Boine (Finale Marina, Savona, 1887-Porto Maurizio 1917), scrittore italiano, lascia testimonianza della sua complessa problematica religiosa nei saggi raccolti nel volume postumo "La ferita non chiusa" (1921). Interessanti sono le prose narrative: "Il peccato e altre cose" (1914).

Clemente Rebora (Milano 1885-Stresa 1957) è un poeta collaboratore de "La Voce"; egli esprime nei "Frammenti lirici" (1913) la sua inquieta e tormentata spiritualità. Scriverà, in seguito, i "Canti anonimi" (1922), "Curriculum vitae" (autobiografia in versi, 1955) e i "Canti dell'infermità" (1957).

Aldo Palazzeschi (Firenze 1885-Roma 1974) è lo pseudonimo dello scrittore Aldo Giurlani. Dopo poesie di tono crepuscolare, raccolte ne "L'incendiario" del 1910 e dopo i racconti fantastico-grotteschi de "Il codice di Perelà" del 1911, scriverà numerose altre opere: "Stampe dell'800" (1932), memorie dell'infanzia malinconiche e spesso anche ironiche, "Le sorelle Materassi" (1934), il suo romanzo più noto, e "Il palio dei buffi" (1937), una raccolta di novelle di tipo bozzettistico. Seguiranno "I fratelli Cuccoli" (1948), "Roma" (1953), "Il doge" (1967), "Storia di un'amicizia" (1971). Tornerà anche a scrivere poesie con le raccolte "Viaggio Sentimentale" (1955) e "Cuor mio" (1968) in cui riaffiorerà l'estroso humour giovanile, temperato da un malinconico scetticismo.

Ardengo Soffici (Rignano sull'Arno 1879-Forte dei Marmi 1964) è un'interessante figura di pittore e scrittore italiano del primo Novecento. Collaboratore de "La Voce", fonda, nel 1913, insieme a Giovanni Papini, la rivista futurista "Lacerba". In campo letterario, il gusto del frammento e la notazione fulminea e incisiva caratterizzano la sua prosa lirica e memorialistica; Soffici dà il meglio di sé nelle forme del diario e della cronaca, come in "Giornale di bordo" del 1915 e in "Kobilek, giornale di guerra" del 1918. Si dedica anche alla poesia, pubblicando, nel 1915, "Chimismi lirici", frammenti poetici di sapore futurista, in cui vengono registrate sensazioni e associazioni di idee in libertà, con un elegante e sensibile gioco di colori e di immagini. Come pittore, dopo le esperienze futuriste e cubiste, ritornerà ai temi tradizionali.

Corrado Govoni (Tamara, Ferrara, 1884-Anzio 1965) è uno dei primi esponenti del Crepuscolarismo; viene poi attratto dal Futurismo e, nel 1907, pubblica le "Poesie elettriche". Le raccolte della maturità saranno caratterizzate da un personale surrealismo come, ad esempio, il "Flauto magico" del 1932, fino al tragico confronto con la realtà di "Aladino" (1946), lamento sul figlio ucciso alle Fosse Ardeatine. Scriverà anche "Preghiera al trifoglio" (1953), "Manoscritto nella bottiglia" (1954), "Stradario della primavera" (1958).

Marino Moretti (Cesenatico 1885-1979) è sia narratore sia poeta. Come poeta è legato inizialmente ai modi pascoliani, poi all'atmosfera crepuscolare. "Poesie scritte col lapis" è il titolo della raccolta pubblicata nel 1910. Nella sua opera narrativa, dopo "Il sole del sabato" (1916), nel secondo dopoguerra, prevarrà una vena più corposa, di carattere realistico regionale, evidente nei romanzi:, "L'Andreana" (1935), "La vedova Fioravanti" (1941), "Il fiocco verde" (1948).

Sergio Corazzini (Roma 1886-1907), giovanissimo poeta crepuscolare, minato dalla tisi, scrive versi soffusi di una rassegnata malinconia. La sua raccolta dal titolo "Liriche" pubblicata postuma nel 1909; contiene "L'amaro calice", 1905; "Piccolo libro inutile", 1906; "Libro per la sera della domenica", 1906, e altre poesie sparse.

Guido Gozzano (Torino 1883-1916) spicca per l'originalità della sua produzione, quasi esclusivamente poetica, di gusto crepuscolare, ma profondamente ironica, sempre in bilico tra l'esotismo ("Verso la cuna del mondo, impressioni di un viaggio in India", postumo, 1917) e un desiderio di rifugio nel luogo (Torino e il Canavese) e nel tempo (il vagheggiamento, fra ironia e tenerezza, del piccolo mondo dell'Ottocento colto nella dimessa grazia dei suoi interni), tra un desiderio di vita semplice e il fascino della morte. Interessanti le raccolte "La via del rifugio" (1907) e i "Colloqui" (1911).

Giovanni Papini (Firenze 1881-1956) fonda, nel 1903, con Prezzolini, la rivista "Il Leonardo"; dal 1908 al 1912 collabora a "La Voce", di cui diventa anche direttore. Nel 1913 fonda, con Soffici, la rivista "Lacerba". Nel 1912 pubblica il racconto autobiografico "Un uomo finito" e, nel 1915, "Parole e sangue", seguono le "Cento pagine di poesia", nel 1916. Dopo essere passato dallo scetticismo pragmatistico alla fede cattolica, scriverà ancora: "Storia di Cristo" (1921), "La felicità dell'infelice" (1956), "Diario" (postumo, 1962).

Enrico Pea (Seravezza 1881-Forte dei Marmi 1958) è uno scrittore italiano vissuto in Egitto e amico di Ungaretti. E' autore di poesie, drammi e romanzi di carattere simbolista, pubblicati però in un periodo successivo a quello preso in esame. Tra le opere si ricordano: "Moscardino" (1922), "Il volto santo" (1924), "Il servitore del diavolo" (1931), "La figlioccia" (1931), "La Maremmana" (1938).

Umberto Saba (Trieste 1883-Gorizia 1957) è una voce solitaria nel panorama poetico del suo tempo, nel senso che appare estraneo a molte delle innovazioni tecniche ed anche all'idea di una poesia che sia espressione delle inquietudini dell'uomo. La sua poetica aderisce agli aspetti più umili della realtà autobiografica, nella cornice familiare di Trieste; il suo stile è semplice e talvolta prosaico. Suo padre ha abbandonato la famiglia prima della sua nascita; per questa ragione, appena adulto, il poeta rinuncia al cognome Poli, per chiamarsi Saba, un nome ebraico che significa pane e che l'avvicina maggiormente all'ambiente ebraico dal quale proviene la madre. La sua carriera artistica inizia nel 1903 con la pubblicazione de "Il mio primo libro di poesie". Nel 1908 svolge il servizio militare a Salerno e a Firenze, venendo in contatto con il vivace ambiente letterario fiorentino. Nel 1911 sposa Lina, "un'indimenticabile popolana", che sarà la sua musa ispiratrice. Sono quelli gli anni in cui pubblica le prime raccolte poetiche e, in particolare, "Poesie" (1911), "Con i miei occhi" (1912), "Trieste e una donna" (1910-12). Convinto irredentista, Saba si arruola nella Prima Guerra Mondiale, anche se non sarà mai inviato in prima linea. Finita la guerra, tornerà a Trieste diventata italiana e, per vivere, aprirà con un amico una Libreria Antiquaria. Dal 1938, a causa delle leggi razziali, incontrerà difficoltà nel pubblicare i suoi scritti e ,tra il 1943 e il 1944, dovrà nascondersi a Firenze e a Roma, presso amici, "come una povera bestia inseguita a morte". Dal 1945 in poi ritornerà a Trieste, sofferente di crisi nervose sempre più frequenti e gravi. Morirà nel 1957, un anno dopo la morte di Lina. Le sue liriche sono riunite nel "Canzoniere", pubblicato per la prima volta nel 1922 e successivamente arricchito, e nei volumi "Mediterranee" (1947) e "Uccelli - Quasi un racconto" (1951); tra le prose si ricordano "Scorciatoie e raccontini" (1946). Di grande utilità per la comprensione di Saba è inoltre la "Storia e cronistoria del Canzoniere" (1948). E' postumo il romanzo "Ernesto" (1975).

Federigo Tozzi (Siena 1883-Roma 1920) è uno scrittore il cui carattere costante è l'aderenza della sua produzione narrativa alla vita vissuta e, in particolare, alle dolorose esperienze anche biografiche della solitudine e dell'incomunicabilità. Tra i suoi romanzi si possono ricordare : "Bestie" del 1917, "Con gli occhi chiusi" del 1919, "Tre croci" del 1920, "Il podere" (1920-1921). Tozzi è anche autore di commedie , i testi della quali sono raccolti nel volume "Teatro"(postumo, 1970).

Carlo Emilio Gadda (Milano 1893-Roma 1973), iscrittosi alla facoltà di Ingegneria a Milano nel 1912, si arruola volontario, nel 1915, nei reparti degli alpini. Dopo la disfatta di Caporetto è fatto prigioniero e inviato dapprima a Rastatt, in Austria, poi a Celle, nell'Hannover. Rientrerà a Milano solo nel 1919, dopo la fine della Grande Guerra. Solo allora riceverà la notizia che il fratello minore è morto in guerra pochi giorni prima dell'armistizio. Uno straordinario documento di questo periodo è il "Giornale di guerra e di prigionia", raccolta di vari quaderni che vanno dall'agosto del 1915 al dicembre del 1919 e che saranno pubblicati solo nel 1955. Affrontata come una dura ma giusta prova per le proprie capacità morali, la guerra si risolve per Gadda in un'atroce delusione: nell'esercito regnano approssimazione e disordine, retorica e cialtroneria. Registrando tutto questo nelle pagine del diario, Gadda sperimenta diversi registri stilistici, che ritorneranno nella sua opera futura: dall'ironia, che imita e stravolge il linguaggio ufficiale e burocratico, ai toni accorati, elegiaci, in cui la disperazione si placa nelle forme di una tormentata classicità. Terminati gli studi nel dopoguerra, Gadda svolgerà la professione di ingegnere fino al 1940. Nella sua opera demistifica la realtà mediante un linguaggio grottesco e irridente, caratterizzato da commistione di dialetti, mescolanze di stili e forzature metaforiche. Tra le opere si possono ricordare: "La Madonna dei filosofi" (1931), "L'Adalgisa" (1944), "Accoppiamenti giudiziosi" (1963), "La cognizione del dolore" (1963), il pamphlet antifascista "Eros e Priapo" (1967), "La meccanica" (1970), il cui protagonista ritrae il fratello Enrico morto in guerra e contiene elementi autobiografici del periodo, "Novella seconda" (1971, scritta nel 1928-1929). "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" (1957) è, tra i suoi romanzi, il più famoso.

Giovanni Cena (Montanaro Canavese 1870-Roma 1917) è poeta e romanziere. Espone i propri ideali umanitari nel romanzo "Gli ammonitori" (1904), una specie di memoriale narrativo-sociale.

Neera, pseudonimo di Anna Radius Zuccari (Milano 1846-1918) è una delle scrittrici più lette del primo novecento. Interpreta le ansie e le reazioni della donna nei confronti della civiltà moderna. Tra i romanzi più in voga ricordiamo: "Teresa" (1886) e "Le idee di una donna" (1903).

Luciano Zuccoli, pseudonimo dello scrittore italiano di origine svizzera Luciano von Ingenheim (Calprino, Canton Ticino, 1868-Parigi 1929), è un autore molto popolare agli inizi del Novecento, con il romanzo "La freccia nel fianco" (1913).

