Note
Presentazione
Struttura
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ELLAS
  • Classe 1L - prof.ssa Tiziana Baldassarra
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SOMMARIO
  • La storia
  • Politica ed istituzioni
  • Esercito
  • Economia
  • Donna
  • Arte ed architettura
  • Letteratura, teatro e musica
  • Filosofia
  • Mito
  • Religione
  • Giochi olimpici
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LA STORIA
  • La storia greca ha inizio intorno al 2000 a.C., con l’invasione della penisola ellenica da parte di popolazioni nomadi di provenienza indoeuropea, come gli Achei, gli Ioni e gli Eoli. Queste popolazioni, che presentavano  notevoli differenze linguistiche, furono i padri degli Elleni (o Greci, come vennero in seguito chiamati dai Romani), e tra esse, per organizzazione e capacità militari, emersero gli Achei, che fondarono alcune importanti città come Tirinto, Argo, Pilo, Atene e soprattutto Micene, che dette il nome alla civiltà achea o, appunto, micenea.
  • Verso il XV secolo a.C. gli Achei sottomisero l’isola di Creta assorbendone la cultura e sostituendosi ad essa nella ‘talassocrazia’ (governo del mare) su tutto il Mar Egeo. Il potere miceneo sull’isola durò dal 1400 al 1200 a.C. e in questo arco di tempo gli Achei si spostarono spesso verso le coste dell’Asia Minore. La loro importanza storica, tuttavia, è legata alla guerra di Troia, conclusasi verso la fine del XIII secolo a.C. e celebrata nei poemi omerici dell’Iliade e dell’Odissea. Tale guerra fu finalizzata alla conquista dell’importante città situata sullo stretto dei Dardanelli, di cui controllava pressoché totalmente i traffici, a scopi essenzialmente economici e commerciali.
  • Con la guerra di Troia iniziò però il declino della civiltà micenea, causato probabilmente  dall’invasione da parte di quelle popolazioni nomadi conosciute col nome di “popoli del mare”, che provenivano dalle coste del Mediterraneo.
  • Fu così che verso il XII secolo a.C. ebbe inizio in Grecia il cosiddetto “medioevo ellenico”, un’età di forte decadenza economica, politica e culturale, che si verificò malgrado l’affermarsi della lavorazione del ferro e la nascita di una nuova forma di organizzazione sociale detta “polis” o “città-stato”, che era destinata a rappresentare da lì a qualche secolo l’aspetto probabilmente più rilevante dell’intera storia greca.
  • Tra il XIII e il XII secolo a.C. giunsero nella penisola altre popolazioni nomadi provenienti dal Nord, tra le quali si distinsero notevolmente i Dori o “combattenti con la lancia”, che si stanziarono nel Peloponneso (nel Sud della Grecia) per portarsi in seguito verso le isole dell’Egeo e le coste dell’Asia Minore.
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"Dopo l’VIII secolo a.C"
  • Dopo l’VIII secolo a.C. lo sviluppo delle poleis pose fine al medioevo ellenico e aprì l’età arcaica, che va dall’VIII al V secolo a.C. Lo sviluppo economico che la accompagnò determinò la nascita di una nuova classe sociale, il “demos” o popolo, costituita da artigiani, commercianti e piccoli proprietari terrieri, che dopo numerosi e assai spesso sanguinosi scontri con l’oligarchia aristocratica, riuscì a realizzare l’evoluzione politica che segnò il passaggio dal governo aristocratico (dei “migliori”) a quello democratico o popolare.
  • Con l’affermazione del demos le poleis consolidarono ed accentuarono le loro caratteristiche peculiari, ma ogni polis rimase uno Stato autosufficiente e indipendente, malgrado le dimensioni spesso non molto ampia. Ciononostante, le poleis dell’età arcaica sentivano di essere parte di uno stesso popolo, con la stessa lingua, cultura e tradizioni.
  • Tra l’VIII e il VII secolo a.C., a causa dell’aumento demografico, dell’esiguità del territorio coltivabile e, soprattutto, delle forti tensioni sociali e politiche che da ciò derivarono, ebbe inizio il fenomeno della grande colonizzazione. Sotto la guida di un “ecista”, capo della spedizione, interi gruppi umani partirono alla volta di nuove terre da colonizzare, nelle quali trapiantarono usi, costumi, lingua e religione della polis di origine. Se la prima ondata colonizzatrice interessò solo le coste dell’Egeo e dell’Asia Minore, la seconda colonizzazione  si spinse nel Mediterraneo e dette vita alla fondazione di importanti città, anche e soprattutto nell’Italia meridionale, dove sorsero Taranto, Crotone, Cuma, Messina, Catania, Siracusa, Agrigento, Gela ed altre città, che costituirono nel loro complesso la Magna Grecia.
