La Macchina per Scrivere

Alcune macchine per scrivere in commercio alla fine del 1800
All'Esposizione Industriale di Torino del 1857
i visitatori potevano ammirare tre diversi esemplari di una
strana macchina, detta cembalo scrivano, brevettata da un
avvocato di Novara, Giuseppe Ravizza (1811-1885). O meglio
"avrebbero potuto" ammirarla se ad essa avessero
dedicato un po' d'attenzione; ma ben pochi persero tempo ad
osservare quello strano aggeggio, e la stessa giuria, che
distribuiva con generosità medaglie d'oro e d'argento, al
Ravizza concesse soltanto una medaglia di bronzo.
Prima del Ravizza c'erano state macchine scriventi, inventate per
l'uso da parte dei ciechi; si ricordano la macchina del romano
Rampazzetto, nel 1575, quella del genovese Cereseto, ed altre che
nulla ebbero di pratico. Ravizza cominciò a pensare alla sua
macchina nel 1837, e la costruì nel 1846. La brevettò nel 1855,
come "cembalo scrivano, ossia macchina da scrivere a
tasti"; il brevetto passa poi a descrivere una
"tastiera a 32 tasti quadrati, in due linee sovrapposte,
lettere in mezzo e interpunzioni ai lati". I tasti
comandavano ciascuno un martelletto: i 32 martelletti erano
disposti in cerchio. Vi era anche un campanello avvisatore di
fine riga, e contemporaneamente si apriva una finestrella che
lasciava scorgere la dicitura: "la linea e' finita".
Le lodi più autorevoli del cembalo scrivano le fece l'Ing.
Camillo Olivetti commemorando Ravizza nel 1927: "il congegno
cinematico per cui il movimento del dito del dattilografo va a
ciascun martelletto secondo un cerchio dal cui centro vengono
portati a battere i caratteri - disse Olivetti - e' identico
praticamente a quello della macchina costruita industrialmente
nel 1873 dalla casa Remington e brevettata negli Stati Uniti
dallo Sholes nel 1868". V'era solo l'inconveniente
dell'invisibilita' della scrittura: il foglio rimaneva coperto e
sfuggiva al controllo immediato del dattilografo. A questo
difetto pose rimedio il Ravizza stesso con un nuovo modello
costruito nel 1868, che gli valse una menzione onorevole
all'Esposizione di Milano del 1881. Ma Ravizza non era un uomo
d'affari, e in Italia era diffusa quella mentalità'
anti-industriale cui Olivetti ascriveva, giustamente "il
fatto dolorosissimo che le industrie tardarono a svilupparsi nel
nostro Paese e che molti frutti del genio inventivo italiano
furono ignorati e andarono perduti".
L'inglese John Pratt inventò una macchina che chiamò Literary
Piano, un nome che ricorda da vicino quello del cembalo scrivano
di Ravizza. Lo Scientific American ne pubblicò una descrizione,
aggiungendo che quella macchina avrebbe rivoluzionato il lavoro
in tutti gli uffici. Non fu proprio "quella"; ma
un'altra, costruita da Christopher Latham Sholes, giornalista e
poi senatore americano, che la realizzò nel 1867. Ci vollero
vari mesi ancora per perfezionarla, e il nuovo modello servì per
scrivere lettere ad amici e conoscenti, invitandoli ad investire
denaro nella nuova invenzione. I più scossero la testa e non
risposero, ma un ricco uomo d'affari della Pennsylvania, Mr.
James Densmore, si offrì di acquistare un quarto degli interessi
dell'invenzione per 600 dollari. Sholes accettò, e Densmore
venne a trovarlo e a vedere la macchina; si rese subito conto che
era un aggeggio poco pratico: "Vi ci vorrà ancora una
dozzina di modelli, prima che arriviate ad una macchina capace di
rivoluzionare la scrittura" disse a Sholes. In realtà i
modelli furono più di cinquanta, e Densmore sostenne tutte le
spese. Il principale difetto era la tendenza dei tasti a
scontrarsi, al di sopra di una certa velocità di battitura:
Sholes vi pose rimedio distanziando fra loro le leve dei
caratteri che ricorrevano più frequentemente. E da li' venne la
tastiera ancora in uso. Sholes inventò pure il carrello, con il
cilindro porta carta. Era il momento di sfruttare la lunga attesa
e il molto lavoro; nel 1871 Densmore espose la macchina a New
York, senza successo. Nel 1873 scrisse ai direttori della
fabbrica d'armi Ilion, che erano i signori H. H. Benedict e Philo
Remington. I due vollero vedere la macchina e fecero gesti di
disapprovazione. "Pero' faremo un'offerta" disse
Remington; e stipulò un contratto d'acquisto per un migliaio di
macchine, col patto che la macchina si sarebbe chiamata
Remington. Sholes ebbe 12.000 dollari, e per questa somma cedette
tutti i suoi diritti; Densmore ricavò un milione e mezzo di
dollari nell'intero arco della sua vita, Remington fece
un'immensa fortuna.
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le istruzioni sono gratis.

Con l'invenzione e la diffusione della macchina
per scivere e successivamente del telefono
viene ad affermarsi all'inizio del '900 la figura della
segretaria.