Annie Vivanti (Londra 1868-Torino 1942) è nota soprattutto per l'amicizia che la legava al Carducci. Tra le sue poesie ricordiamo "Lirica" (1890); tra i romanzi: "Marion" (1891) e, soprattutto, "I divoratori" (1910).

Umberto Notari costituisce uno dei casi letterari mai avvenuti. Nel 1904 riesce a far pubblicare la sua "opera prima", un romanzo ambientato nel mondo della prostituzione intitolato "Quelle Signore". Dopo pochi giorni l'opera viene ritirata dalla circolazione per oltraggio al pudore a mezzo stampa. Notari subisce un processo, ma è condannato solamente al pagamento di una multa. Il romanzo, prontamente ristampato dall'editore, in soli quattro mesi raggiunge l'incredibile risultato di 105 mila copie vendute, che diventano 209 mila nel 1908 e oltre mezzo milione nel 1920.

Enrico Corradini (San Miniatello, Firenze, 1865-Roma 1931) è un uomo politico e uno dei principali esponenti del movimento nazionalista italiano, fondatore del giornale l'"Idea Nazionale" (1911). Nel 1923 aderirà al fascismo. Sono interessanti i suoi romanzi nazionalisti "La Patria lontana" (1910) e "La guerra lontana" (1911).

Guido Da Verona (Saliceto Panaro, Modena, 1881-Milano 1939) ha grande fortuna, dopo "Colei che non si deve amare" (1911) e "Mimì Bluette, fiore del mio giardino" del 1916, soprattutto nel primo dopoguerra con numerosi romanzi d'evasione di contenuto erotico e sentimentale: "Sciogli la treccia, Maria Maddalena" (1920), "Lettera d'amore alle sartine d'Italia" (1924).

Amalia Guglielminetti (Torino 1881-1941) è una scrittrice amica di Guido Gozzano e decisamente più famosa di lui all'epoca. Autrice di versi dannunziani ("Le vergini folli", 1907), scrive le raccolte "Seduzioni" (1908), "L'insonne" (1915). Interessanti sono le "Lettere d'amore" (a Guido Gozzano, postumo, 1951).

Virgilio Brocchi (Orvinio, Rieti, 1876-Nervi 1961) scrive "L'isola sonante" (1911), "Mitì" (1917), "Il posto nel mondo" (1921), "Netty" (1924), "Il suggello di Satana" (1948), "Mia cugina Delizia" (1955),romanzi senza eccessive pretese artistiche, rivolti ad un target medio basso, ma con tirature decisamente alte.

 

Scrittori in lingua francese:

 

Muore, nel 1907, Joris-Karl Huysmans (1848-1907), romanziere francese di origine olandese, che, agli esordi, era seguace del naturalismo zoliano ("Le sorelle Vatard", 1879; "Secondo la corrente", 1882); Huysmans era diventato alfiere del Decadentismo con il romanzo "A ritroso" (1884), mentre "Laggiù" (1891), romanzo-saggio sul satanismo, preludeva alla conversione dello scrittore al cattolicesimo, testimoniata negli ultimi due romanzi: "In cammino" (1895) e "La cattedrale" (1898).

 

In Francia, Marcel Proust (1871-1927) già nel 1896, con una prefazione di Anatole France, aveva pubblicato "I piaceri e i giorni", preziosa raccolta di prose e versi in cui sono anticipati alcuni spunti della "Recherche", la sua opera maggiore. Un viaggio a Venezia ( nel 1900), la scoperta di Ruskin (di cui tradusse la "Bibbia d'Amiens" e "Sesamo e gigli") e parallelamente l'interesse per la Francia medievale con le sue cattedrali e le sue vetrate costituiscono per Proust esperienze culturali fondamentali, insieme con la consuetudine con la pittura impressionista e con la poesia contemporanea, da Baudelaire al Simbolismo. Appartenente a una famiglia dell'alta borghesia e sofferente di asma, dopo la morte del padre (1903) e soprattutto della madre (1905), Proust ricerca una solitudine sempre più ostinata, interrotta da brevi riapparizioni in società e dagli incontri con pochi amici e letterati. Nel 1913 pubblica, a sue spese, "La strada di Swann", primo volume del ciclo narrativo "Alla ricerca del tempo perduto". Dal 1919 al 1922 Gallimard pubblicherà "All'ombra delle fanciulle in fiore", "I Guermantes", "Sodoma e Gomorra"; le ultime tre parti, "La prigioniera", "La fuggitiva", "Il tempo ritrovato", usciranno postume. L'opera, grandioso affresco della società francese vista nei due gruppi sociali dell'aristocrazia e dell'alta borghesia, raggiunge un'incredibile profondità di introspezione. La verità dell'individuo si scopre attraverso le varie e contrastanti immagini che assume nella coscienza degli altri. La relatività e la creatività del tempo, teorie rivoluzionarie a lui contemporanee (Einstein, Bergson), trovano in quest'opera la loro realizzazione letteraria: solo nella ricostruzione della memoria si possono cogliere le trasformazioni che il tempo opera sui ricordi. Per Proust, la creazione artistica salva dalla distruzione i momenti del passato e restituisce il tempo perduto. Per Proust, infatti, sta all'uomo ricuperare nel tempo ciò che inesperienza e fuggevolezza del momento non gli lasciano capire. Strumenti della ricerca sono l'intelligenza analitica e la memoria sintetica (che Proust chiama memoria involontaria), che nel 'flusso di coscienza' sconvolge l'ordine cronologico dei fatti. L'opera di Proust è, accanto a quelle di Joyce e di Kafka, una tappa fondamentale della letteratura europea del '900 e l'espressione poetica più alta della crisi della moderna civiltà borghese. Tra le altre opere: il romanzo "Jean Santeuil" (1896-1904; postumo, 1952); il saggio "Contro Sainte-Beuve" (1907; postumo, 1954).

Paul Éluard è lo pseudonimo di Eugène Grindel, poeta francese (1895-1952). Dopo i primi versi de "Il dovere e l'inquietudine", del 1917, negli anni tra il 1922 e il 1925 darà vita con Breton, Soupault e Aragon al movimento del Surrealismo e pubblicherà "Morire di non morire" (1924), "Capitale del dolore" (1924), "Gli occhi fertili" (1936). Durante la seconda guerra mondiale, scriverà poesie inneggianti alla Resistenza, fra cui: "Poesia e verità" (1942), "Appuntamento coi tedeschi" (1944), "Poesia ininterrotta" (1946-1953).

André Breton (1896-1966), dopo aver intrapreso studi di medicina, diventa un poeta e un critico francese, che emergerà tra i fondatori del movimento surrealista, del quale sarà il maggiore teorico. Proprio durante la Grande Guerra, essendo impiegato dai servizi di sanità in diversi centri psichiatrici, familiarizza con il metodo freudiano delle libere associazioni, che gli ispira il procedimento della "scrittura automatica". In quegli anni conosce Apollinaire, scrittore già celebre legato agli ambienti cubisti e futuristi, e i più giovani Louis Aragon e Philippe Soupault. Con questi due amici fonderà, nel 1919, una rivista battezzata ironicamente "Littérature" e pubblicherà il suo primo volume di versi "Monte di pietà", conducendo con Soupault alcuni esperimenti di "scrittura automatica", dai quali avrà origine il volume "Campi Magnetici". Nel 1924 pubblicherà il primo "Manifesto del Surrealismo". Seguiranno i saggi "I passi perduti" (1924) e "Legittima difesa" (1926), il racconto "Nadja" (1928), gli esperimenti di scrittura automatica de "L'immacolata Concezione" (1930), condotti in collaborazione con P. Éluard, insieme al quale pubblicherà un secondo "Manifesto" (1930). Tra le sue opere più importanti si ricordano: "I vasi comunicanti" (1932), "L'amore folle" (1937), "Antologia dell'humour nero" (1937).

André Gide (1869-1951) è uno scrittore francese, che si distingue tra i fondatori della "Nouvelle Revue Française" (1909). Gli sarà attribuito il premio Nobel per la letteratura nel 1947. In uno stile classicamente limpido, Gide affronta i problemi morali del nostro tempo con estrema spregiudicatezza: la sua influenza, inquietante e stimolante, sul costume e sulla letteratura del Novecento è profonda e vasta. Attraverso un'innovativa tecnica autoanalitica, lo scrittore, che aveva esordito con "Nutrimenti terrestri" (1897), esprime un'impietosa critica dell'ipocrisia sociale con i romanzi "L'Immoralista" (1902), "La porta stretta" (1909), "I sotterranei del vaticano" (1914), continuando con "La sinfonia pastorale" (1919), "Corydon" (1924), "Se il grano non muore" (1926), "Diario" (1939).

Paul Valéry (1871-1945) è un autore considerato, fino a pochi anni fa, il massimo poeta francese del Novecento; Valéry rivela oggi più chiari i limiti del suo simbolismo ermetizzante che, in nome del lirismo puro e del rigore intellettuale, si risolve in un classicismo talora levigato e freddo. Interessanti letture per approfondire la conoscenza dell'autore sono: la "Serata col signor Teste" (1896), "La giovane Parca" (1917), "Il cimitero marino" (1920), "Charmes" (1922), "Eupalinos o dell'architettura" (1923), "L'anima e la danza" (1923), "Sguardi sul mondo attuale" (1931), "Varietà" (1924-1944).

Paul Claudel (1868-1955), poeta simbolista francese e drammaturgo, fautore di un rinnovamento cattolico, scrive il celebre dramma "L'annuncio a Maria" nel 1912. Simbolismo e misticismo sono i due poli intorno ai quali ruota tutta la sua produzione. Di netta ispirazione simbolista sono le "Cinque grandi odi" del 1910 e le raccolte poetiche "Conoscenza dell'Est" (1900) e "Cantata a tre voci" (1913).

Guillaume Apollinaire (1880-1918), attivo sostenitore dei movimenti d'avanguardia, inventore della parola surrealismo e precursore della corrente omonima, amico di Ungaretti, nel 1913 pubblica "I pittori cubisti" e "L'antitradizione futurista". Nelle raccolte poetiche "Alcools" e "Calligrammi" del 1918 sono mescolate le più ardite sperimentazioni e le più classiche forme neoromantiche. Quanto alla sperimentazione, Apollinaire abolisce, nelle sue poesie, la punteggiatura, oppure scrive per ideogrammi, cioè disponendo i caratteri tipografici in modo da formare dei disegni, oppure si compiace di preziosità linguistiche.

 

A Parigi, nel 1909, Paul Claudel, Paul Valery e Guillaume Apollinaire fondano la "Nouvelle Revue Francaise", accomunati dal culto dell'esistenza di ispirazione panteista.

François Mauriac (1885-1970) è uno scrittore francese quasi coetaneo di Ungaretti, arruolatosi nella Grande Guerra. Il tema del conflitto tra il male, rappresentato nei suoi aspetti più tenebrosi, e la grazia domina nella sua narrativa. Tra le opere si possono ricordare : "La carne e il diavolo" (1920), "Il bacio del lebbroso" (1922), "Teresa Desqueyroux" (1927), "Groviglio di vipere" (1932), "La fine della notte" (1935), "Gli angeli neri" (1936), "La farisea" (1941). Sono pure da ricordare i saggi critici e biografici, tra cui la "Vita di Gesù" (1936). Gli sarà attribuito il Premio Nobel per la letteratura nel 1952.