  • Tra le poleis del mondo greco, Sparta e Atene rappresentano senza dubbio gli esempi più rilevanti di organizzazione politica, sia per ciò che concerne il loro grado di civiltà e gli eventi di cui furono protagoniste e guida per tutta l’Ellade, sia per i modelli politici ai quali esse avevano dato vita. Tali modelli politici ebbero connotazioni profondamente diverse, quando non radicalmente opposte, e attorno ad essi si polarizzò l’orientamento politico delle varie poleis, cosa che ebbe un ruolo determinante nello svolgersi delle principali vicende storiche dell’antica Grecia.


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"SPARTA"
  • SPARTA
  • Fondata dai Dori verso il X secolo a.C. nel territorio della Laconia, dove sorgeva in precedenza la città di Lacedemone, Sparta tentò di uscire dall’isolamento geomorfologico ed economico in cui viveva conquistando la fertile pianura della Messenia (a Ovest della città) tra l’VIII e il VII secolo a.C., estendendo in seguito il suo dominio a tutto il Peloponneso. Tali successi militari furono dovuti all’alta capacità militare del soldato spartano: se in passato la forza militare era data dal valore del singolo combattente, dal VII secolo a.C. divenne di particolare importanza lo schieramento a falange, e precisamente la Falange Oplitica, che costituiva la fanteria, la cui forza era data dall’avanzare dell’insieme compatto dei soldati che la componevano.
  • Se ad Atene la falange oplitica conferì al demos un peso politico molto rilevante, poiché gli opliti appartenevano alle classi popolari, a Sparta essa rafforzò ulteriormente la classe aristocratico-nobiliare, quella degli Spartiati (o Lacedemoni), gli unici che si dedicavano all’uso delle armi non certo con finalità di conquista di territori limitrofi o di colonizzazione di terre lontane, ma a puro scopo difensivo e di controllo dell’ordine pubblico interno.
  • Secondo la tradizione, fu un leggendario re dell’antichità, Licurgo, a introdurre a Sparta la prima forma di Costituzione, ossia la legge fondamentale dello Stato, ma in realtà sembra accertato che essa non fu opera di un solo autore, bensì il risultato di un lungo processo di elaborazione che durò diversi secoli e che divenne definitivo intorno al VII secolo a.C.
  • ATENE
  • Atene venne fondata dagli Achei e dominata in seguito dagli Ioni, dei quali si sa che giunsero in Grecia verso il 2000 a.C. e che parlavano il dialetto ionico, mentre di essi si ignorano quasi totalmente usi e costumi.
  • La città era situata nell’Attica, su un territorio prevalentemente montuoso ma comprendente anche ristrette pianure particolarmente idonee alla coltivazione di vite e olivo. Oltre a preziose risorse minerarie, come l’argilla, l’argento, il piombo e il marmo, l’Attica presentava delle coste disseminate di baie ed insenature, che dettero vita a importanti porti naturali, primo tra tutti quello del Pireo.
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"L’invasione della Grecia da parte..."
  • L’invasione della Grecia da parte dei Dori nel XII secolo a.C. non interessò direttamente l’Attica che, salvaguardata da un baluardo naturale di elevate catene montuose, riuscì a proseguire senza scosse rilevanti nel suo iter di sviluppo economico.
  • La leggenda attribuisce all’eroe Teseo l’estensione del dominio di Atene sull’intera Attica, ma in realtà il fenomeno, che va sotto il nome di “sinecismo”, ebbe un decorso molto più lento.
  • Dopo la fase monarchica Atene fu governata da un regime politico di tipo nobiliare, che dette vita tra l’VIII e il VII secolo a.C. alla prima Costituzione aristocratica. Una delle principali figure politiche del periodo fu Dracone, che nel 621-620 a.C. emanò una serie di leggi di estrema severità ma anche di assoluta garanzia nei confronti  degli imputati in attesa di giudizio.
  • Agli inizi del VI secolo a.C. visse Solone, grande uomo politico e acuto riformatore, che provvide innanzitutto all’abolizione della schiavitù per debiti mediante un provvedimento noto col nome di “seisachteia” (= ‘scuotimento dei pesi’) e alla restituzione delle terre confiscate ai contadini dagli aristocratici. La sua riforma costituzionale fu di stampo timocratico (da timè = censo e kratòs = potere), poiché il potere politico fu esercitato dai cittadini in base al censo, cioè alla ricchezza da essi posseduta. Sia le cariche politiche che la struttura dell’esercito rispecchiavano la suddivisione della società in quattro classi, in ordine di importanza, operata da Solone. Egli riformò anche il diritto di famiglia ma non modificò il diritto penale, lasciando in vigore la legge sull’omicidio realizzata da Dracone.
