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| Biografia: Prima fase: linfanzia e ladolescenza. Giuseppe Ungaretti nasce l8 febbraio del 1888 ad Alessandria dEgitto (dove dodici anni prima era nato anche Marinetti) da genitori lucchesi. Il padre lavora come operaio al canale di Suez e muore quando il poeta ha appena due anni. La madre gestisce un forno alla periferia della città, ai margini del deserto ( "la casa dellinfanzia dista quattro passi dalla tenda del beduino, in una zona in subbuglio"). Giuseppe compie gli studi elementari e medi ad Alessandria, frequentando, fino al 1905, lEcole Suisse "Jacot". Vive in Egitto fino al 1912. Questo periodo è caratterizzato da intense amicizie con il compagno di scuola Mohammed Sceab e con il conterraneo Enrico Pea, che, emigrato ad Alessandria alletà di sedici anni (era nato nel 1881), commercia in marmi ed è il fondatore di un circolo anarchico, "La Baracca Rossa", al quale aderisce anche Ungaretti. E anche in rapporti epistolari con Giuseppe Prezzolini, direttore, in Italia, de "La voce". Il quartiere in cui abita è cosmopolita, come cosmopolite sono le sue frequentazioni infantili e giovanili. Giuseppe ama la letteratura e legge i maggiori scrittori moderni e contemporanei, da Leopardi a Nietzsche.Degli anni trascorsi in Egitto rimarrà in lui la memoria di un paesaggio trasfigurato dal sogno, che spesso si ritroverà nei suoi versi ( "Il cielo pone in capo / ai minareti / ghirlande di lumini" da "Notte di maggio, ""Il sole rapisce la città /Non si vede più / Neanche le tombe resistono molto" da "Ricordo dAffrica").
Seconda fase: la giovinezza. Nel 1912, passando per lItalia, si trasferisce a Parigi, dove frequenta i corsi del Collège de France e della Sorbona (tra i suoi professori cè anche il Filosofo Henri Bergson). Approfondisce la conoscenza della poesia decadente e simbolista, da Baudelaire a Mallarmé, lautore che più lo suggestiona, esercitando su di lui una forte influenza. Giuseppe, tuttavia, non si laurea. Frequenta o conosce i maggiori esponenti delle avanguardie: Apollinaire, Picasso, Braque, Jacob, De Chirico, Modigliani, Boccioni, Marinetti. Nel 1914, in occasione di una mostra futurista, prende contatto con Soffici, Papini, Palazzeschi, principali esponenti del gruppo fiorentino, grazie ai quali pubblica, nel 1915, le sue prime poesie sulla rivista "Lacerba". Il periodo parigino è però segnato anche da un evento tragico, che turba profondamente il giovane Ungaretti: il suicidio dellamico Mohammed Sceab, che si era trasferito con lui a Parigi e con il quale divideva lalloggio. Dopo due anni di vita intensa a Parigi, Giuseppe ritorna in Italia, dove, a Lucca, partecipa alla campagna interventista e, infine, si arruola volontario e prende parte alla Grande Guerra da semplice fante, combattendo, tra il 1915 e il 1916, sul Carso; nel 1917 è in Francia sul fronte della Champagne. Proprio sul Carso prendono forma originale e inconfondibile le liriche pubblicate a Udine alla fine del 1916, con il titolo "Il porto sepolto". I versi del periodo successivo appaiono in "Allegria di Naufragi" del 1919. Le due raccolte confluiranno poi, con qualche nuovo testo, nel volume "LAllegria" (1931). La sua è una poesia nuova, "pura", che apre la strada alle poetiche del Novecento, in particolare allErmetismo. Nel 1918, Ungaretti è ancora a Parigi, dove lavora allAmbasciata Italiana, dove si sposa con Jeanne Dupoix e dove pubblica, nel 1919, il volumetto di versi in francese intitolato "La guerre". Vive a Parigi con la giovane moglie, diventando anche corrispondente de "Il Popolo dItalia" (il giornale di Mussolini). Nel 1921 si trasferisce a Roma, impiegandosi presso il Ministero degli Esteri.