Maurice Maeterlinck (1862-1949) è un drammaturgo, poeta e saggista belga. Gli viene attribuito il Premio Nobel per la letteratura nel 1911. Partecipa al movimento simbolista, polemizzando contro il Naturalismo. Tra le opere teatrali si ricordano: "La principessa Maleine" (1889), "Pelléas et Mélisande" (1892), "Monna Vanna" (1902), "L'uccellino azzurro" (1909). Interessante è la raccolta di poesie "Serre calde" del 1888, in cui Maeterlinck appare profondamente influenzato dai Decadenti e particolarmente dal francese Paul Verlaine. La sua poesia è intimista, malinconica, intessuta di simboli funerei e allucinati. Tra i saggi e le opere di divulgazione scientifica sono da segnalare: "La vita delle api" (1901), "La vita delle termiti" (1926).

 

 

Scrittori in lingua spagnola:

 

Tra il 1905 e il 1917, si colloca gran parte della produzione di Miguel de Unamuno, (1864-1936) filosofo e scrittore spagnolo. Tra i maggiori esponenti della Generazione del '98, esprime le proprie critiche al razionalismo con una meditazione vicina all'esistenzialismo nella sua produzione saggistica e letteraria. Tra i saggi sono da ricordare: "Vita di Don Chisciotte e Sancio" (1905), "Del sentimento tragico della vita negli uomini e nei popoli" (1913), "L'agonia del cristianesimo" (1925). Tra i romanzi: "Pace nella guerra" (1897), "Nebbia" (1914), "Abel Sánchez" (1917). Scriverà anche "Tre novelle esemplari" (1920) e le poesie "Il Cristo di Velázquez" (1920).

Antonio Machado y Ruiz (1875-1939) è uno dei maggiori poeti del primo Novecento spagnolo. Muore esule alla fine della guerra civile spagnola. Partendo dalle posizioni vicine al Modernismo e al Simbolismo di "Solitudini" del 1903, svilupperà una linea poetica personale tesa a una rivalutazione del tempo, della natura, del sentimento intimista. Tra le sue raccolte si ricordano "Campi di Castiglia" del 1912 e "Nuove canzoni" del 1924. Nell'ultima produzione diventeranno preminenti gli interessi filosofici.

Juan Ramón Jiménez (1881-1958) è la maggiore figura del Modernismo ispanico. La sua opera poetica e narrativa è caratterizzata da un malinconico lirismo, che si fa più robusto nelle opere della maturità. Nel 1903 scrive "Arie tristi", nel 1905 "Giardini lontani", nel 1911 "La solitudine sonora", tra il 1914 e il 1916 "Platero e io". Seguiranno "La stagione totale" (1946) e "Diario di poeta e mare" (1956). Riceverà il Premio Nobel per la letteratura nel 1956.

 

Rubén Darío pseudonimo di Félix Rubén García Sarmiento (1867-1916)è un poeta e scrittore nicaraguense; é il massimo esponente del modernismo nel suo Paese; vive anche in Europa: Tra le sue opere si ricordano "Azzurro" (1888), "Prose profane" (1896), "Canti di vita e di speranza" (1905).

 

 

Scrittori in lingua inglese:

 

Il Novecento, in Inghilterra, si apre con la morte di un maestro del Decadentismo, Oscar Wilde (1854-1900), le cui esperienze letterarie si erano mescolate a una vita "ribelle" e mondana, che egli stesso considerava un'opera d'arte, in contrasto con il moralismo e l'austerità della società vittoriana in cui era vissuto. E' uno degli scrittori più letti tra Ottocento e Novecento. Tra le sue opere: "Il Principe felice" (favole per adulti, 1888), "Il ritratto di Dorian Gray" (romanzo del 1891, che narra la storia di un giovane bellissimo, il cui aspetto, per un oscuro sortilegio, non si corrompe nel tempo; la progressiva decadenza del suo corpo e della sua anima sono visibili solo in un suo misterioso ritratto. Il quadro è dunque più vero di ciò che appare? In quale rapporto stanno arte e vita?), le commedie "Una donna senza importanza" (1893), "Un marito ideale" (1895), "L'importanza di chiamarsi Ernesto" (1895) e il dramma "Salomè" (1896, in lingua francese, composto per Sarah Bernardt), tradotto in tutte le lingue europee.

William Butler Yeats (1865-1939)è il più importante poeta e autore drammatico irlandese di inizio secolo. La sua poesia s'innesta su una naturale e spiccata tendenza al simbolismo e su un temperamento attratto dal soprannaturale e dall'irrazionale, in una costante elaborazione di motivi popolari e leggendari irlandesi. Le sue simbologie allusive all'irredentismo e alla libertà lo fanno considerare il poeta del nazionalismo irlandese. E', senza dubbio, l'autore che meglio raccoglie le suggestioni del Decadentismo e del Simbolismo dei Francesi e di Maeterlinck, in area anglofona, elaborandole con un gusto estetico del tutto originale. Tra le raccolte poetiche di Yeats, ricordiamo: "Il vento tra le canne" (1899), "Responsabilità" (1914), La torre (1928), "La scala a chiocciola e altre poesie" (1929). Fra i lavori drammatici il più celebre è "La contessa Cathleen" (1892). Gli verrà attribuito il Premio Nobel per la letteratura nel 1923.

James Joyce (1882-1941) è uno scrittore irlandese. Esule volontario dall'Irlanda (a Trieste, Zurigo, Parigi), mantiene sempre un rapporto di odio-amore con la propria patria e l'originaria cultura cattolica: tutta la sua opera, fortemente autobiografica, appare infatti saldamente ancorata alle esperienze del periodo dublinese. Nel 1914 pubblica i racconti "Gente di Dublino"; nel 1916 " Dedalus o Ritratto dell'artista giovane"; nel 1919 il dramma "Esuli". Il suo romanzo "Ulisse" (1922), arditissimo per impostazione strutturale e tecnica linguistica, rappresenterà il vertice della poetica del 'flusso di coscienza', cioè del libero monologo interiore, esercitando una notevole influenza sulla narrativa contemporanea e successiva. Con "La veglia di Finnegan" (1939), allucinante visione notturna spinta oltre i confini del mondo dei sogni, Joyce porterà alle estreme conseguenze le sue ricerche sul linguaggio.

Rudyard Kipling (1865-1936), scrittore inglese, si fa interprete, in poesia, dell'imperialismo britannico dell'età vittoriana con "Sette mari" (1896) e "Le cinque nazioni" (1903); raggiunge tuttavia il massimo della fama per i romanzi: "Il libro della giungla" (1894), "Il secondo libro della giungla" (1895), "Capitani coraggiosi" (1897), "Kim" (1901). Tra le altre opere: "Stalky e C". (1899), "Storie proprio così" (1902), "Puck delle colline" (1906). Le ambientazioni dei romanzi sono "esotiche", ma, a differenza di quanto avviene in altri casi, la sua India non è un fondale di cartone o uno scenario "finto", perché egli è nato e cresciuto in India ed ha trascorso molti anni della sua vita in viaggi per terra e per mare. Gli viene attribuito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1907.

Joseph Conrad è lo pseudonimo di Teodor Józef Konrad Korzeniowski, scrittore inglese d'origine polacca (1857-1924). Capitano di lungo corso della Marina Britannica, scrive romanzi e racconti di ambiente marinaro e legati alle sue esperienze di viaggio: "Il negro del Narciso" del 1898, "Lord Jim" del 1900, "Cuore di tenebra" del 1902, "Tifone" del 1903, "Nostromo", 1904; oppure narrativa d'avventura: "L'agente segreto" del 1907, "Sotto gli occhi dell'Occidente" del 1911.

Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) romanziere, giornalista e critico inglese, pubblica nel 1908 "L'uomo che fu Giovedì". Con "L'innocenza di padre Brown" (1911) inizia un ciclo di novelle poliziesche, in cui il protagonista è un sacerdote-detective profondo conoscitore dell'animo umano. Seguiranno "La saggezza di padre Brown" nel 1914 e "Il Segreto di padre Brown" del 1927.

Henry James (1843-1916) è uno scrittore statunitense Tutta la sua opera è caratterizzata da un'acutissima analisi psicologica: "L'americano" (1877), "Ritratto di signora" (1879), "I bostoniani" (1886), "Le ali della colomba" (1902), "La coppa d'oro" (1904).

Edgar Lee Masters (1869-1950) è un poeta statunitense. Scrive, nel 1915, l'"Antologia di Spoon River", raccolta di duecentosessanta composizioni in forma d'epitaffio, atto d'accusa contro l'ipocrita mentalità puritana americana.

Lo scrittore statunitense Jack London (1876-1916), pseudonimo di John Griffith London, avventuroso nella vita e nelle opere, scrive una serie di romanzi: "Il popolo dell'abisso" (1903), inchiesta sull'East End di Londra, "Il richiamo della foresta" (1903), "Zanna Bianca" (1906), "Il tallone di ferro" (1907) e "Martin Eden" (1909), dominati dall'amore per la natura e dall'esaltazione della forza e del suo valore morale, ispirati talora a un socialismo "romantico", oppure alla fantapolitica.

Ernest Hemingway (1899-1961) è un narratore statunitense al quale sarà assegnato il Premio Nobel 1954 per la letteratura. E' giornalista e corrispondente di guerra; viaggia in tutto il mondo. Fra l'altro, si arruola volontario nella prima guerra mondiale. Nel giugno del 1918, è in Italia, addetto ai servizi di autoambulanza al fronte. Gravemente ferito, trascorre tre mesi in ospedale, dove si innamora di un'infermiera americana di origine tedesca: è l'esperienza da cui nascerà, nel 1927-1929, "Addio alle armi". Tra la Grande Guerra e la Seconda guerra mondiale, parteciperà anche alla guerra civile spagnola, esperienza da cui trarrà ancora una volta spunti letterari autobiografici. Il suo linguaggio narrativo intenso, oggettivo, asciutto e diretto farà scuola negli Stati Uniti e influenzerà anche scrittori stranieri. Tra le oper si ricordano: "Fiesta" (1926), il già citato "Addio alle armi" (1929), "Morte nel pomeriggio" (1932), "Verdi colline d'Africa" (1935), "Quarantanove racconti" (1938), "Per chi suona la campana", sulla guerra di Spagna (1940), "Di là dal fiume e tra gli alberi" (1950), "Il vecchio e il mare" (1952), "Isole nella corrente" (postumo, 1970).

Thomas Edward Lawrence (1888-1935) più noto come Lawrence d'Arabia è un militare e uno scrittore inglese. Nel 1914 entra a far parte del Servizio Informazioni dell'esercito britannico; si conquista una fama leggendaria quando, per conto del governo inglese, guida la rivolta araba contro i Turchi, conclusasi vittoriosamente nel 1918. Scrive il libro di memorie "I sette pilastri della saggezza", che sarà pubblicato postumo nel 1935 e che è interessantissimo per considerare la Grande Guerra sotto un'altra angolazione.

Aldous Leonard Huxley (1894-1963) è uno scrittore inglese molto critico nei confronti dei valori borghesi. Nei suoi libri la satira della borghesia inglese si allarga a critica del progresso scientifico incontrollato. Tra le opere si ricordano "Foglie secche" (1925), "Punto contro punto" (1928), "Il mondo nuovo" (1932), "Il tempo si deve fermare" (1944), "I diavoli di Loudun" (1952), "Le porte della percezione" (1954), "L'isola" (1962).