  • Nonostante Solone avesse attribuito consistenti poteri al demos, che poteva intervenire nell’ecclesia (l’assemblea di tutti i cittadini), la progressiva affermazione del ceto degli artigiani e dei commercianti condusse inevitabilmente allo scontro sociale tra aristocrazia e demos, e nel quadro dei disordini e dell’instabilità politica si sviluppò il fenomeno della tirannide, che interessò peraltro anche altre poleis. I tiranni furono figure politiche emergenti, quasi sempre di estrazione aristocratico-nobiliare, che conquistarono il potere o con l’appoggio del popolo, al quale vennero offerte allettanti prospettive di riscatto socio-ecenomico, o con l’uso della forza.
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"Inizialmente il governo dei tiranni..."
  • Inizialmente il governo dei tiranni ebbe dei risvolti positivi, poiché agevolò il processo di trasformazione economica della Grecia aprendo nuovi spazi alle attività artigianali e commerciali. Un esempio di ciò è dato dal governo di Pisistrato, che governò dal 561 al 528 a.C. favorendo i ceti popolari e tutelando gli interessi commerciali di Atene. Alla sua morte il figlio Ipparco venne ucciso, mentre l’altro suo figlio, Ippia, dopo un esordio moderato, prese a governare in modo dispotico e antipopolare, e per questo dovette fuggire da Atene, a vantaggio della classe aristocratica che riprendeva così nelle sue mani tutto il potere.
  • Nel caos politico che seguì, salì al potere nel 508 a.C. Clistene, che sostituì la riforma timocratica di Solone, ritenuta del tutto inadeguata a risolvere le tensioni sociali in atto, con una Costituzione che aveva come obiettivo l’”isonomia” (da iso = uguale e nomos = legge), cioè l’uguaglianza politica dei cittadini. La popolazione venne infatti divisa non più in base al censo ma su base territoriale, distinguendo il territorio dell’Attica in tre grandi regioni (l’interno, la costa e la città) e la popolazione in dieci tribù, ciascuna delle quali comprendeva cittadini appartenenti ai tre territori e  rappresentava, evidentemente,  le classi degli aristocratici, dei contadini e dei commercianti e artigiani. Le cariche pubbliche stabilite da Solone rimasero in vigore, ma la maggior parte di esse fu attribuita per sorteggio, in modo da evitare la concentrazione di potere nelle mani dei soliti personaggi politici e per garantire a tutti i cittadini la possibilità di partecipare fattivamente alla vita politica.
  • Un’importante innovazione introdotta da Clistene fu l’”ostracismo”, strumento politico che permetteva annualmente di allontanare dalla città coloro che erano ritenuti cittadini pericolosi per la polis, ad esempio dei potenziali tiranni, o comunque chiunque minacciasse di accentrare nelle proprie mani un eccessivo potere.
  • La riforma di Clistene non fu del tutto positiva poiché escludeva dalla vita politica donne, schiavi e stranieri (o “meteci”), tuttavia il principio dell’isonomia che ne era alla base rappresentò un decisivo passo in avanti verso la realizzazione della democrazia.


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"LE GUERRE PERSIANE"
  • LE GUERRE PERSIANE
  • Nel 521 a.C., quando salì al trono Dario I, l’impero persiano costituiva una florida realtà, frutto dell’opera di continua espansione intrapresa con successo dai suoi predecessori Ciro e Cambise. Dario conquistò inoltre le coste della Tracia, le isole dell’Egeo e le poleis della Ionia, governate da tiranni greci in nome e per conto del Gran Re persiano.
  • Aristagora, tiranno di Mileto, dopo aver fallito l’attacco alla democratica isola di Nasso e temendo per tale mancanza la punizione di Dario, guidò nel 499 a.C. la lotta di liberazione di Mileto dall’oppressione persiana, chiedendo aiuto a Sparta (che rifiutò) e ad Atene. Mileto fu distrutta nel 494 a.C. ma, soprattutto, la vendetta di Dario si abbatté sulle poleis greche che avevano aiutato i ribelli e su Atene in particolare. Oltre ventimila soldati guidati dal generale Dati e seicento navi al comando di Artaferne furono inviati contro diecimila ateniesi. Atene poté contare sulla superiorità tecnica degli opliti e sulla strategia di Milziade, che attaccò il nemico di sorpresa non ad Atene bensì a Maratona, sbaragliandone l’esercito e incendiando molte navi.
  • Durante i preparativi per la riorganizzazione dell’esercito persiano Dario morì e gli succedette nel 485 a.C. il figlio Serse.
  • Nel frattempo ad Atene si erano create due fazioni politiche contrapposte: la prima, guidata dal democratico Temistocle, puntava a rafforzare la flotta per affrontare i Persiani sul mare; la seconda, capeggiata dall’aristocratico Aristide, preferiva evitare la guerra e cercare un accordo diplomatico con Serse. Alla fine prevalse la tesi di Temistocle, che fece allo scopo costruire duecento nuove “triremi” (navi da guerra dotate di tre ordini di rematori).