Terza fase: la maturità. Nel 1931 Ungaretti diventa corrispondente della "Gazzetta del Popolo" di Torino e, come tale, tra il 1931 e il 1934, compie numerosi viaggi in Egitto, in Olanda, in Corsica, in varie regioni italiane. Nel 1933 svolge un giro di conferenze in diversi Paesi europei, collabora ai più prestigiosi periodici italiani dellepoca, oltre ad essere redattore di "Commerce" e condirettore di "Mesures", riviste di punta della cultura europea. Intanto, tra il 1919 e il 1933, anche la sua attività poetica è febbrile e sfocia nella pubblicazione de "LAllegria" (1931) e della raccolta "Sentimento del Tempo" (1933). Diventa uno dei più noti e prestigiosi intellettuali italiani, costituendo un punto di riferimento essenziale per i poeti della nuova tendenza, che sarà definita ermetica. Nel 1936, è chiamato a ricoprire la cattedra di Letteratura Italiana presso lUniversità di San Paolo del Brasile. A San Paolo vive fino al 1942, colpito da due gravi lutti: nel 1937, la morte del fratello Costantino e, nel 1939, la morte del figlio Antonietto, di soli nove anni, a causa di unappendicite trascurata. Mentre le vicende della seconda guerra mondiale incalzano e le sciagure personali lo segnano profondamente, Ungaretti non cessa di scrivere poesia. Rientra in Italia nel 1942, facendo di nuovo esperienza della guerra, non più da soldato, ma da civile, in una Roma martoriata, dove, per "chiara fama" e grazie alla qualifica di Accademico dItalia, ottiene la cattedra di Letteratura Italiana Contemporanea allUniversità di Roma. Nel 1947 pubblica la raccolta "Il dolore", condensato dellangoscia del poeta per la morte del figlio e per le sofferenze causate dallimmane tragedia bellica.
Quarta fase: la vecchiaia. La vecchiaia di Ungaretti è attivissima, costellata di viaggi, premi, conferenze, partecipazioni a trasmissioni televisive, pubbliche letture dei suoi testi poetici e di unintensa attività letteraria. Nel 1950 esce la raccolta "La terra promessa", nel 1952 "Un grido e paesaggi", nel 1961 "Il taccuino del vecchio". Tutta la sua produzione poetica viene pubblicata nel 1969 con il titolo "Vita di un uomo. Tutte le poesie". Nel frattempo si dedica anche alla prosa: nel 1949 vede la luce il volume "Il povero nella città", nel 1961 il volume "Il deserto e dopo. Prose di viaggi" (che comprende, tra gli altri testi, gli articoli di viaggio usciti sulla "Gazzetta del popolo" negli anni trenta); scrive anche "Apocalissi", "Proverbi" e "Dialogo". Le prose critiche saranno raccolte, dopo la sua morte, nel 1974, in "Vita di un uomo. Saggi e interventi". Non si deve dimenticare limportante attività di traduttore di Ungaretti (portata avanti dagli anni del suo soggiorno a San Paolo del Brasile in poi) da poeti di lingua francese, inglese e spagnola: le "Traduzioni" del 1936 (da Saint-John Perse, Blake, Gongora, Essenin, Paulhan), "Quaranta sonetti di Shaekespeare" del 1944, "Da Gongora a Mallarmé" del 1948; "Fedra" di Racine del 1950, "Visioni" di William Blake del 1955.Ungaretti muore a Milano, nella notte tra l1 e il 2 giugno 1970. IL POETA ha ottantadue anni. Lepistolario ungarettiano risulta per ora pubblicato solo in parte e postumo, in varie edizioni, tra il 1981 e il 1988. Si possono ricordare le "Lettere a Soffici. 1917-1930", le "Lettere a Enrico Pea", "Carteggio. 1931-1962" e le "Lettere a Giovanni Papini".