David Herbert Lawrence (1885-1930) è uno scrittore inglese tra i più letti dai giovani perché considerato altamente trasgressivo, nell'opera del quale traspare la ribellione contro la civiltà borghese e intellettuale attraverso il ritorno a una vita istintiva il cui centro è nell'amore fisico, unica esperienza in grado di fornire una forma di conoscenza non mediata. I suoi romanzi più noti sono: "Figli e amanti" (1913), "Donne in amore" (1921), "La verga d'Aronne" (1922), "Il serpente piumato" (1926), "L'amante di Lady Chatterley" (1928).

Virginia Woolf (1882-1941) proviene da una famiglia inglese in cui era tenuta in gran conto la letteratura. Nel 1910, con la sorella Vanessa, fonda il circolo letterario di Bloomsbury, che è frequentato da personaggi di grande rilievo e rimarrà un centro assai vivace della cultura inglese fino agli anni trenta. Il suo cognome da nubile è Stephen, ma utilizza quello del marito Leonard Woolf, giornalista e politico, da lei sposato nel 1912. Dopo prime prove narrative tradizionali, come "La crociera" del 1915, adotterà per i suoi romanzi maggiori, svolti tutti in chiave più o meno autobiografica, la tecnica del monologo interiore. Si possono ricordare tra i romanzi: "Notte e giorno" (1919), "La camera di Giacobbe" (1922), "La signora Dalloway" (1925), "Gita al faro" (1927), "Orlando" (1928), "Le onde" (1931), "Gli anni" (1937); tra i saggi: "Il lettore comune" (1925), "Le tre ghinee" (1938). E' interessante anche l'attività della casa editrice Hogarth Press, da lei fondata insieme con il marito, specializzata nella pubblicazione di opere di nuovi scrittori dell'epoca. Morirà suicida nel 1941, spaventata dai segni di un'infermità mentale di cui da qualche tempo registrava i sintomi.

John Galsworthy (1867-1933) è un romanziere e drammaturgo inglese. La sua opera più nota è "La saga dei Forsyte" (1906-1921), ciclo di romanzi che dipingono un quadro della tarda società vittoriana fino agli anni del primo dopoguerra. E' anche autore del dramma "Lotta" del 1909. Gli verrà attribuito il Premio Nobel per la letteratura nel 1932.

Thomas Stearns Eliot (1888-1965) è un poeta statunitense, naturalizzato inglese nel 1927. La sua poesia, caratterizzata da una straordinaria tensione intellettuale e da una stringente problematica religiosa e metafisica, ha esercitato un vasto influsso sulla letteratura contemporanea. Suo primo capolavoro è il poemetto La terra desolata (1922), cui seguiranno "Mercoledì delle Ceneri" (1930) e "Quattro quartetti" (1935-1942). Tra i drammi si ricordano: "Assassinio nella cattedrale" (1935), "La riunione di famiglia" (1939), "Cocktail Party" (1950); tra i saggi critici: "Il bosco sacro" (1920). Gli sarà attribuito il Premio Nobel per la letteratura nel 1948.

William Faulkner (1897-1962) è uno scrittore statunitense. I suoi romanzi sono ambientati nel profondo Sud degli Stati Uniti, un ambiente particolare caratterizzato dall'orgoglio e dalla miseria, aggrappato allo schiavismo e ai ricordi d'un grande passato. Tra le opere si ricordano: "Sartoris" (1929), "L'urlo e il furore" (1929), "Luce d'agosto" (1932), "Assalonne, Assalonne!" (1936), "Requiem per una monaca" (1951), "La città" (1957), "Il palazzo" (1959). Riceverà il Premio Nobel per la letteratura nel 1949.

Sinclair Lewis (1885-1951) è uno scrittore statunitense. Si rivelerà con "Strada maestra" (1920), che denuncia il vacuo conformismo di una cittadina di provincia. Opere successive: "Babbitt" (1922), "Il dottor Arrowsmith" (1925), "Elmer Gantry" (1927), "Dodsworth" (1929), "Sangue reale" (1947). Sarà Premio Nobel 1930 per la letteratura.

Ezra Loomis Pound (1885-1972) è un poeta e critico statunitense. Lascia però gli Stati Uniti nel 1908 e si stabilisce in Europa (Londra, Parigi, Rapallo). Avendo aderito all'ideologia fascista, al termine della seconda guerra mondiale sarà accusato di tradimento e internato dalle autorità americane in un ospedale psichiatrico statunitense. Dimesso nel 1958, si stabilisce in Italia. Al nome di Pound è legata la breve stagione, agli inizi del secolo, dell'imagismo e del vorticismo. Nelle sue composizioni poetiche usa tecniche complesse che trovano nei "Cantos", che compone in varie riprese dal 1925, la loro massima realizzazione. Tra i saggisi possono ricordare: "Lo spirito del romanzo" (1910) e "Saggi letterari" (1954).

 

Scrittori in lingua tedesca:

 

Thomas Mann (1875-1955), scrittore tedesco, pubblica nel 1901 la sua prima opera, "I Buddenbrook", in cui narra l'ascesa e il declino di una famiglia borghese dell'Ottocento attraverso quattro generazioni. Di ispirazione autobiografica, il romanzo è una lucida rappresentazione della crisi spirituale europea divisa tra razionalità e passione, tra le forze distruttive che nascono dal progresso e i valori della tradizione umanistica. Si situa ancora nella tradizione del romanzo realistico dell'Ottocento, ma l'ironia incrina radicalmente il tono tranquillo del racconto. Nel 1909 esce "Tonio Kroger", racconto sempre autobiografico, che ha come protagonista un giovane scrittore, che si allontana dalla natale Lubecca pieno di sogni, ma è deluso sia nell'amore sia nell'amicizia; ha, invece, un grande successo come scrittore; matura quindi in sé la convinzione che l'artista, quando sia seriamente impegnato ad essere tale, è rifiutato dalla società borghese e destinato a sentirsi solo e tormentato dal continuo dissidio tra la vita e l'arte. Nel 1909 pubblica "Altezza Reale", romanzo nel quale si manifesta la tensione tra coscienza aristocratica e sollecitazioni democratiche. Nel 1912 esce il romanzo breve "Morte a Venezia" in cui esprime il conflitto fra arte e vita, tradizione e progresso, istinto e razionalità, riflettendo sull'umiliante destino dell'artista nevrotico. Con lo scoppio della Grande Guerra, lo scrittore si risolve per l'interventismo, giustificandolo come "servizio militare del pensiero". Questa presa di posizione determina una rottura dei rapporto con il fratello Heinric, anch'egli scrittore, di quattro anni più anziano di lui, pacifista vicino al socialismo. Nel 1918 Thomas testimonia il suo ripensamento con "Le considerazioni di un impolitico", che favorirà la riconciliazione familiare. Nel 1924 uscirà "La montagna incantata", nel 1939 "Carlotta a Weimar", nel 1943 "Giuseppe e i suoi fratelli", nel 1947 "Il dottor Faustus". Scritte in epoche diverse, tra il 1919 e il 1953, sono "Le Novelle".

Robert Musil (1880-1942), austriaco, è tra i più grandi scrittori in lingua tedesca del Novecento. Ingegnere meccanico, appassionato di filosofia, si dedica ad un modesto impiego di bibliotecario, che gli permette di seguire la sua vocazione letteraria. Nel 1906, scrive "I turbamenti del giovane Törless", un'opera giovanile di ispirazione autobiografica, in cui racconta il passaggio dall'adolescenza alla virilità. Dopo questa prima prova letteraria e dopo le raccolte di novelle "Le unioni" (1911) e "Tre donne" (1924), Musil lavorerà per molti anni alla sua opera maggiore, "L'uomo senza qualità" (1930-1933; postuma, 1943), rimasta incompiuta. Come il francese Proust e come l'irlandese Joyce, Musil dissolve lo schema tradizionale del romanzo e, nel conflitto interiore di Ulrich, eroe negativo incapace di agire, rispecchia, sullo sfondo della Vienna degli anni 1913-1914, la crisi della società europea. L'opera complessiva di Musil costituisce, nella narrativa tedesca, una netta rottura critica e stilistica, simile a quella operata da Kafka nella prosa e da Rilke nella poesia.

Franz Kafka (1883-1924) è uno scrittore ceco di lingua tedesca, che diventerà uno dei massimi esponenti della letteratura di questo secolo. Nato a Praga, è figlio di un agiato commerciante e appartiene alla minoranza ebraica di lingua tedesca. Oppresso dalla dura personalità paterna, affetto da tubercolosi tracheale, vive in un profondo isolamento. In amore ha vicende tormentate e, quando infine trova una ragione di vita accanto a Dora Dymant, la tubercolosi lo conduce alla morte. Kafka scrive, tra il 1910 e il 1920, le sue opere più importanti, ma si rifiuta di pubblicarle. Max Brod, suo amico ed editore, le pubblicherà postume tra il 1924 e il 1931. Nei romanzi e nei racconti affronta, costruendo un'atmosfera magica e allucinata, il problema dell'incomunicabile solitudine della creatura umana, prigioniera in un mondo che non riesce a comprendere. Ne "Il processo" (postumo, 1925), l'uomo è considerato sempre colpevole da una giustizia misteriosa, amministrata da una burocrazia sordida e meschina. Ne "Il castello" (postumo, 1926), non è più il tribunale ad accusare l'uomo, ma l'uomo stesso a cercare la propria accusa, spinto da un'esigenza di chiarezza interiore, che non si può attingere se non nella morte. Il personaggio unico di questi romanzi è K., che rappresenta l'individuo chiuso nella sua solitudine, escluso dall'esistenza umana e sociale, vittima della contraddizione fra desiderio di integrazione e di estraniazione totale. Entrambe le opere rappresentano una rottura radicale tra coscienza umana e vita biologica, spesso trasfigurando alcuni dati biografici di Kafka e il conflitto col padre. Di tale conflitto è cruda testimonianza la "Lettera al padre" del 1916. Famosa, tra i racconti, "La metamorfosi" (1916), trasposizione della situazione familiare dell'autore. Tra le altre opere si possono ricordare: "La condanna" (1913), "Nella colonia penale" (1919), "America" (postumo, 1927), "Diari" (postumo, 1925-1937), "Lettere a Milena" (postumo, 1952).

Tra il 1906 e il 1914 si colloca gran parte della produzione di Rainer Maria Rilke, (1875-1926) poeta tedesco. Spirito irrequieto, viaggia in Russia, accentuando la sua naturale tendenza al misticismo. Le prime opere ("Il libro d'ore", 1899-1903; "Il libro delle immagini", 1898-1906, e soprattutto la notissima "Romanza d'amore e di morte dell'alfiere Cristoforo Rilke", 1906) rivelano una soggettività dolente, attenta ai valori musicali della lingua. Recatosi a Parigi, in un periodo di felice produttività, nascono le "Nuove poesie" (1907-1908) e le prose dei "Quaderni di Malte Laurids Brigge" (1910), angosciosa analisi del problema esistenziale dell'uomo moderno. La guerra mondiale acuisce ancor di più la capacità introspettiva di Rilke, che scrive i "Cinque canti" (1914); gemme della maturità saranno le "Elegie duinesi" (1922) e i "Sonetti a Orfeo" (1922), dove la parola si farà interprete del mistero della vita e della morte.

Georg Heym (1887-1912) è un altro esponente della poesia tedesca dell'epoca. Le sue raccolte di versi "L'eterno giorno" del 1911 e "Umbra vitae" del 1912 precorrono l'Espressionismo. I suoi "Diari" saranno pubblicati nel 1959.