  • Nel 480 a.C. la Grecia fu invasa per mare e per terra dai Persiani, e dopo alcune trattative fu deciso di fortificare il passo delle Termopili con un contingente spartano di soli trecento opliti, guidati dal re Leonida. Essi bloccarono per due giorni l’avanzata dei Persiani e, poiché rifiutarono di arrendersi, vennero sterminati. Varcate così le Termopili, i Persiani si diressero verso sud, invadendo il territorio dell’Attica. Gli Ateniesi abbandonarono la città, che venne distrutta, ma nello stretto di Salamina riuscirono ad avere ragione della flotta persiana (480 a.C.). Ulteriori sconfitte vennero inflitte ai Persiani nel 479 a.C. a Platea dal re spartano Pausania e a Capo Micale dalla flotta ateniese.
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"All’indomani di questi importanti eventi..."
  • All’indomani di questi importanti eventi venne istituita, nel 477 a.C., la Lega di Delo (o delio-attica), un’alleanza marittima tra centinaia di poleis della Ionia e dell’Egeo, allo scopo di fronteggiare la Persia. Le poleis erano guidate da Atene e avevano l’obbligo di contribuire alla vita della lega con denaro o navi. Sull’isola di Delo si riunivano i loro rappresentanti e lì era custodito il tesoro; ogni polis aveva diritto ad esprimere un voto, anche se quasi sempre prevalse la volontà di Atene.
  • All’interno di Atene si crearono due fazioni nettamente contrapposte: la prima, di orientamento democratico, era capeggiata da Temistocle, che, temendo l’esplodere delle tensioni con Sparta, fece erigere le “Lunghe Mura”, che collegavano la città col porto del Pireo, garantendole anche in caso di assedio l’accesso al mare e ai rifornimenti. L’altra fazione era quella degli aristocratici guidati da Cimone, che propendeva per un’alleanza con Sparta contro il vero comune nemico, i Persiani. Egli riuscì infatti a distruggere alla foce dell’Eurimedonte le navi nemiche, che effettivamente avevano tentato un nuovo attacco, e per questo assunse ad Atene un’enorme popolarità, a differenza di Temistocle, che venne invece ostracizzato nel 470 a.C.
  • Nel 464 a.C. un fortissimo terremoto rase quasi al suolo Sparta, e gli iloti (schiavi spartani che rappresentavano la stragrande maggioranza della popolazione indigena, asservita dopo le invasioni dei Dori) ne approfittarono per ribellarsi. Gli spartiati, (uomini liberi, discendenti dei Dori,  che detenevano tutti i diritti politici e il possesso della terra), essendo in forte inferiorità numerica, chiesero aiuto ad Atene, ma i soldati inviati da Cimone, anche a causa del loro atteggiamento ambiguo, furono presto rispediti in Attica. L’umiliazione fu enorme e Cimone, ritenuto primo e diretto responsabile dello smacco subito, venne a sua volta ostracizzato, mentre riprendeva pieno vigore il partito democratico guidato prima da Efialte e subito dopo da Pericle, che governò dal 461 al 429 a.C.
    Pericle, che non poteva ignorare l’importanza socio-politico-economica delle classi lavoratrici e il ruolo fondamentale svolto dai “teti” (cittadini ateniesi liberi ma privi di proprietà) nello svolgimento delle guerre, dette vita a tre grandi riforme costituzionali: la riduzione della sfera di influenza dell’Areopago a vantaggio dell’ecclesia; la retribuzione delle cariche pubbliche, per permettere anche ai cittadini meno abbienti di partecipare alla vita politica; la concessione della cittadinanza ateniese a
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"coloro che avevano entrambi i..."
  • coloro che avevano entrambi i genitori ateniesi, sia per evitare il rischio di sovraffollamento della città ad opera di quanti erano desiderosi di trasferirsi nella fiorente polis, sia per escludere dalla gestione della cosa pubblica gli stranieri (o meteci), che pure avevano un peso rilevante nell’economia ateniese.
  • In politica estera Pericle fu di chiaro orientamento imperialista: la Lega di Delo, in origine di tendenza egualitaria, divenne strumento politico di Atene, i tributi versati dalle poleis furono riscossi da Atene e nel 454 a.C. il tesoro della lega venne trasferito da Delo ad Atene.
  • Nell’Ellade si formarono ben presto due blocchi contrapposti di poleis: le città aderenti alla lega di Delo, guidate da Atene e di orientamento democratico, e quelle aderenti alla Lega del Peloponneso, guidata da Sparta e a Costituzione aristocratica. Il loro rapporto di equilibrio ebbe breve durata, finché Pericle decise di intervenire in alcune questioni politiche riguardanti Sparta, nonché di estendere il proprio potere su Megara, città alleata di Sparta alla quale fu vietato l’accesso ai porti della Lega di Delo. Sparta intimò a Pericle di tornare sui suoi passi ma questi rifiutò, ed ebbe così inizio la guerra del Peloponneso, che durò dal 431 al 404 a.C. e coinvolse quasi tutte le poleis dell’Ellade.