Le opere:
"Vita di un uomo" : è questo il titolo che IL POETA sceglie nel riordinare le sue poesie, sottolineando il carattere autobiografico della sua produzione. Ungaretti afferma: "Io credo che non vi possa essere né sincerità né verità in unopera darte se in primo luogo tale opera darte non sia una confessione". La componente autobiografica, dunque, è essenziale. Il rapporto tra letteratura e vita anticipa quello che verrà codificato a proposito dellErmetismo, ben lontano dai canoni dellestetismo decadente così ben rappresentato da DAnnunzio. Non si tratta di fare della propria vita unopera darte, ma di ricercare, mediante la letteratura, la "verità" nella sua essenza più pura. La poesia, in altri termini, vive nellintimo legame dellindividuo con se stesso; quello che conta della poesia è il "testo", cioè la domanda irripetibile che la parola poetica pone allinfinito e allassoluto, sempre in bilico tra "discorso" e "silenzio".Dopo le prime poesie pubblicate su "Lacerba" nel 1915, con "Il porto sepolto" Ungaretti imbocca la strada indicata e la seguirà coerentemente fino alla conclusione dellesperienza poetica globale dell"Allegria". Ne "LAllegria", che contiene "Il porto sepolto", sono presenti tutte le innovazioni portate da Ungaretti alla poesia, sia sul piano strutturale e lessicale, sia su quello sintattico e metrico:
Nel "Sentimento del tempo" non ci sono più frammenti di vita vissuta in trincea e rottura metrica e sintattica, ma la raccolta è caratterizzata dal recupero di un lessico letterario e del verso tradizionale (endecasillabi, novenari, ottonari, settenari ). Anche "Sentimento del tempo è diviso in capitoli (come "LAllegria") e comprende sette sezioni di testi scritti tra il 1919 e il 1933: "Prime", "La fine di Crono", "Sogni e accordi", "Leggende", "Inni", "La morte meditata", "Lamore". Le poesie non sempre sono di facile interpretazione: sono meditazioni sul tempo che trascorre veloce, sulla morte, lassoluto, leterno, sui miti, su temi astratti. Il dolore e il mistero che stanno alla base delluniverso non vengono più collocati sullo sfondo storico concreto della guerra. Il libro, come scrive Ungaretti nella presentazione , è frutto di una "lentissima distillazione". Lattenzione del poeta si sposta su un piano astratto e si concentra sul mutare delle stagioni, sulla "fuga del tempo", che caratterizza il cammino della storia, e sulla memoria, che " trae dallabisso il ricordo per restituirgli presenza, per rivelare al poeta se stesso". Le tracce del tempo come elemento storico concreto sono visibili nel paesaggio di Roma e della campagna romana, con la sua tradizione di miti classici e di memorie cristiane, ma soprattutto con le testimonianze architettoniche della Roma barocca. "Sino al 32, nel corso di quegli anni, la mia poesia trova forma soprattutto osservando il paesaggio, Roma o la campagna romana Chi segua le poesie del Sentimento vedrà che quasi tutte le poesie della prima parte descrivono paesaggi destate, lestate essendo allora la mia stagione. Sono paesaggi destate, oltre misura violenti, dove laria è pura, e hanno il carattere, di cui mero appropriato, del barocco, perché lestate è la stagione del barocco. Il barocco è qualche cosa che è saltato in aria, che sè sbriciolato in mille briciole: è una cosa nuova, rifatta con quelle briciole, che ritrova integrità, il vero. Lestate fa come il barocco: sbriciola e ricostituisce". Emerge anche un secondo modo di percepire il tempo: quello di vedere in esso uno strumento di meditazione sui problemi e sul destino delluomo e sul suo rapporto con leternità. In questo motivo confluisce la riflessione di Ungaretti sulla fine della giovinezza e sullincombere della morte. Un terzo approccio è legato alla ricerca di Dio, in particolare nella sezione degli "Inni". Il problema del sacro è un nodo centrale della poesia di Ungaretti, anche se la sua religiosità è pervasa da dubbi e conflitti, specialmente dinanzi allesperienza del dolore e della morte, elementi costanti nelle vicende dei singoli e della collettività. Il poeta, in un intervento del 1963 "Ungaretti commenta Ungaretti", dice della sua raccolta: "Ci sono tre momenti nel Sentimento del tempo del mio modo di sentire successivamente il tempo. Nel primo mi provavo a sentire il tempo nel paesaggio come profondità storica; nel secondo, una civiltà minacciata di morte mi induceva a meditare sul destino delluomo e a sentire il tempo, leffimero, in relazione con leterno; lultima parte del Sentimento del tempo ha per titolo Lamore, e in essa mi vado accorgendo dellinvecchiamento e del perire nella mia carne stessa". Scrive anche il poeta: "La parabola dellanno e quella del giorno sono forse eterne figure dellarmonia universale, mentre luomo non è che un punto fra due infiniti oblii. Il silenzio della tomba è uguale a quello della prima culla. E leternità. Ma luomo in vita, non saffanna che a volere, invano, percorrere da vivo, cosciente, con la sua intatta persona, la sua patria silenziosa, leternità. Ho voluto dire che luomo, creatura, fatto