Bertolt Brecht (1898-1956) è un drammaturgo e poeta tedesco. Elabora un "teatro politico ed epico", in cui lo spettatore è indotto non ad immedesimarsi, ma a riflettere su uno stato di cose e ad assumere un atteggiamento critico; decisiva ai fini della comprensione delle intenzioni dell'autore è quindi la messinscena, che Brecht curerà particolarmente come regista e che svela trucchi e convenzioni, ottenendo un effetto di straniamento. Tra i suoi drammi si ricordano: "Baal" (1918), "Tamburi nella notte" (1922), "L'opera da tre soldi" (1928), "Ascesa e rovina della città di Mahagonny" (1928-1829), "Santa Giovanna dei Macelli" (1929-1930), "L'eccezione e la regola" (1930), "Vita di Galileo" (1938-1939; 1945-1946; 1953-1955), "Madre Coraggio e i suoi figli" (1939), "L'anima buona di Sezuan" (1939-1940), "Il signor Puntila e il suo servo Matti" (1940), "La resistibile ascesa di Arturo Uli" (1941), "Schweyk nella seconda guerra mondiale" (1941-1944), "Il cerchio di gesso nel Caucaso" (1944-1945); tra le opere in poesia: "Poesie di Svendborg" (1939); tra i saggi: "Breviario di estetica teatrale" (1948). Avendo aderito al partito comunista, sarà costretto all'esilio, nel 1933, dal Nazismo. Vivrà in diversi Paesi europei e anche negli Stati Uniti, senza cessare l'attività di uomo di teatro. Nel 1949 tornerà a Berlino, dove fonderà e dirigerà con la moglie il "Berliner Ensemble".

Hermann Hesse (1877-1962) è uno scrittore tedesco. Dopo i primi romanzi di tradizione romantica come "Peter Camenzid" del 1904 e "Sotto la ruota" del 1906, un viaggio in India creerà le premesse dell'incontro con la spiritualità orientale, testimoniato in "Siddharta" (1922). Il contatto con la psicoanalisi lascia invece tracce nei romanzi "Demian" del 1919 e ne "Il lupo della steppa" del 1927, mentre ancora più raffinati per tecnica narrativa e influenze complesse sono gli ultimi libri: "Narciso e Boccadoro" (1930) e "Il gioco delle perle di vetro" (1943). Scrive anche poesia ( "Poesie", 1977, postumo). Riceverà il Premio Nobel per la letteratura nel 1946.

Gerhart Hauptmann (1862-1946) è un drammaturgo e scrittore tedesco, premio Nobel 1912 per la letteratura. Naturalisti sono i drammi "Prima dell'alba" (1889), "La festa della pace" (1890), "I tessitori" (1892); con spunti neoromantici e simbolisti sono invece "L'ascesa al cielo di Anneie" (1893), "La campana sommersa" (1896). Tra le altre opere si possono ricordare: "Il vetturale Henschel" (1898) e "Rosa Bernd" (1903). Tra i romanzi emergono: "Emanuel Quint, il folle in Cristo" (1910), "L'eretico di Soana" (1914).

Hans Carossa (1878-1956), medico, trae dalla propria esperienza professionale molti motivi della sua narrativa. Il romanzo "La fine del dottor Bürger" del 1913 ottiene grande successo di pubblico; seguiranno "Un'infanzia" (1922), il suo capolavoro, "Il medico Gion" (1931), "Mondi diversi" (1951).

 

 

Scrittori in lingua russa:

 

Aleksandr Blok (1880-1921) , poeta russo, contribuisce alla definizione del Simbolismo russo con "La situazione attuale del simbolismo russo" (1910), già esemplificato nei suoi "Versi sulla bellissima dama" (1904). Con la raccolta "Un mondo terribile" (1909-1916), rompe con gli amici simbolisti. Nelle raccolte "Gli Sciti" e "I dodici" (1918), allegorie della patria percorsa dalla rivoluzione, Block utilizza i ritmi e le cadenze della canzone popolare.

Ivanov Ivanovich (1866-1949), teorico del Simbolismo russo, esemplifica il suo ideale di poeta-oracolo in "Cor ardens" del 1911.

 

Vladimir Vladimirovic Majakovskij (1894-1930) è poeta e drammaturgo, prima esponente del Futurismo russo e, in seguito, interprete della nuova cultura dopo la Rivoluzione d'Ottobre (1917). E' un attivo propagandista culturale. Tra le sue opere si ricordano "La nuvola in pantaloni" (poema, 1915), "Mistero buffo" (dramma, 1918), "150.000.000" (poema, 1921), "Lenin" (poema, 1927), "Bene!" (poema, 1927), "La cimice" (commedia, 1928), "Il bagno" (dramma, 1929), " A piena voce" (poema incompiuto, 1930). Morirà suicida.

Dmitrij Sergeevic Merezkovskij (1865-1941) è tra i primi esponenti, in Russia, del Simbolismo, che interpreta in chiave mistica. Le sue opere più importanti sono la trilogia "Cristo e Anticristo" (1896-1905), gli studi su Tolstoj e Dostoevskij (1901-1902) e una seconda trilogia comprendente il dramma "Paolo I" (1908) e i romanzi "Il segreto di Alessandro I" (1911) e "Il 14 dicembre" (1918), sulla congiura dei decabristi.

 

Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) appartiene al gruppo dei poeti contadini russi e al movimento degli 'imagisti'. Scrive i versi "Azzurrità" (1918), i poemi declamatori sulla rivoluzione sovietica "Trasfigurazione" e "Altra terra" (1919). Vive drammaticamente il conflitto interiore fra le ragioni della rivoluzione e l'adesione sentimentale alla vecchia Russia. Morirà suicida.

Anna Achmatova pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko (1889-1966) è una poetessa sovietica. Appartiene inizialmente al movimento dell'Acmeismo. Tra le sue raccolte si ricordano "Lo stormo bianco" del 1917 e "Anno Domini MCMXXI" del 1922.

Nikolaj Stepanovic Gumilëv (1886-1921) è l'iniziatore con Gorodeckij dell'Acmeismo. Tra le sue raccolte poetiche si possono ricordare "Perle" del 1910, "Cielo straniero" del 1912 e Colonna di fuoco (1921).

Vladimir Galaktionovic Korolenko (1853-1921) è uno tra i rappresentanti eminenti del populismo russo. La sua opera maggiore è l'autobiografica "Storia di un mio contemporaneo" (1909-1921).

 

 

Scrittori in altre lingue

 

Jens Johannes Jørgensen (1866-1956) è un poeta e scrittore danese. La sua raccolta "Confessione" (1894) segna il passaggio dal simbolismo a un'inquietudine mistica che sfocia nella conversione al cattolicesimo (1896). Tra le raccolte di poesie si segnalano: "Fiori e frutta" (1907), "C'è una fonte che scorre" (1920); tra gli scritti autobiografici: "Menzogna e verità della vita" (1896), "La leggenda della mia vita" (1916-1928).

Johannes Wilhelm Jensen (1873-1950), poeta e romanziere danese, otterrà il premio Nobel 1944 per la letteratura. Nelle sue opere traccia una fantasiosa epopea del popolo nordico ed esalta la superiorità della razza gotica. Per la prosa si ricordano le "Storie dell'Himmerland" (1898-1910), "Il lungo viaggio" (ciclo di sei romanzi, 1908-1922), "Miti" (1907-1944); il suo esordio poetico è costituito dalla raccolta "Poesie" (1906).

Georg Morris Cohen Brandes (1842-1927) è un critico e uno storico danese. Affascinato dal pensiero nietzschiano, professa un radicalismo aristocratico; aspramente critico nei confronti del cristianesimo, simpatizza con la Rivoluzione Russa. Interessanti sono i suoi saggi "Correnti principali nella letteratura europea del sec. XIX" (1872-1890) e "Buonarroti" (1921).

Erik Axel Karlfeldt (1864-1931), poeta svedese sarà premio Nobel alla memoria nel 1931. La sua fama è legata soprattutto alla figura di Fridolin, vagabondo sensuale e sognatore nel quale è adombrato lo stesso poeta. Tra lla sua produzione poetica si ricordano "I canti di Fridolin" (1898) e "L'Eden di Fridolin e pitture di Dalecarlia in rima" (1901).

Gustav Fröding (1860-1911), poeta svedese, è uno dei più grandi esponenti della lirica del suo Paese. Tra le sue raccolte si ricordano: "Nuove poesie" (1894), "Vecchio e nuovo" (1897), "Spigolature" (1910).

Selma Lagerlöf (1858-1940) è una scrittrice svedese. I suoi romanzi e i racconti sono d'ispirazione romantico-realistica. Ottiene il Premio Nobel 1909 per la letteratura. Si ricordano tra le opere "La saga di Gösta Berling" (1891), "Legami invisibili" (1894), "I miracoli dell'Anticristo" (1897).

Carl Gustaf Verner von Heidenstam (1859-1940) e un poeta e scrittore svedese. In polemica con il naturalismo, si fa promotore di un idealismo estetizzante. Della produzione poetica si ricordano "Pellegrinaggi e anni di vagabondaggio" (1888) e "Carolus" (1898); tra i romanzi "Endimione" (1889) e "Hans Alienus" (1892). Ottiene il Premio Nobel 1916 per la letteratura.

Johan August Strindberg (1849-1912) è un drammaturgo e narratore svedese. Prima di dedicarsi alla letteratura, vagabonda per l'Europa, coltivando ogni sorta di interessi ideologici e culturali. Vita e opere di Strindberg sono strettamente legate. Nelle sue opere domina una concezione della vita vista come lotta, nella quale prevale sempre la legge del più forte, a scapito dei princìpi morali. Della produzione teatrale si ricordano: "Master Olof" (1872), "Il padre" (1887), "La signorina Giulia" (1888), "Verso Damasco" (1898), "Gustavo Vasa" (1899), "Il sogno" (1902), "L'usignolo di Wittenberg" (1904); opere di narrativa sono: "La camera rossa" (1879), "Il figlio della serva" (1886), "Apologia di un pazzo" (1888).

Knut Hamsun pseudonimo di Knut Pedersen (1859-1952) è uno scrittore norvegese. Tra la sua produzione narrativa si ricordano "Fame" (1890), "Pan" (1894), "I germogli della terra" (1917), "Il cerchio si è chiuso" (1936). Sarà Premio Nobel 1920 per la letteratura. Durante la seconda guerra mondiale diventerà sostenitore del nazismo e del governo di Quisling.

Anche Arne Garborg (1851-1924) è un romanziere norvegese. Tra le sue opere si ricordano "Un libero pensatore" (1878), "Il padre smarrito" (1899), "Il ritorno del figlio" (1908).

Henrik Ibsen (1828-1906) è il più famoso drammaturgo norvegese. Affronta i problemi tipici dell'età moderna (conflitti sociali, dissidi familiari, condizione della donna nella società), mettendo a nudo ogni forma di ipocrisia e portando alla ribalta la vita quotidiana con le sue tare, i suoi sconforti, le sue crisi morali. Il suo teatro rivela la profonda suggestione poetica della contraddizione tra sogno e realtà, tra idealismo e pessimismo. Gli eroi di Ibsen ricercano l'assoluto, ma non c'è altro approdo che la rinuncia alla lotta o una disperazione senza fondo. Eccezionale sarà la fortuna di Ibsen nei teatri di tutto il mondo. Della sua produzione si ricordano: "Brand" (1866), "Peer Gynt" (1867), "Casa di bambola" (1879), "Gli spettri" (1881), "L'anitra selvatica" (1884), "Rosmersholm" (1886), "La donna del mare" (1889), "Hedda Gabler" (1890), "Il costruttore Solness" (1892), "Quando noi morti ci destiamo" (1899).