  • LA GUERRA DEL PELOPONNESO
  • Pericle, cosciente della superiorità della flotta ateniese, ma anche della debolezza dell’esercito sulla terraferma, fece raccogliere tutta la popolazione dell’Attica all’interno delle Lunghe Mura. Gli Spartani vi giunsero senza alcuna difficoltà ma dovettero arrestarsi dinanzi ad esse, mentre la flotta ateniese, dal Pireo, attivava improvvise incursioni nel territorio del Peloponneso.
  • Nel 430 a.C., però, a causa delle cattive condizioni igieniche e del sovraffollamento verificatosi all’interno delle mura, gli Ateniesi furono colpiti da una tremenda epidemia  (erroneamente ritenuta peste, mentre i sintomi descritti dagli storici del tempo lascerebbero piuttosto pensare a vaiolo, tifo o morbillo), durante la quale, nel 429 a.C., morì lo stesso Pericle.


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"Alla sua morte"
  • Alla sua morte, ai democratici, guidati da Cleone e favorevoli alla prosecuzione della guerra, si opposero gli aristocratici di Nicia, propensi alla trattativa di pace con Sparta. La guerra proseguì e culminò nello scontro di Anfipoli, nel 422 a.C., che vide vincitori gli Spartani e sembrò convincere gli Ateniesi della necessità di porre fine al conflitto. La pace, firmata da Nicia nel 421 a.C., lasciò la situazione sostanzialmente immutata, poiché fu ribadita la superiorità di Atene sul mare e di Sparta sulla terraferma.
  • Tuttavia, dell’insoddisfazione di Atene si fece portavoce Alcibiade, nipote di Pericle, giovane ambizioso e senza scrupoli divenuto capo dei democratici. Eletto stratega nel 420 a.C. e dichiarato fautore di una politica imperialista, egli vide l’occasione propizia di realizzare le sue idee nella richiesta di aiuto da parte della città siciliana di Segesta, che combatteva contro Siracusa, alleata di Sparta.
     Il disegno di Alcibiade prevedeva la conquista della Sicilia da parte di Atene e la conseguente ripresa delle ostilità verso Sparta, ma alla vigilia della partenza della spedizione, Atene venne colpita dallo scandalo delle Erme, particolari statue dedicate al culto del dio Ermes che furono trovate mutilate. Del terribile sacrilegio, presagio di gravi sciagure, fu accusato Alcibiade, insieme ad un gruppo di altri giovani molto in vista nella città. Egli, che si dichiarò sempre estraneo ai fatti, chiese di essere giudicato senza indugi, ma il processo venne aperto solo dopo la sua partenza e, mentre era in viaggio alla volta della Sicilia, venne richiamato in patria.
  • La spedizione proseguì e Atene attaccò Siracusa, mentre Alcibiade si rifugiava a Sparta per vendicarsi dei suoi concittadini. Conosciuti da quest’ultimo i piani militari di Atene, Sparta intervenne in Sicilia distruggendo la flotta ateniese, e i soldati furono massacrati, fatti schiavi o lasciati morire nelle “latomie”, cave di pietra dalle quali era impossibile uscire.
  • La sconfitta di Atene fu durissima, ma nonostante ciò Sparta, che temeva un colpo di coda della polis rivale, giunse nel 412 a.C. ad un accordo con Dario II di Persia, che prevedeva un finanziamento a Sparta da parte dei Persiani, in cambio del consenso alla conquista persiana delle poleis della Ionia.
  • Malgrado l’opposizione dei membri del Consiglio Oligarchico dei 400, costituitosi ad Atene nel 411 a.C. al posto del governo democratico, il demos riuscì a far richiamare in patria Alcibiade e a proclamarlo nuovamente stratega.
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"Grazie ad alcuni suoi successi"
  • Grazie ad alcuni suoi successi, Atene si risollevò, abbatté il regime oligarchico e ripristinò la democrazia, ma alle prime sconfitte Alcibiade venne ancora una volta allontanato dalla città.
  • Lo scontro decisivo tra Atene e Sparta avvenne nel 405 a.C. presso il fiume Egospotami, dove la flotta ateniese fu sconfitta, e nel 404 a.C. Atene si arrese definitivamente a Sparta, con condizioni di pace durissime: l’abbattimento delle Lunghe Mura e di tutte le fortificazioni, la perdita dei possedimenti fuori dell’Attica, la riduzione della flotta a solo dodici navi e l’adesione della polis alla lega del Peloponneso.
    Ad Atene fu quindi soppresso il regime democratico e fu insediata al suo posto un’oligarchia composta da trenta persone, il cui governo fortemente violento, persecutorio ed antidemocratico passò alla storia come il regime dei Trenta Tiranni.
