| L'EMIGRAZIONE: ITALIANI NEL MONDO
Oggi l'Italia è uno degli otto paesi più ricchi e avanzati del mondo, dal punto di vista sia tecnologico sia sociale, ma soprattutto è terra di fortissima immigrazione per le genti d'Africa e d'Asia. Fino agli anni '70, però, non era così: dall'Italia partivano enormi flussi di braccianti e di operai, che giravano il mondo per cercare un posto dove stabilirsi e lavorare, senza patire la fame. Una volta giunti a destinazione, questi uomini crearono delle vere e proprie comunità italiane all'estero, che ancora oggi costituiscono un valido tramite tra il nostro paese e il resto del mondo.
L'emigrazione, come fenomeno storico, è in realtà presente fin dai tempi più remoti, ma si trattava piuttosto dello spostamento di piccoli gruppi. Al contrario, alla metà dell'800, in coincidenza con la nascita della società di massa, essa è diventata un allarmante problema, come dimostrano le cifre spaventose dal punto di vista statistico.
Per quanto riguarda l'Italia, la prima grande ondata migratoria si ebbe a partire dal 1830, quando piccoli gruppi di braccianti agricoli del Nord Italia (lombardi, veneti, piemontesi e liguri) e coloro che si opponevano al predominio dei sovrani assoluti dell'800, battendosi per la riunificazione e l'indipendenza della nazione italiana, si spostarono verso Sudamerica, Oceania e Stati Uniti. Un illustre rappresentante di questo periodo fu Giuseppe Garibaldi, che emigrò in Brasile, dove mise a frutto le tecniche di combattimento, utilizzate nelle battaglie del Risorgimento italiano. Ci furono altri protagonisti, degni di essere ricordati: sei soldati di origine italiana, al seguito del generale Custer, sopravvissuti al massacro di Little Big Horn, e il giovane mazziniano Raffaele Carboni, che comandò la più importante rivolta dei minatori d'Australia del XIX secolo. Gli emigranti di questo periodo fondarono numerose città, come Roseto, negli Stati Uniti, Nova Padova, Nova Milano e Nova Vicenza, in Brasile, che divennero presto molto ricche, dal punto di vista economico.
Dal periodo post- unitario, fino all'avvento del fascismo, ci fu una seconda ondata migratoria, costituita, questa volta, da genti del Meridione, diretti negli Stati Uniti e in Brasile a causa della povertà; non mancavano, però, dei gruppi di rifugiati politici per lo più anarchici, in esilio volontario. I viaggi erano compiuti su vecchi bastimenti, dove erano stipate centinaia o migliaia di persone, per periodi di trenta o addirittura cinquanta giorni, in condizioni igieniche disumane, che determinarono un'elevata mortalità. Coloro che riuscivano ad arrivare a destinazione erano sottoposti, soprattutto negli Stati Uniti, a visite mediche e controlli di polizia e addirittura alla quarantena, che si scontava ad Ellis Island, un isolotto distante un braccio di mare dalla Statua della Libertà. Una volta scesi a terra, i nuovi venuti entravano in contatto direttamente con i padroni o con i loro rappresentanti, che offrivano contratti di lavoro spesso con condizioni molto vessatorie.
In Brasile, alcuni italiani sostituirono gli schiavi di colore nel lavoro agricolo delle fazendas , che erano immense tenute agricole tipiche del luogo (infatti con la Legge del Ventre Libero del 1871 venne abolita la schiavitù), mentre altri lavorarono negli opifici costruiti laggiù dai connazionali industriali. Addirittura i padroni, per evitare rivolte, cominciarono a bruciare le lettere indirizzate dagli immigrati alle proprie famiglie, perché nessuno sapesse delle loro dure condizioni di vita.
La situazione degli italiani negli Stati Uniti non era molto differente: essi vivevano in quartieri- ghetto (per es. Little Italy a New York), esercitando mestieri umili e degradanti e, inoltre, erano molto spesso soggetti a persecuzioni razziali. Le donne, poi, erano considerate solo delle ottime balie, per via della loro costituzione fisica e dovevano vivere in maniera irreprensibile, secondo i principi dettati dai padroni; alcune, più sfortunate, finivano in fabbrica e venivano trattate come schiave.
A poco a poco, gli italo- americani presero coscienza della loro condizione e reagirono consolidando la cultura e il patrimonio italiano: nacquero allora numerosi ristoranti italiani e negozi che vendevano prodotti tipici. Molti italo- americani acquisirono, inoltre, onori e poteri, grazie ai commerci e alle speculazioni: tra questi ricordiamo Zafferino Poli, noto impresario teatrale newyorchese e proprietario di molte sale da teatro, che operò piccole speculazioni ai danni dell'industria cinematografica Fox; Alfredo Giannini, che trasformò la piccola banca S. Francisco, alimentata in origine dai risparmi dei suoi connazionali italiani, nell'attuale Bank of America; infine Joseph Zeppa, ignoto magnate texano del petrolio.