Bjørnstjerne Bjørnson (1832-1910) è uno scrittore norvegese. La sua prima produzione è contrassegnata da un romanticismo radicato nell'antico mondo nordico ("Synnøve Solbakken" del 1857; "Sigurd il Violento", del 1862; e la silloge poetica "Poesie e canzoni" del 1870, la sua opera migliore). Dopo una fase pangermanista, Bjørnson si converte al positivismo e all'evoluzionismo e si dedica alla polemica sociale in chiave psicologico-realistica. Ottiene il Premio Nobel 1903 per la letteratura.

In Turchia, nel 1908, nasce il movimento detto Letteratura Nazionale.

La narrativa moderna giapponese ha inizio dal 1905 con l'affermarsi della corrente del Naturalismo, di cui sono principali esponenti Toson Shimazaki (1872-1943) e Katai Tayama. Mori Ogai (1862-1922) si oppone a questa tendenza.

 

ARTE

1900-1903 A Torino viene organizzata la prima Esposizione Internazionale d'Arte Decorativa Moderna, allestita nel Parco del Valentino, in padiglioni realizzati in stile liberty da Raimondo D'Aronco. Intanto a Venezia è inaugurata la Galleria d'Arte Moderna in Ca' Pesaro, che avrà in seguito un ruolo sempre più alternativo rispetto alla Biennale.

A Parigi una grande mostra delle opere di François-Auguste-René Rodin segna l'inizio del grande successo internazionale dello scultore, mentre a Barcellona Antonio Gaudí realizza il Parco Guell, successione di invenzioni formali e coloristiche. La pubblicazione de "L'interpretazione dei sogni" (1900) di S. Freud influenza notevolmente le avanguardie artistiche nascenti, dall'Espressionismo al Surrealismo.

1903-1905 A Parigi è fondato il Salon d'Automne, principale campo d'azione dei gruppi dei Fauves e dei Cubisti.

La pittura di Pablo Picasso produce, in questi anni, il dipinto "La vita", punto d'arrivo del simbolismo sociale del periodo blu, compreso tra il 1901 e il 1904, e del periodo rosa del 1905; intanto Henri Matisse dipinge "Lusso, calma e voluttà", in cui si afferma il cromatismo puro che sarà base del Fauvismo.

L'architetto e urbanista francese Tony Garnier progetta la città industriale per 35.000 abitanti, interamente in cemento armato e vetro: inserito nel filone delle grandi utopie socialiste, di Owen e Fourier, il progetto ha il merito di avere una dimensione concreta, con una serie di scelte tipologico-formali chiare, fondamentale preludio all'architettura e all'urbanistica moderna.

1905-1908 Nel 1905 nasce, in Francia e in Germania, il movimento artistico dell'Espressionismo, così definito dal critico Worringer sulla rivista "Der Sturm". Vengono recuperate le esperienze dell'ultimo Ottocento di Van Gogh, Gauguin, Munch, Ensor e Toulouse-Lautrec: all'approccio visivo e sensorio della realtà impressionista è contrapposta una realtà spirituale, che si proietta sull'immagine pittorica, piegandola alla propria soggettività, alla propria espressione. La pittura elementarizza le forme, in nome di un violento ed esasperato cromatismo, nucleo espressivo dell'immagine.

Il movimento del Cubismo, secondo alcuni, nasce a Parigi nel 1907 con "Les demoiselles d'Avignon" di Picasso, di ispirazione catalana, africana e vicino alla pittura di Cézanne

A Parigi, comunque, si delineano contemporaneamente il Fauvismo di André Derain ed il Cubismo di Pablo Picasso, che, appunto in questo periodo, esegue "Les demoiselles d'Avignon". Picasso e Braque sfociano separatamente nell'esperienza cubista. Nel 1908, il critico Gil Blas, in un articolo, fornisce materia per una prima definizione della nuova corrente, scrivendo, non a proposito di Picasso, bensì di Braque:" Braque maltratta le forme, riduce tutto, luoghi, figure, cose, schemi geometrici, a cubi". Il Cubismo vedrà opere di Gris, Léger, Picabia, Robert e Sonia Delaunay, dei fratelli Duchamp, e degli scultori Archipenko, Lipchiz, Zadkine e Laurens.

A Vienna Gustav Klimt entra in rapporto con Kokoschka ed Schiele, aprendosi all'influenza dell'Espressionismo, mentre due grandi esempi di architettura Art Nouveau nascono con il Palazzo Stoclet di Hoffmann a Bruxelles e con la biblioteca della Scuola d'Arte di Glasgow di Mackintosh.

A Monaco di Baviera Henri Van de Velde e altri protagonisti del Modernismo fondano il "Deutscher Werkbund", con l'intento di migliorare la qualità artistica della produzione industriale. Antonio Gaudí progetta e realizza Casa Milá a Barcellona, mentre, a Chicago, Frank Lloyd Wright realizza la "Robie House", massima espressione della ricerca svolta nelle prairie houses.

1908-1910 In Germania la prima pittura espressionista è rappresentata, in questi anni, dal gruppo nato a Dresda, nel 1905, "Die Brücke" ("Il Ponte"): i principali esponenti, tra cui Emil Nolde, Max Ernst, Kirchner ed Heckel, ispirandosi allo stile tormentato di Edvard Munch, esprimono una pittura libera dai canoni naturalistici e accademici, carica di emozioni intense e dolorose.

A Berlino l'architetto Peter Behrens realizza la Turbinenfabrik dell'AEG, impiegando le tecnologie più moderne, mentre a Parigi, nel 1909, Filippo Tommaso Marinetti pubblica su "Le Figaro" il "Manifesto del Futurismo", esaltazione della modernità tecnologica, della velocità, della rappresentazione dinamica dello spazio e dichiarazione di guerra antiaccademica.

1910-1913 Il movimento espressionista del gruppo "Der Blaue Reiter" ("Il cavaliere Azzurro") porta alle estreme conseguenze il simbolismo della Secessione di Monaco, aprendo la strada alle esperienze astratte, nate, in tutta Europa, attorno al 1910. Fondato nel 1911 da Vasilij Kandinskij, Marc e Macke, con l'adesione di Paul Klee, il gruppo si scioglierà nel 1914 allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Nel 1910, a Milano, Boccioni, Severini, Russolo e Carrà firmano il "Manifesto dei pittori futuristi" e il "Manifesto tecnico della pittura futurista"; inoltre Boccioni pubblica il "Manifesto tecnico della scultura futurista" ed esegue la scultura "Forme uniche nella continuità dello spazio". A Firenze Ardengo Soffici promuove la prima mostra italiana dell'Impressionismo francese, con opere di Renoir, Cézanne, Gauguin, Matisse, Degas, Van Gogh.

A Parigi Gleizes e Metzinger pubblicano il volume "Sul Cubismo". Picasso realizza la "Chitarra", prima scultura cubista, e Modigliani espone, al Salon d'Automne, sette sculture con forte influenza dell'arte negra e delle ricerche di Costantin Brancusi. A Vienna Adolf Loos costruisce Casa Scheu, realizzando, per la prima volta in Europa, una copertura piana a terrazza.

A New York Marcel Duchamp esegue il "Nudo che scende le scale"; dell'anno successivo è "Ruota di bicicletta", esempio di ready-made.

1913-1915 A Milano, Antonio Sant'Elia pubblica il "Manifesto dell'architettura futurista", prevedendo una stretta connessione tra architettura ed urbanistica.

A Colonia il Deutscher Werkbund organizza un'esposizione di arte industriale, alla quale partecipano, tra gli altri, Van de Velde, Gropius, Behrens, Taut e Hoffmann con importanti realizzazioni innovative in cemento armato, vetro e ferro. Nel 1919 sarà fondato, a Weimar, da W. Gropius il "Bauhaus", scuola statale di architettura e arte applicata con vastissimo influsso sull'architettura razionale e sull'arte applicata, contro l'invadenza e i pericoli della civiltà industriale.

Nel 1913 si afferma il Costruttivismo russo con Vladimir Tatlin, il quale sostiene l'assoluta libertà creativa dell'artista e riduce ogni forma artistica a geometriche e non figurative designazioni di spazio e movimento.

A Mosca, Tatlin espone rilievi pittorici, esperienze di scomposizione formale all'origine del Costruttivismo; a Pietroburgo Michel Larionov pubblica il "Manifesto del Raggismo, tra Futurismo e Astrattismo". Inoltre Casimir Malevic compone il famoso "Quadrato nero su fondo bianco", che inaugura la nuova prospettiva del Suprematismo.

Il cinema, arte del Novecento per eccellenza, essendo nato solo nel 1895, fa passi da gigante. Tra i primi lungometraggi ricordiamo il film "Cabiria" del 1913, opera del regista Giovanni Pastrone, e il capolavoro di Griffith "Nascita di una nazione" del 1915, dramma ambientato durante la guerra civile americana.

1915-1918 Il Movimento Dadaista nasce in Svizzera nel 1916, dal gruppo di intellettuali e di artisti che si riunivano in un'osteria di Zurigo, il "Cabaret Voltaire". Il Dada inciderà in modo determinante sulla cultura e sull'arte del Novecento. Compongono il gruppo: lo scrittore e regista teatrale Hugo Ball e la sua compagna Emmy Hennings, i rumeni Marcel Janco, pittore, e Tristan Tzara, poeta, l'astrattista tedesco tedesco Hans Arp; più tardi al gruppo si uniscono i Tedeschi Huenselbeck e Ritcher. Il programma del movimento rifiuta ogni atteggiamento razionalistico con conseguente dissacrazione di forme e significati; il Dada demistifica, ironizzando su di essi, tutti i valori costituiti della cultura, attraverso l'esaltazione del primitivismo, della spontaneità creativa e irrazionale e della non integrazione dell'artista con il mondo che lo circonda. Verrà introdotto a New York da Marcel Duchamp, Picabia e Man Ray.

L'incontro tra De Chirico e Carrà, a Ferrara, segna l'affermarsi della Pittura Metafisica, che rende il senso del mistero percepito nel reale, avvalendosi di elementi desunti dal repertorio dell'irreale e del fantastico.

A Leida, in Olanda, Theo Van Doesburg fonda la rivista "De Stijl", intorno alla quale si svilupperà il movimento del Neoplasticismo, con esponenti quali Mondrian, Vantongerloo, Oud, Rietveld e Van Eesteren.

A Tokyo, Frank Lloyd Wright, impegnato nella costruzione dell'Imperial Hotel, sostiene il gruppo d'avanguardia "Bunrhia", movimento locale ostile ad ogni tradizione.

Il cinema offre un nuovo e sorprendente mezzo espressivo alle arti visive, evolvendosi sempre di più, dalla prima base sperimentale dell'inizio del secolo, verso la raffinatezza dei film a sfondo politico di Ejzenstejn in Russia, dei drammi di Griffith e delle comiche di Chaplin.

I film di Charlie Chaplin acquistano fama internazionale.