  • Ciononostante, nel 403 a.C. un gruppo di fuorusciti, guidati da Trasibulo,  riuscì a rientrare ad Atene, rovesciando la tirannide e ripristinando le istituzioni democratiche.
  • Sebbene avesse vinto la guerra con l’aiuto persiano, Sparta deteneva un’egemonia assai instabile sulla Grecia. Con la fine di Atene, inoltre, le attività economiche deperivano e i mari erano teatro di numerosi e gravi atti di pirateria.
  • L’EGEMONIA TEBANA
  • Tebe interpretò il generale malcontento e nel 371 a.C. il generale tebano Epaminonda sconfisse gli Spartani nella battaglia di Leuttra, grazie alla nuova tattica della falange obliqua (detta anche falange tebana). Con i due comandanti Pelopida ed Epaminonda, Tebe governò la Grecia, ma non seppe dar vita ad un progetto politico in grado di conferire stabilità alla Grecia.
  • Sparta e Atene si coalizzarono quindi contro Tebe e nel 362 a.C. si combatté la battaglia di Mantinea, nella quale vinse Tebe, ma perse la vita Epaminonda, rimasto solo dopo la morte di Pelopida in Tessaglia. Dopo nove anni di egemonia sull’Ellade, Tebe  perse ogni potere sul resto delle poleis e la Grecia piombò nel disordine e nella più assoluta incertezza politica.


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"LA CONQUISTA MACEDONE"
  • LA CONQUISTA MACEDONE
  • Nel nord della Grecia era situata la Macedonia, regione dal territorio prevalentemente montuoso e dall’economia povera, legata per lo più all’allevamento di bestiame. I suoi abitanti parlavano uno dei tanti dialetti greci, ma a causa della posizione geografica del territorio, che restava alquanto periferico rispetto al resto delle poleis greche, e della conseguente arretratezza culturale in cui versavano, erano definiti dagli stessi greci dei “barbari”.
  • Lo Stato era retto da secoli da una monarchia originaria di Argo e il re veniva eletto da un’assemblea di nobili; egli non governava in modo assoluto, ma la sua autorità era basata soprattutto sul valore delle armi e sul prestigio personale che poteva derivarne.
  • Nel 359 a.C. salì al trono Filippo II, che essendo vissuto a lungo a Tebe ed essendo stato formato dallo stesso Epaminonda, aveva acquisito una grande preparazione militare. In politica interna egli attribuì maggiore incisività al potere del re, riducendo la sfera di influenza degli aristocratici, mentre in politica estera sconfisse gli Illiri, si impadronì delle miniere d’oro del Pangeo, in Tracia, e conquistò la città di Anfipoli, che era legata ad Atene e grazie alla quale si assicurò un importante sbocco sul Mar Egeo. Queste operazioni risultarono molto fruttuose sul piano finanziario e la Macedonia divenne in breve tempo una potenza economica di tutto rispetto. Venne infatti coniata una moneta d’oro, il “filippo”, capace di reggere la concorrenza con quella ateniese e largamente accreditata presso tutte le poleis greche.
  • Un’importante riforma fu poi quella dell’esercito, nel quale venne introdotta la “falange macedone” (o tebana, visto che nacque sul modello di quest’ultima, conosciuta da Filippo a Tebe), un’unità di ottomila soldati disposti su sedici file, che avanzavano compatti e armati di lunghe lance, dette “sarisse”.
     Nel IV secolo a.C. la Grecia versava in una situazione di crisi politica, economica e sociale senza precedenti, causata in prevalenza dalla guerra del Peloponneso, che aveva messo in ginocchio l’economia ellenica, e dalla mancanza di stabilità che ne era seguita.
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"La potenza macedone appariva quindi..."
  • La potenza macedone appariva quindi l’unica forza in grado di rappresentare un punto di riferimento per le poleis greche, che avevano un assoluto bisogno di ordine e sicurezza. Questa situazione si sposava perfettamente con le ambizioni politiche di Filippo, che aveva già avviato il suo piano di espansione verso la Grecia.
  • L’occasione propizia gli fu offerta dalla cosiddetta “Guerra Sacra”, che si combatté nel 352 a.C. tra Tebe e la Focide per il controllo del santuario di Apollo a Delfi. Alcuni noti cittadini della Focide furono accusati da Tebe di sacrilegio nei confronti del santuario, e condannati al pagamento di una forte multa, ma i focesi risposero con le armi e tentarono di appropriarsi del tempio e del suo tesoro. Tebe dichiarò la guerra (detta appunto sacra) e chiamò ad intervenire le città facenti parte dell’anfizionia di Delfi, associazione di cittadini che si riconoscevano nel culto di Apollo e si impegnavano nel mantenimento della pace nel territorio sul quale sorgeva il santuario. Mentre i Focesi erano appoggiati da Sparta e Atene, Filippo II intervenne a sostegno dei Tessali, alleati dei Tebani, estendendo così la sua influenza in Tessaglia.