temporale, si porta, morendo, con sé il mondo, il quale con lui era nato, cresciuto, con lui era giunto, quando ci arriva, allapice della salita, e poi, appiè del declivio". Il tempo, dunque, assoluto e individuale, percorre tutta la raccolta. Crono, padre di Zeus, è il simbolo del tempo; non a caso la sezione centrale del "Sentimento del tempo", quasi interamente composta da poesie scritte nel 1925, si intitola "La fine di Crono". Il ricorso frequente a immagini tratte dalla mitologia classica, del tutto assenti ne "LAllegria", dimostra che i miti pagani, i nomi degli Dei dellOlimpo sono diventati per il poeta strumenti capaci di esprimere senza forzature i suoi stati danimo. Ungaretti sente di poterli padroneggiare e usare come simboli, accostandoli e sovrapponendoli, senza contraddizioni, a elementi della tradizione cristiana. Il recupero della tradizione è una conquista. Scrive il poeta in un articolo del 1930: "Le mie preoccupazioni in quei primi anni del dopoguerra erano tutte tese a ritrovare un ordine, un ordine anche, essendo il mio mestiere quello della poesia, nel campo dove per vocazione mi trovo più direttamente compromesso. In quegli anni, non cera chi non negasse che fosse ancora possibile, nel nostro mondo moderno, una poesia in versi Si voleva prosa: poesia in prosa. La memoria a me pareva, invece, unancora di salvezza: io rileggevo i poeti, i poeti che cantano. Non cercavo il verso di Jacopone o quello di Dante, o quello del Petrarca, o quello di Guittone, o quello del Tasso, o quello del Cavalcanti, o quello del Leopardi: cercavo il loro canto. Non era lendecasillabo del tale, non il novenario, non il settenario del talaltro che cercavo: era lendecasillabo, era il novenario, era il settenario, era il canto italiano, era il canto della lingua italiana che cercavo con costanza attraverso i secoli, attraverso voci così numerose e così diverse di timbro e così gelose della propria novità e così singolari ciascuna nellesprimere pensieri e sentimenti ".In questa fase della sua elaborazione poetica, che non rinnega leredità de "Lallegria", lo stile di Ungaretti si arricchisce:
Sarà proprio questo secondo Ungaretti a fare da base allimminente Ermetismo. Al "Sentimento del tempo" gli Ermetici guarderanno come a un libro guida per il linguaggio alto e prezioso, per la ricerca di analogie complicate o criptiche, per la suggestione della meditazione esistenziale.
La terza raccolta di poesie di Ungaretti è "Il Dolore" e viene pubblicata per la prima volta nel 1947, ma le liriche in essa contenute sono in gran parte già comparse su varie rassegne e riviste letterarie italiane. Il periodo di composizione, che il poeta indica tra il 1937 e il 1946, coincide con quello di altre due raccolte: "La Terra Promessa" e "Un Grido e Paesaggi". Unico caso allinterno del canzoniere ungarettiano, "Il Dolore" non è accompagnato da alcuna spiegazione da parte del poeta, ma è preceduto da una brevissima nota: "Il Dolore è il libro che più amo, il libro che ho scritto negli anni orribili, stretto alla gola. Se ne parlassi mi parrebbe dessere impudìco. Quel dolore non finirà più di straziarmi".Il motivo ispiratore del dolore è suggerito, in primo luogo, dalle sventure familiari: la morte del fratello (pianto da Ungaretti anche come ultimo testimone della sua infanzia) e la morte del figlio Antonietto, deceduto in Brasile nel 1939 a soli nove anni, per una banale appendicite mal curata. I lutti familiari assumono il significato simbolico di una perdita irreparabile del passato e soprattutto della possibilità di recupero dellEden, cioè di un ritorno al paradiso perduto (rappresentato dalletà infantile). Con la morte del fratello, infatti, scompare lultimo aggancio con letà innocente, mentre con quella del figlio cade la speranza di rivivere quello stesso periodo riflesso nellinfanzia del bambino. Pur nella sofferta constatazione del proprio dolore, Ungaretti non cede mai allautocommiserazione e al vittimismo. Nellesprimere in poesia la sua tragedia privata, il poeta non si isola, anzi, con il suo canto vuole dare voce alla sofferenza collettiva dellumanità, che è tornata ad assistere e a partecipare allimmane tragedia di unaltra guerra: la Seconda Guerra Mondiale. E questa volta, il poeta non è più un soldato, ma un civile, che, rientrato in Italia, vive la tragica occupazione di Roma da parte dei Tedeschi. La raccolta è suddivisa in varie parti che scandiscono i momenti diversi del dramma del poeta e del suo smarrimento di fronte alla morte e alla distruzione. "Il Dolore, per certi versi, può essere definito il libro più petrarchesco, quello che rivela con maggiore evidenza la sua struttura di diario poetico. Nel linguaggio compaiono toni biblici ed evangelici, che ripropongono il valore della fede religiosa e una richiesta di umana solidarietà (già presente fin da "Il Porto Sepolto"), cui affidare le sorti di una civiltà minacciata. I toni biblici ed evangelici rappresentano la sola novità sostanziale nello stile di Ungaretti rispetto a "Sentimento del tempo".