 

MUSICA

 

1900-1903 Richard Strauss (1864-1949) continua la tradizione romantica con la scrittura di lavori per teatro musicale, Lieder e poemi sinfonici. In questi ultimi è particolarmente evidente l'adesione all'estetica lisztiano-wagneriana sia per la concezione della musica come "espressione" (legata infatti spesso a un programma) sia per il trattamento orchestrale, estremamente ricco dal punto di vista timbrico e sforzato in tutte le sonorità. Queste caratteristiche, unite ad uno scardinamento che investe anche la forma e le regole armoniche classiche, culminano nell'opera "Elektra", il cui soggetto è tratto dall'omonima tragedia di Hugo von Hofmannsthal, versione decadente ed estetizzante dell'originale opera di Sofocle.

1903-1905 Con Giacomo Puccini (1858-1924), l'opera italiana raggiunge il suo momento più felice, grazie alla combinazione delle esigenze drammatiche con l'attenzione posta alla melodia. Quest'ultima, distribuita in modo equilibrato fra voci e strumenti, è arricchita da temi conduttori che legano con compattezza l'intera partitura. Appassionati e struggenti, i motivi melodici diventano la cifra inconfondibile dei personaggi e delle situazioni drammatiche delle sue opere maggiori: "La Bohéme" (1896), "Tosca" (1900), la più realistica nel soggetto e nei contrasti musicali e "Madama Butterfly" (1904), in cui la tragica storia d'amore ha come sfondo un'ambientazione orientale.

1905-1908 Il blues, canto basato su una scala oscillante fra tono maggiore e minore (dovuta all'incontro fra tradizione pentatonica africana e concezione eptatonica occidentale) acquista popolarità negli Stati Uniti, all'inizio del Novecento. Insieme alla indefinitezza tonale, anche il ritmo lento e costruito sulle terzine (con caratteristici spostamenti d'accento) conferisce espressività alla semplice struttura di questa musica un po' melanconica, i cui testi parlano di storie d'amore e fatica quotidiana e sono adatti all'espressione di sentimenti individuali.

1908-1910 New Orleans diviene la culla del jazz quando si formano le prime orchestrine (jazz band, che suonano in occasioni di parate, funerali o altri eventi come riunioni religiose o feste di campagna. Gli strumenti impiegati sono quelli delle bande militari: cornette, tromboni, tube, clarinetti, grancasse, tamburi, ai quali, in seguito, si aggiungerà il pianoforte. Questi gruppi sviluppano la tecnica dell'improvvisazione tipica del genere e cominciano a distribuire diversi ruoli melodici alla cornetta (guida melodica), al trombone (di rinforzo, con effetto glissando) e al clarinetto (connettivo melodico).

1913. Precursori del rinnovamento musicale del Novecento sono tre musicisti molto interessanti: Gustav Mahler (1860-1911), personalissimo evocatore di atmosfere grottesche o drammatiche, il tedesco Max Reger (1873-1916) e l'Italiano Ferruccio Busoni (1866-1924), tre compositori, che, per primi, introducono nel linguaggio musicale tonalità aspre e scabre dissonanze, che sfoceranno, più tardi, nelle esperienze dell'Espressionismo musicale. A Parigi l'organizzatore e impresario teatrale russo Sergej Diaghilev (1872-1929) riunisce, nel 1911, una compagnia di balletto (Ballets russes) per la quale commissiona lavori nuovi e del tutto originali rispetto ai balletti classico-romantici, grazie al coinvolgimento di artisti contemporanei, come Picasso e De Chirico fra i pittori; il grande Nijnskij come ballerino/coreografo e, tra i musicisti, Igor Stravinskij che scrive il "Petruska" (1911) e Maurice Ravel, autore di "Dafne e Cloe" (1912). In "Petruska" le innovazioni musicali sono notevoli: dal punto di vista melodico, si ha un recupero dei motivi del folklore russo basati sulle scale modali (anziché tonali) e, sotto l'aspetto del ritmo, il compositore opera un calcolo rigoroso di rapporti sempre diversi tra gli accenti, da una parte, e le durate dall'altra, ottenendo effetti molto particolari.

Le forti innovazioni si inseriscono talora a pieno titolo nei movimenti di avanguardia. Anche i musicisti intendono superare le forme e i sistemi della musica "classica" tradizionale ed è proprio l'Espressionismo a elaborare tre nuovi sistemi musicali, atonalismo, politonalismo e dodecafonia, che saranno alla base delle esperienze successive, rivoluzionando il concetto di "armonia" e parificando i dodici suoni della scala tonale (sette toni e cinque semi-toni tra essi contenuti) per raggiungere una forte accentuazione del cromatismo. Iniziatore della dodecafonia è l'austriaco Arnold Schonberg (1874-1951); suoi seguaci Anton Webern (1883-1945) e Alban Berg (1855-1935). Anche un movimento come il Futurismo ha le sue teorie musicali, enunciate soprattutto da Francesco Balilla Pratella (1880-1955), interessante sperimentatore, che, con i mezzi dell'epoca, produce l'effetto del sintetizzatore.

Oltre a Stravinskij e a Ravel, si impongono all'attenzione mondiale il russo Sergei Rachmaninov (1873-1943) e l'ungherese Béla Bartok, portando novità di invenzione e di stile, oppure ancorandosi a forme tradizionali, ma sempre con personalissima creatività.

1913-1915 Ne "La sagra della primavera", rappresentata con grande scandalo nel 1913, le caratteristiche innovative della musica di Igor Stravinskij (1882-1971) sono approfondite ed esasperate. Il ritmo diventa infatti l'elemento generatore di una musica fondata su di un materiale tematico molto semplice e di sapore arcaico (il soggetto del balletto ha per sottotitolo: Scene della Russia pagana) e sull'urto brutale di masse sonore, accordi dissonanti, che non risolvono, e su rumorosi effetti orchestrali, che, esplodendo con irruenza, travolgono la melodia. L'impressione di una generale dissoluzione della forma (mancano riprese e sviluppi) è bilanciata da una coerenza garantita dal ripetersi di determinate figure ritmiche.

1915-1918 Charles Edward Ives (1874-1954) può essere considerato uno dei primi compositori americani realmente originali, nel senso che pratica una continua sperimentazione decisamente in contrasto con la musica statunitense del suo tempo, modellata su quella della tradizione classica europea (soprattutto tedesca). In realtà non mancano citazioni del patrimonio musicale occidentale neanche in Ives (come, per esempio, il riferimento alla Quinta Sinfonia di Beethoven contenuto nella "Concord Sonata", il suo lavoro pianistico più importante, dedicato ad Emerson, Hawthorne, Thoreau e agli Alcott). Tuttavia la sua pratica citazionistica è varia e spregiudicata: la ripresa di motivi canzonettistici e di banda si unisce a un linguaggio armonico atonale o politonale.

 

COSTUME

 

1910. Agli inizi del Novecento nasce il "Dandismo", che presenta analogie con la "Boheme" francese ed è caratterizzato da un atteggiamento di ostilità nei confronti del livellamento dei gusti. Il rigore intellettuale, la raffinatezza del comportamento, l'eleganza ricercata nel vestire sono l'espressione esteriore di una certa gioventù, che, ritenendosi predestinata, si oppone alla volgarità.

L'elemento decorativo raggiunge la massima espressione nel "Liberty". Nella moda femminile si afferma la linea ad "S"; si impone l'uso di un busto steccato con fanoni di balena, che protende il petto in avanti in modo irregolare. La lunga gonna a campana e lo strascico prolungano il profilo a spirale del corpo. Il "Liberty" prescrive balze, increspature, pizzi disegnati in prevalenza con motivi di frutta e fiori. Nelle confezioni si adoperano tessuti morbidi e leggeri, per lo più in tinta unita con colori tenui; si fa un largo uso di cappelli con fiori e nastri, colletti alti, ombrellini, grandi manicotti e ventagli.

L'abbigliamento maschile è di linea essenziale: spalle imbottite, calzoni a tubo, camicia bianca con colletto inamidato; gli uomini alla moda portano capelli corti a spazzola. Nell'insieme le fogge maschili rimangono simili a quelle dell'800.

1918. Negli anni '10, inizia, in Inghilterra, la rivendicazione della parità dei diritti tra uomo e donna e, soprattutto quando le conquiste tecnologiche trovano il loro collaudo in campo bellico durante la Grande Guerra, la donna si trova a manovrare le stesse macchine dell'uomo.

Nella prima metà del decennio, è di moda la linea "a fungo" per la donna. Scompare il busto e gli abiti accarezzano le forme del corpo, pur rimanendo legati ad un concetto di elevata decorazione. Tra il 1915 e il 1920, invece, la linea si fa "a campana" o "a fuso"; dettaglio essenziale sono le maniche a chimono. Le gonne, inizialmente strette alle caviglie, necessitano di spacchi dissimulati nel drappeggio. Accessori alla moda sono le scarpe con tacchi "a rocchetto" e con fibbie, i grandi cappelli con vistose piume dalle forme più svariate, guarnizioni di pelliccia, cappelli raccolti morbidi. Anche la biancheria diventa varia, elegante, raffinata.

L'uomo adotta una linea che tende, verso il basso, ad apparire affusolata; indispensabile la camicia bianca con piccolo collo a punte arrotondate. I capelli si portano tagliati corti e imbrillantinati.

Il francese Paul Poiret è il sarto più famoso dell'epoca.

 

FILOSOFIA E RELIGIONE

 

1900-1903 Nel 1900 viene pubblicata "L'interpretazione dei sogni" di Freud, padre della Psicoanalisi.

Nel 1902 circa viene fondato in America il Pentecostalismo, movimento estatico, carismatico, che si richiama al significato della Pentecoste cristiana e intende promuovere un risveglio religioso nella Chiesa.

Nel 1902 Vilfredo Pareto (1848-1923), positivista italiano, scrive "Systèmes socialistes", in cui confuta le teorie economiche e sociologiche di Marx con la sua teoria dell'élite, secondo la quale è sempre una minoranza di persone quella che conta e decide in ogni ambito della vita umana. Egli accetta l'esistenza dei conflitti di classe, ma considera il processo che Marx descrive come una serie di rivoluzioni, niente altro che una sostituzione di élite di potere alle precedenti.

Nel 1902 Jules Henri Poincarè (1854/1912), scrive "La scienza e l'ipotesi". Partecipa attivamente al dibattito epistemologico sui fondamenti della matematica e della fisica, sorto in seguito alla nascita delle geometrie non euclidee e a quello sulla relatività di spazio e tempo conseguente alle nuove scoperte di fisica. Contro il Logicismo afferma una forma di Intuizionismo secondo il quale la giustificazione dei concetti matematici sta nella loro costruibilità a partire da dati intuitivi e non nella loro definibilità in termini logici. Sostiene una forma moderata di Convenzionalismo, secondo il quale i postulati geometrici non sono né giudizi sintetici a priori, né fatti sperimentali, ma convenzioni, che hanno una verità non tanto sostanziale quanto formale, dipendente dalla loro coerenza .

Nel 1903 George Edvard Moore (1873/1958) scrive le sue due opere più importanti: "La confutazione dell'idealismo" e "Principia Ethica". Demolisce molte argomentazioni filosofiche e sostiene la verità delle ovvietà del senso comune. Ammette che però rimane a questo punto aperto il problema della loro analisi e affida alla filosofia il compito di farla.

1906. Tra il 1903 e il 1906 Max Weber (1864-1920), sociologo e storico tedesco, scrive i suoi saggi più importanti sul problema della metodologia delle scienze sociali e dell'economia e, negli stessi anni, nel 1904, scrive l'opera che gli dà la notorietà "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo", nella quale ribalta la posizione del materialismo storico e sostiene che il capitalismo moderno, con i suoi rapporti sociali di produzione, non è la causa ma l'effetto della religione. Riprende alcuni principi dello Storicismo tedesco come quello del carattere individuale dell'oggetto delle scienze storico-sociali, ma se ne distacca perché reintroduce il ricorso alla spiegazione causale, ritenuto appannaggio delle scienze della natura, anche nelle scienze dello spirito, per le quali invece era stato teorizzato il ricorso alla comprensione immediata e intuitiva.