  • Ad Atene, intanto, il democratico Demostene teneva accesi discorsi contro Filippo II (detti per questo “filippiche”), indicato come un pericoloso invasore che avrebbe annientato la democrazia in favore dell’oligarchia e favorito così le classi aristocratico-nobiliari, che erano apertamente conservatrici e antipopolari. Altri oratori, come ad esempio Isocrate, sostenevano invece che il vero nemico restava sempre la Persia, ed era quindi necessario accettare l’autorità di Filippo, che avrebbe permesso di riportare la vittoria definitiva sui Persiani.
  • Demostene ebbe la meglio e si formò una lega di città guidate da Tebe e Atene allo scopo di respingere i Macedoni, ma nel 338 a.C. si svolse la battaglia di Cheronea, che segnò la sconfitta definitiva delle poleis greche e delle loro autonomie.
     Con le genti sottomesse Filippo non usò metodi brutali, bensì l’arma della diplomazia, poiché cercò di coinvolgere le poleis nell’ambizioso disegno politico di espansione verso Oriente. Riunì pertanto nel 337 a.C. il Congresso di Corinto, dove impose la costituzione di una lega tra le poleis greche, nell’ambito della quale esse restavano autonome ma veniva loro proibito di entrare in conflitto reciproco.
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"Egli ottenne inoltre il supremo..."
  • Egli ottenne inoltre il supremo comando degli eserciti greci e si pose a capo di una grande spedizione contro l’impero persiano, ma nel 336 a.C., alla vigilia della partenza, venne assassinato misteriosamente da mandanti che ancor oggi restano ignoti.
  • Alla morte di Filippo II salì al trono il figlio ventenne Alessandro III (detto “Magno”, il Grande, per le sue gloriose imprese), avversato duramente dall’aristocrazia interna per l’origine non macedone di sua madre. Delle sue difficoltà, che sembravano aggravate anche dalla sua giovane età, approfittarono alcune poleis, tra cui Tebe, che organizzarono delle rivolte, ma Alessandro reagì con forza e decisione, radendo al suolo Tebe nel 335 a.C.
  • Alessandro organizzò quindi la grande impresa contro l’impero persiano, che da tempo era agitato da forti tensioni e spinte autonomistiche da parte dei satrapi, che governavano le province, o satrapie, in nome e per conto dell’imperatore.
  • Nel 334 a.C. Alessandro partì da Pella, capitale della Macedonia, a capo di un esercito formato da soldati macedoni e greci. Varcato l’Ellesponto, riportò la prima vittoria sui Persiani nella battaglia di Granico, occupando la Lidia e liberando le città greche dell’Asia Minore. Conquistò l’Anatolia e, dopo la battaglia di Isso (333 a.C.), riuscì ad entrare in Siria, conquistando la Fenicia, la Palestina  e l’Egitto, dove fondò Alessandria, la prima di una serie di città alle quali egli dette il suo nome. Riprese quindi la strada verso Oriente e nel 331 a.C. a Gaugamela, oltre il Tigri, sconfisse definitivamente l’esercito di Dario III, occupando Babilonia, Susa e Persepoli.
  • Avendo realizzato l’obiettivo che si era prefissato, Alessandro rimandò in patria i soldati greci e tenne con sé i macedoni e i volontari. Si spinse quindi verso l’India ma, oltrepassato il fiume Indo, i suoi soldati, ormai stremati, lo costrinsero a tornare indietro. Nel 324 a.C. si fermò a Babilonia per riorganizzare il suo impero e pianificare la conquista dell’Arabia, ma venne colto da una febbre improvvisa, dovuta probabilmente alla malaria, e morì nel giugno del 323 a.C., all’età di trentadue anni.
     Il suo dominio non ebbe precedenti in fatto di estensione territoriale e per realizzare il suo progetto di impero universale egli fece uso di tutte le risorse di cui disponeva: la potenza militare macedone, la cultura greca e le ricchezze dell’Oriente.
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"Alessandro mirò alla fusione tra..."
  • Alessandro mirò alla fusione tra Greci e stranieri e ne diede lui stesso l’esempio sposando la principessa persiana Rossane, dalla quale ebbe un figlio che però non fece in tempo a conoscere, essendo quest’ultimo nato dopo la sua morte.  Alessandro rispettò sempre gli usi e i costumi di ciascun popolo conquistato, e spesso mantenne in vigore sia le strutture che le figure politiche dei precedenti governi. Egli amava presentarsi alle genti come il continuatore delle loro tradizioni, e si fece pertanto proclamare “figlio di Ammon-Ra” in Egitto, così come si presentò ai Persiani nella veste del tipico monarca orientale, circondato dallo splendore e dal fasto che caratterizzavano da secoli le loro tradizioni.