Per quanto riguarda la politica, gli italo- americani furono maggiormente attivi tra la I e la II guerra mondiale, periodo in cui si ebbe anche la massima ondata xenofoba verso di loro, culminata con l'esecuzione di Giuseppe Sacco, calzolaio pugliese, e Bartolomeo Vanzetti, pescivendolo piemontese, sospettati di anarchia, accusati ingiustamente di omicidio e riabilitati soltanto nel 1977, dopo cinquant'anni di polemiche. I politici italo- americani più famosi furono i due senatori Vito Marcantoni e Francesco Tresca, e l'ufficiale dell'esercito statunitense, nonché sindaco di New Jork negli anni Trenta, Fiorello La Guardia.
Il periodo fascista, fino alla fine della seconda guerra mondiale, fu contraddistinto da due tipi d'emigrazione celati sotto altre forme: la fuga verso gli Stati Uniti e gli altri paesi europei (soprattutto la Francia), degli oppositori al regime di Mussolini o delle vittime di persecuzioni di Stato, come intellettuali, anarchici, ricercatori, storici, artisti, politici antifascisti e ebrei; la colonizzazione delle colonie d'Africa da parte delle “Fanterie Rurali dell'Impero”, cioè delle famiglie di coloni inviate da Mussolini e da Balbo, in Libia, Eritrea, Etiopia e Somalia. Tra i nomi celebri degli espatriati ricordiamo Arturo Toscanini, Enrico Fermi, Palmiro Togliatti, Gaetano Salvemini, Don Luigi Sturzo.
In alcuni paesi, come in Australia, gli italiani immigrati e i loro discendenti furono internati in appositi campi di detenzione, e trattati in maniera abbastanza umana, mentre negli Stati Uniti fu data loro l'opportunità di scegliere tra i campi i detenzione, gli arresti domiciliari o l'arruolamento, giurando fedeltà allo Stato che li aveva accolti e combattendo in Europa, se non addirittura in Italia. Alcuni immigrati furono accusati di spionaggio a favore della madrepatria, processati e giustiziati, tramite fucilazione o impiccagione. Nelle file dell'esercito americano ci furono personaggi divenuti in seguito molto famosi, come il noto campione di basaball Joe Di Maggio e il padre della cinematografia moderna Frank Capra.
Il dopoguerra vide una massiccia emigrazione dall'Italia, per sfuggire alla miseria e alle devastazioni del conflitto, dalle terre perdute nel conflitto, cioè Istria, Dalmazia, Carso, Venezia Giulia Orientale, Briga e Tenda, verso l'Italia, e dalle ex colonie italiane Etiopia e Eritrea. Questa emigrazione fece nascere due nuove figure di donne nella società del tempo, ossia le spose di guerra e le vedove bianche. Le prime erano donne italiane, sposate con militari americani o inglesi, che avevano abbandonato l'Italia per seguire i mariti; le seconde erano donne sposate con militari o civili italiani andati all'estero, i quali si erano poi creati delle nuove famiglie. Gli emigranti di questo periodo andavano soprattutto in Australia, per lavorare nei giacimenti d'opale, o nelle piantagioni delle canne da zucchero nel Benelux (Belgio- Olanda- Lussemburgo), o, ancora, nelle miniere di carbone e nelle fabbriche di automobili in Germania.
Il programma E.R.P ( European Recovery Program ), detto anche “Piano Marshall”, operato dagli Stati Uniti per favorire la ricostruzione postbellica e per ottenere l'aiuto italiano nel bloccare l'avanzata comunista in Europa, fece diminuire gradualmente il numero d'emigrati. Non solo, ma grazie al miracolo economico l'emigrazione si arrestò del tutto e venne favorito il rientro degli ex coloni italiani in Somalia, dove dal 1970 ci fu la fine dell'amministrazione fiduciaria italiana, e dalla Libia, dove sempre nello stesso anno ci fu la rivolta nazionale precedente al golpe del colonnello Gheddafi. Iniziò, inoltre, la tendenza immigratoria tutt'oggi in atto. Solo nel 1969 si assistette ad un'ondata emigratoria eccezionale, dovuta non alla miseria, ma ai problemi politici e sociali dell'epoca.
(Sintesi tratta dalla videocassetta “Emigranti”) |