Tra il 1903 e il 1906 Pierre Duhem (1861/1916) scrive la sua opera di epistemologia più rilevante: "La teoria fisica: il suo oggetto, la sua struttura", in cui sostiene una forma radicale di convenzionalismo e in cui critica la possibilità di esperimenti cruciali (quelli in grado di decidere quale tra due ipotesi è quella vera, falsificandone una e verificandone un'altra ritenuta l'unica possibile alternativa). Anticipa alcuni principi metodologici che l'epistemologia successiva ha confermato: nelle scienze empiriche l'esperienza non può mai falsificare un'ipotesi isolata, ma soltanto un insieme teorico, non si può mai dimostrare che un'ipotesi è l'unica in grado di dar conto di certi fenomeni e non si può mai essere certi che non risulti criticabile in base ad esperienze successive.

Nel 1905 Benedetto Croce (1866/1952), da alcuni ritenuto il massimo filosofo italiano del secolo, scrive "La logica come scienza del concetto puro". Esponente del neohegelismo italiano, che si richiama ad Hegel ed alla tradizione italiana rinascimentale e vichiana, in opposizione al positivismo, ripensa l'Idealismo in una accentuata direzione storicistica e formula una teoria estetica tra le più suggestive e significative, che ha esercitato grande influsso, soprattutto in Italia, dove per anni la sua dottrina ha costituito il punto di riferimento privilegiato e obbligato.

1906-1908 Nel 1907 Henri Bergson (1859-1941) scrive "Evoluzione creatrice", in cui sostiene una visione globale della realtà come risultato dell'evoluzione creatrice di una forza spontanea, di uno slancio vitale. In posizione polemica rispetto al Positivismo si riallaccia allo Spiritualismo francese , accentuando il tema dell'impossibilità di rinchiudere il molteplice della natura in schemi e leggi scientifiche. Il suo interesse si rivolge al mondo interiore della coscienza, i cui fenomeni sfuggono ad ogni misurazione. Al suo nome è legata la tematizzazione dell'intuizione, quale organo di conoscenza partecipativa, in quanto è " simpatia mediante la quale ci si inserisce nella interiorità dell'oggetto per coincidere con ciò che c'è in esso di unico".

Nel 1907 il Movimento Modernista, nato all'interno del Cattolicesimo, con lo scopo di conciliare il Cristianesimo con il pensiero moderno, viene condannato da papa Pio X con l'enciclica "Pascendi".

1908-1910 Nel 1908 Georges Sorel (1847/-1922) scrive "Riflessioni sulla violenza", in cui celebra l'uso della violenza e rifiuta i valori borghesi. L'autore sostiene che fattore di mutamento storico è la violenza proletaria che deve culminare nello sciopero generale. Secondo alcuni le sue tesi hanno influenzato le teorie di Mussolini.

Nel 1908 lo storico tedesco Friedrich Meinecke (1862-1954) scrive "Cosmopolitismo e Stato nazionale", opera in cui cerca un significato all'interno del processo storico, ma rifiuta il relativismo culturale. Qui riconosce inoltre il significato storico dell'unificazione della Germania. I suoi studi risentono del clima culturale del periodo storico in cui vive: l'età dell'imperialismo, che lo porta a riflettere suoi temi del cosmopolitismo a alla formulazione di uno storicismo problematico.

In questi anni si sviluppa anche la riflessione di un altro pensatore tedesco Georg Simmel (1858/1918). Nel 1908 scrive "Sociologia" e, nel 1910, pubblica "Problemi fondamentali della filosofia". Si inserisce nel dibattito dello storicismo tedesco sulla metodologia delle scienze della natura e dello spirito. Il problema centrale che affronta è la critica della conoscenza storica. Per comprendere il passato è necessaria anche la penetrazione psicologica che consenta di cogliere lo spirito del tempo.

Sviluppa nell'ultima parte della sua vita una filosofia vitalistica con accentuate tendenze mistiche, con la quale cerca di reagire al relativismo della fase precedente e di superarlo.

1910-1913 Tra il 1910 e il 1913, Bertrand Russell (1872/1970) e Whitehead (1861/1947) scrivono "Principia mathematica", un'opera fondamentale in cui i due autori tentano di fondare la matematica sulla logica.

Nel 1911, Franz Boas (1858/1942) scrive "La mente dell'uomo primitivo", in cui tenta di distruggere il concetto di razza, come fattore fisso e immutabile, dimostrando invece l'influenza dell'ambiente socio-culturale sulle caratteristiche dell'individuo. Critica il metodo dell'antropologia evoluzionista. Tra gli elementi originali della sua riflessione c'è l'affermazione che è necessario, per leggere i fatti etnografici, tentare di porsi il problema del loro significato "dal punto di vista dell'indigeno". In opposizione al materialismo storico nega che la cultura sia determinata economicamente, perchè a sua volta la struttura economica dipende dalle condizioni culturali. Formula inoltre l'ipotesi della plasticità biopsichica.

1913-1915 Nel 1913 esce un'opera fondamentale nella storia della psicologia in quanto rappresenta una svolta: si tratta del saggio di John Broadus Watson (1878/1958), intitolato "La psicologia considerata dal punto di vista del comportamentismo", che rappresenta il manifesto del Movimento behaviorista. Nel tentativo di dare alla psicologia uno statuto di scienza, contro ogni residuo metafisico, rispondendo ad una esigenza epistemologica di rigore e di pulizia metodologica, sostiene che l'oggetto della psicologia non è la mente o la coscienza o i loro contenuti, ma il comportamento manifesto ed osservabile, misurabile ed interpretabile secondo una legge generale riassumibile nello schema stimolo-risposta.

Nel 1913 Edmund Husserl (1859/1938) scrive "Idee per una fenomenologia pura e una filosofia fenomenologica" e fonda la fenomenologia, che rappresenta lo sforzo più fecondo compiuto dal pensiero tedesco di sottrarsi alle conseguenze meccanicistiche e deterministiche del positivismo, senza ricadere in una metafisica di tipo romantico, e, insieme, il tentativo più originale di dare una soluzione al dibattito tra logicisti e psicologisti sulla natura e l'origine dei concetti logico-matematici.

Di fronte da un lato alla crisi della scienza nel mondo moderno e della stessa idea di verità, dall'altro a quella della filosofia che deve rivendicare una propria specificità di oggetto e di metodo, per non sprofondare tra la molteplicità delle nuove discipline nate, Husserl tenta di trovare una via di uscita: è compito della filosofia fondare una nuova idea di scienza. Il processo di ricerca della verità diviene donazione di senso, non come attribuzione dall'esterno di significati, ma come riconoscimento e disvelamento. La qualità della nostra coscienza è l'intenzionalità (la coscienza è sempre coscienza di qualcosa) e l'intenzionalità è costitutiva dell'oggetto (il modo in cui la coscienza tende e si rivolge agli oggetti entra nella costituzione del significato dell'oggetto e ne determina i caratteri).

1915-1918 Nel 1916 Max Scheler (1874/1928) scrive "Il formalismo nell'etica", la sua opera più importante, in cui si propone di affrontare con il metodo fenomenologico la morale, in opposizione sia all'empirismo sia al naturalismo, e anche alla ragione pratica di Kant.

Nel 1916 viene pubblicato, postumo, "Corso di linguistica generale" di Ferdinand de Saussure (1857/1913). Il merito del noto linguista svizzero sta nell'aver contribuito ad edificare la linguistica come scienza e di aver inaugurato gli studi dello strutturalismo.

Nel 1916 Lenin (Vladimir Ilic Ulianov, 1870-1924) pensatore e rivoluzionario russo, dirigente e organizzatore del Partito operaio socialdemocratico russo, scrive "L'imperalismo, fase suprema del capitalismo", in cui auspica la creazione di un partito di professionisti della rivoluzione.

Nel 1916 nasce in Cina il "Movimento per la Nuova Cultura", che conduce attacchi violenti contro la mentalità confuciana.

Nel 1917 Lenin rende pubbliche le cosiddette "Tesi di Aprile", che mirano a trasformare la rivoluzione borghese di febbraio in rivoluzione proletaria e comunista.

Nel 1918 Oswald Spengler (1880-1936) pubblica la prima parte di "Il tramonto dell'Occidente" in cui sostiene che la civiltà occidentale ha esaurito il suo slancio iniziale e che è giunta al suo tramonto, avendo sostituito a valori morali di affermazione attiva, la democrazia e il benessere materiale.

 

SCIENZA E TECNOLOGIA

 

1900-1903 I gruppi sanguigni vengono identificati per la prima volta intorno al 1900.

La natura elettromagnetica dei raggi gamma viene scoperta intorno al 1900 da Paul Villard (1860-1934).

La teoria dei quanti è enunciata nel 1900 da Max Ernst Planck (1858-1947).

Guglielmo Marconi (1874-1937) è il primo a trasmettere segnali radio attraverso l'Atlantico nel 1901.

Il metodo delle impronte digitali viene introdotto in Inghilterra.

1905. Il primo volo con un velivolo a motore è effettuato dai fratelli Wilbur e Orville Wright nel 1903. L' aeroplano è un aeromobile più pesante dell'aria, capace di sostenersi in volo per effetto di azioni aerodinamiche, che si sviluppano sulle superfici portanti in seguito alla traslazione nell'aria. Il primo aereo pilotato dall'uomo è dunque il "Flyer" costruito dai fratelli Wright nel 1903. Le grandi potenzialità di queste nuove macchine vengono dimostrate per la prima volta proprio nella Grande Guerra e nel periodo immediatamente successivo grazie anche a storiche imprese come la trasvolata atlantica di Charles Augustus Lindbergh nel 1927.

L'introduzione dell'ala fissa, come fattore primario della sostentazione, risolve il problema dello sfruttamento della portanza. Costruita originariamente nella forma biplana, cioè con due piani alari collegati da cavi e montanti, assumerà poi l'attuale aspetto monoplano, prima incernierata alla fusoliera e controventata con montanti (tuttora presente nei piccoli aeroplani da turismo), poi a sbalzo, per diminuire la resistenza al moto. Equilibrio, stabilizzazione e direzione sono garantiti dagli alettoni, dagli ipersostentatori inseriti nella parte posteriore dell'ala per la funzione di aumentarne la portanza e consentire il volo dell'aeroplano alle basse velocità e dagli impennaggi (orizzontali, con stabilizzatore, fisso, ed equilibratore, mobile; verticali, con una parte fissa, deriva, e una mobile, timone). La fusoliera sostiene l'ala e gli impennaggi ed è l'involucro che, generalmente, porta il carico utile (all'inizio solo un pilota, in seguito passeggeri e, infine, anche merci). Nella parte inferiore sono sistemati i carrelli per il decollo e l'atterraggio. All'interno della fusoliera, nella cabina di guida, trovano posto sia la strumentazione sia gli organi di comando. I propulsori possono essere alloggiati nella fusoliera, in gondole carenate sistemate all'esterno, nelle o sotto le semiali. Oggi, si usano essenzialmente i motori alternativi (a scoppio) e rotativi (turboeliche e turbogetti). La turboelica, una turbina a gas che aziona un'elica, consente velocità superiori rispetto ai motori alternativi.