Fordismo e post-fordismo
Stadi del capitalismo contemporaneo,
caratterizzati, il primo, dalla diffusione del sistema di
fabbrica e del consumo di massa, il secondo, dal loro parziale
superamento. I metodi produttivi fordisti furono applicati per la
prima volta nel 1913 dalla società automobilistica creata a
Detroit da Henry Ford e si diffusero poi
rapidamente nell'ambito dell'industria manifatturiera. Con il
termine fordismo ci si riferisce dunque comunemente a un insieme
di regole riguardanti non soltanto l'organizzazione della
produzione (in particolare il ruolo della manodopera), ma anche
gli obiettivi dell'attività produttiva e le modalità di
risoluzione dei conflitti.
I metodi fordisti possono essere considerati una combinazione di
alcuni elementi: l'organizzazione produttiva taylorista, la
meccanizzazione spinta dei processi produttivi (in seguito
all'introduzione della catena di montaggio) e la
standardizzazione dei prodotti finali. Il taylorismo, fondato sui
principi del "management scientifico" sviluppati da
Frederick Winslow Taylor, comporta una profonda razionalizzazione
dell'attività produttiva: questo tipo di approccio si basa
infatti sulla netta separazione tra progettazione ed esecuzione
dei compiti, ossia sulla separazione tra coloro che organizzano
l'attività produttiva (ingegneri ecc.), e coloro che la svolgono
(manodopera semispecializzata ecc.).
I cambiamenti imposti dall'applicazione di questi nuovi schemi
organizzativi incontrarono inizialmente la resistenza dei
sindacati: alla fine, con un ristretto numero di imprenditori,
tra i quali Henry Ford, fu raggiunto un compromesso che prevedeva
il riconoscimento ai lavoratori di una parte degli utili
derivanti dalla razionalizzazione e dall'intensificazione del
lavoro.
L'approccio fordista riuscì ad abbinare la produzione in serie o
di massa, resa possibile dal progresso tecnico, con il consumo di
massa, in quanto iniziò a considerare i lavoratori non soltanto
come un fattore di produzione, ma anche come consumatori dei
prodotti finali. L'età dell'oro del capitalismo, dal dopoguerra
alla metà degli anni Settanta, fu infatti caratterizzata dalla
piena occupazione, da considerevoli investimenti di capitale,
dalla piena utilizzazione della capacità produttiva degli
impianti e da elevati livelli di redditività delle imprese.
Tuttavia, come la maggior parte dei compromessi, anche quello
fordista racchiudeva in sé i germi della propria distruzione.
L'intensificazione del lavoro e l'alienazione dei lavoratori
portò a forme di resistenza sporadiche e prive di coordinamento,
ma in grado di condizionare un sistema produttivo reso
vulnerabile dall'alto grado di automazione e di complessità.
L'elevato volume di capitale investito negli impianti rendeva
sempre più penalizzanti le fermate degli operai e i cali di
produttività, con la conseguenza di deprimere il tasso di
profitto. Verso la fine degli anni Sessanta i presupposti del
fordismo vennero messi in discussione dal crescente antagonismo
delle parti sociali, proprio mentre l'impegno a mantenere la
piena occupazione e i costi crescenti dello stato sociale
creavano forti tensioni a livello di governo. Questa
"crisi" del fordismo ha indotto molti osservatori a
sostenere che il capitalismo di mercato è passato a un sistema
postfordista di produzione e di relazioni sociali.
È opinione diffusa che i metodi produttivi basati sulle nuove
tecnologie, in particolare sulla microelettronica e
l'informatica, abbiano determinato il capovolgimento di molte
caratteristiche del fordismo associate all'accresciuto livello di
automazione e alla complessità della produzione. Alla fiducia,
propria dell'era fordista, nella contrattazione collettiva, è
subentrato un nuovo individualismo; il ruolo sociale svolto dai
sindacati si è ridimensionato e, nello stesso tempo, si è
verificata una sensibile contrazione dell'intervento dello stato
nell'economia, in particolare nel settore industriale, come
attesta il diffuso processo di privatizzazione avvenuto nelle
economie di mercato sviluppate. La natura e gli effetti delle
istituzioni economiche, che caratterizzano l'epoca postfordista
(dal predominio del terziario privato alla proliferazione del
lavoro autonomo e parasubordinato, dalle privatizzazioni al
ripristino di una struttura antiegualitaria delle retribuzioni),
a causa della loro eterogeneità e della conseguente divergenza
di andamenti e risultati, sono ancora difficilmente determinabili
e restano oggetto di vasti dibattiti.