"La Terra Promessa", il cui sottotitolo è "Frammenti:1935-1953", comprende una "Canzone" (scritta nel 1932), diciannove "Cori descrittivi di stati danimo di Didone", il "Recitativo di Palinuro" e infine i tre brani "Variazioni sul nulla", "Segreto del poeta" e "Finale". Lopera è concepita come un ampio poema che avrebbe dovuto esprimere il meglio del messaggio ungarettiano. I temi sono quelli del viaggio di Enea alla ricerca della terra promessa, della tragedia di Didone e della morte del nocchiero Palinuro, tutti personaggi del mito virgiliano, ai quali Ungaretti attribuisce un fortissimo significato allegorico. Oltre al riferimento all"Eneide" di Virgilio, la raccolta presenta moduli linguistici di derivazione petrarchesca e leopardiana ed è evidente linfluenza esercitata sul poeta dai francesi Francois Mallarmé e Paul Valery. "La Terra Promessa" è il canto della decadenza, interpretata in una pluralità di significati (la vecchiaia, il tramonto dellOccidente, la decadenza e la triste sorte della cultura). Il ritorno allEden appare ormai come unillusione destinata a svanire, in quanto luomo si allontana sempre di più dalla perfezione costituita dallinnocenza. Si può tuttavia sperimentare ancora quello "stato di grazia" sotto forma di intuizione, di illuminazione, durante le quali la realtà quotidiana lascia per un istante spazio ad una realtà più autentica, fuori del tempo e dello spazio. Sia per larricchimento dei temi, sia per la tecnica compositiva, "La terra Promessa" testimonia, ancora una volta, lininterrotta volontà di sperimentazione di Ungaretti e la sua infaticabile ricerca della perfezione formale.
"Un Grido e Paesaggi" è unantologia di versi scritti tra il 1939 e il 1952, apparsi per la prima volta in volume nel 1952. E lopera meno organica del poeta. Gli argomenti sono vari, suggeriti da ricordi, da associazioni di idee, da divagazioni. La raccolta comprende poesie in precedenza pubblicate su riviste o trasmesse per radio in varie occasioni; contiene il "Monologhetto", quattro "Svaghi", lo scherzo "Semantica" e, infine, la lirica "Gridasti: Soffoco", scritta originariamente per "Il Dolore". Non propone novità rispetto ai volumi precedenti.
Più interessante è "Il Taccuino del Vecchio", composto tra il 1952 e il 1960, che ospita i ventisette "Ultimi Cori per la Terra Promessa", una specie di appendice al poema incompiuto: si tratta di frammenti resi coerenti dai temi e dallomogeneità stilistica. Torna lidea della ricerca della terra promessa, accompagnata dalla certezza che luomo non potrà raggiungere la conoscenza se non attraverso barlumi intermittenti. I periodi più favorevoli per avvicinarsi allintuizione del vero sono linfanzia e la vecchiaia, cioè quelle fasi della vita che costituiscono gli estremi ideali di un ciclo: il bambino possiede linnocenza, mentre il vecchio trova la pace nellesaurirsi dei desideri.
Anche nelle brevi raccolte che seguono ("Apocalissi", "Proverbi", "Dialogo" e "Nuove") il filo conduttore è la presenza della morte accettata come evento naturale, che rientra nella quotidianità, al pari di ogni altro fenomeno connesso con lesistenza sulla terra. Torna lidea della vita come ciclo: contemlare questo ciclo, afferma ora il poeta, equivale a riscoprire le proprie origini, ma in una prospettiva diversa, modificata e arricchita grazie allesperienza degli anni. Particolarmente interessante è la raccolta "Dialogo", che contiene nove liriche damore per Bruna Bianco, pubblicate in occasione dellottantesimo compleanno di Ungaretti, e accompagnate dalle repliche della poetessa. Il vecchio Ungaretti, grazie a questa donna assai più giovane di lui, riacquista lenergia attraverso una poesia che è ancora una grande dichiarazione di vitalità, una poesia che è testimonianza che "Lamore non può estinguersi che con la morte".
I testi un prosa di Ungaretti, menzionati nel profilo biografico e ampiamente utilizzati per chiarire le ragioni della sua poesia, rivestono una notevole importanza soprattutto perché costituiscono una chiave fondamentale per la lettura e per linterpretazione dellopera in versi. Si tratta di scritti di viaggio e di narrativa, di pagine di saggistica, di interventi pubblici, di saggi di critica letteraria. Interessanti sono le traduzioni, alle quali Ungaretti attribuisce grande importanza per il suo stesso lavoro di poeta; in esse, infatti, cerca non solo di restituire il significato del testo, ma soprattutto di far rivivere lispirazione originaria di ciascun autore. |