Scheda film

 

Il film rievoca un episodio storico. Nel 1839, un gruppo di schiavi africani fatti prigionieri nella Sierra Leone, trasportati a Cuba e destinati agli Stati Uniti, imbarcati affamati in catene e in condizioni letali sulla nave "La Amistad", si ribellò violentemente, si scontrò sanguinosamente con schiavi ai quali gli schiavisti avevano imposto nomi l'equipaggio, lo sconfisse; lasciò vivi soltanto due uomini, ai quali impose di governare la nave verso l'Africa. I due ingannarono l'ignoranza degli schiavi, li condussero invece verso l'America. La nave venne catturata dalla guardia costiera di Washington. Gli spagnoli (il loro leader era chiamato Cinque) furono giudicati per assassinio da tribunali americani. Il loro processo acuì il conflitto tra coloro che volevano l'abolizione della schiavitù e coloro che volevano la conservazione della schiavitù, suscitò interventi della quasi bambina Isabella II regina di Spagna che reclamava la "merce" di sua proprietà e del presidente americano Van Buren che, in vista della propria rielezione, voleva compiacere gli Stati schiavisti del Sud; gli schiavi ebbero come difensore, davanti alla Corte Suprema, anche l'ex presidente John Quincy Adams. Vennero assolti, restituiti alla libertà. Molti di loro tornarono in Africa Orientale. Il fondamentale valore-guida del film è il rispetto per gli altri, soglia minima sotto la quale non possiamo veramente dirci umani.E' il racconto di come alcuni uomini, nell'ostilità generale, combattono e vincono una battaglia di civiltà; nel processo si deve decidere in sostanza, se si tratta di esseri umani, ai quali va dunque riconosciuto l'inalienabile diritto alla ribellione, oppure se si è di fronte a un semplice carico di “merce”, rivendicabile dal legittimo proprietario. Particolarmente significative sono le scene di incomunicabilità (nessuno parla la lingua degli schiavi africani che non conoscono altra lingua che la propria) che fanno avvertire l'urgenza di restituir a questi uomini quello di cui sono stati derubati : volti, nomi, lingua, storia. Il film non è solo una denuncia sulla situazione dei Neri, ma è anche un film “sui bianchi”, sulle loro fedi e sui loro valori. Né potrebbe essere diversamente: la dignità d'un individuo o d'un gruppo è riconosciuta o disconosciuta da un altro individuo o da un altro gruppo, in rapporto alle sue fedi e ai suoi valori. In una scena del film l'avvocato Roger Baldwin, allo scopo di vincere in tribunale, trasforma, paradossalmente, la domanda “chi è Cinque”(il leader degli schiavi) in “che cosa è Cinque?”proponendo di trattare la causa come se fosse nient'altro che una questione di proprietà. E' questo un nodo decisivo, a proposito di fedi e valori. Conta di più salvare le vite concrete di uomini concreti, i loro propri corpi e il loro proprio futuro, oppure affermare un principio, produrre utili martiri, e lasciare che vite, corpi e futuro siano distrutti? D'altra parte, stare al gioco processuale e far come se di cose e di nient'altro si trattasse, significa anche costringere il diritto - e con esso le fedi e i valori che lo sorreggono - a prendere atto delle sue contraddizioni interne. Di questo, rifacendosi ai padri fondatori degli Stati Uniti d'America, parla John Quincy Adams . Se, come crediamo, tutti gli uomini nascono uguali, e se è su tale fede e su tale valore che si fonda la nostra dignità e la nostra libertà, trattarne alcuni da “cose” non significa negare e mettere in pericolo noi stessi? Dunque, per avere noi futuro e vita e storia, dobbiamo restituire a Cinque il suo futuro e la sua vita e la sua storia. Il paradosso in tal modo si scioglie. In quelle catene devono stare dei “chi”, non dei “che cosa”, altrimenti la nostra identità è negata alla radice. Se Cinque non ha un volto, un nome, una lingua, una storia, niente più garantirà i nostri volti, nomi, lingua, storia. Se Cinque ha un volto, un nome, una lingua, noi abbiamo un volto, un nome, una lingua. D'altra parte il regista sa bene che, di fatto, troppo spesso capita il contrario. Capita cioè che gruppi dall'identità insicura, privi d'una storia che garantisca fedi e valori, cerchino conferme alla propria dignità e umanità nella negazione della dignità e dell'umanità di altri. Troppo spesso, appunto, gli uomini e le donne si specchiano nelle immagini rese mostruose di moltitudini d'infelici, uomini e donne trasformate in diaboliche cose di cui la loro paura si nutre.