  • Tuttavia, proprio le sue accentuate manie orientaleggianti, la sua volontà di fusione del popolo greco con i “barbari” e l’obbligo della “proskinesis” (o prosternazione), che imponeva ai sudditi di inchinarsi fino a terra al suo cospetto come dinanzi a un dio, costituirono dei fattori di disturbo per le popolazioni greche, abituate da sempre a vivere in un modo ben diverso sia la vita politica che il credo religioso.
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"LE MONARCHIE ELLENISTICHE"
  • LE MONARCHIE ELLENISTICHE
  • Alla morte di Alessandro, nel 323 a.C., suo figlio non era ancora nato, per cui, dopo una serie di lotte interne per la successione, il suo impero venne diviso in quattro regni, detti appunto Regni Ellenistici: il Regno di Siria (con capitale Antiochia), il Regno di Pergamo (con capitale Pergamo), il Regno d’Egitto (con capitale Alessandria) e il Regno di Macedonia (con capitale Pella).
  • In queste monarchie la fusione voluta da Alessandro si realizzò solo in minima parte, poiché la classe dirigente fu quasi interamente greco-macedone e assumeva spesso atteggiamenti di superiorità nei confronti delle popolazioni locali, considerate inferiori.
  • Il re aveva un potere assoluto e un carattere sacro, come stavano a dimostrare la veste di porpora, lo scettro e il diadema, e a lui spettava il compito di emanare le leggi e amministrare la giustizia.
  • L’economia dei Regni Ellenistici era direttamente sottoposta al controllo dello Stato, che si basava  su un rigido accentramento burocratico. L’agricoltura, l’artigianato ed il commercio furono molto fiorenti e in questo periodo si ebbe una forte mobilità di genti che si spostavano da un regno all’altro, attratte dalle possibilità di progresso economico. Il considerevole flusso di persone, merci e capitali, reso possibile da una fitta e complessa rete viaria,  facilitò l’ulteriore circolazione della moneta e la nascita  di banche private finalizzate al cambio, al deposito e al prestito di denaro.
  • Con la civiltà ellenistica si ebbe un’enorme diffusione della cultura greca e delle innovazioni tecnico-scientifiche. La lingua venne unificata nella koiné, lingua comune, basata sul dialetto attico, e contribuì all’unificazione culturale dei popoli.
    Ad Alessandria d’Egitto venne edificato il famoso Museo (o tempio delle muse), nel quale si ritrovavano e studiavano intellettuali di tutto il mondo allora conosciuto, e che comprendeva anche un orto botanico, un giardino zoologico, un osservatorio astronomico e soprattutto la Biblioteca, che contava oltre 7500 volumi ed era di pubblico accesso.


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"Lo sviluppo scientifico e tecnologico..."
  • Lo sviluppo scientifico e tecnologico fu favorito dalla ricerca di grandi intellettuali, tra cui ricordiamo Euclide, padre della geometria euclidea, Archimede di Siracusa, che si occupò di fisica e matematica, Eratostene di Cirene, che calcolò con incredibile approssimazione la circonferenza della Terra, Aristarco di Samo, che calcolò la circonferenza di Sole e Luna e la loro distanza dalla Terra, e che ipotizzò per primo che il Sole fosse fisso mentre la terra girava intorno ad esso, Ipparco di Nicea, che fissò la durata dell’anno solare in 365 giorni, 5 ore e 55 minuti, con un errore di soli 7 minuti rispetto al dato attuale.
  • La filosofia non si occupò più della natura e delle cose o della dimensione politica del cittadino, come era avvenuto nei secoli precedenti, ma si orientò verso i valori morali e la ricerca della felicità, scoprendo così la dimensione interiore dell’individuo.
  • Anche la religione tradizionale, legata al Pantheon greco, non appariva più in grado di risolvere i problemi e di rispondere ai dubbi dell’uomo, e si assisté alla progressiva fusione degli dei greci con altre divinità, che sembravano offrire maggiori rassicurazioni circa le paure e gli interrogativi di una umanità che era venuta perdendo la propria identità originaria e attraversava una fase storica di grandi cambiamenti.
  • La massima fioritura della civiltà ellenistica si ebbe intorno al II secolo a.C.,  nel secolo successivo alla morte di Alessandro, e ad essa seguì una lenta ma progressiva decadenza, generata  dall’eccessivo dispotismo dei sovrani e dalla pressione fiscale esercitata dai loro governi.
  • Tra il II ed il I secolo a.C. i Regni Ellenistici caddero sotto la conquista di Roma, anche se la grande civiltà ellenistica esercitò su di essa un’immensa influenza culturale.
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LE COSTITUZIONI AD ATENE
  • Atene, come la maggior parte delle città greche, possedeva due importanti nuclei urbanistici diversi: l'acropoli e l’agorà. L’acropoli rappresentò il nucleo originario della città, che nel VII secolo a.C. si sviluppò soprattutto verso Nord-ovest, dove più tardi trovò posto l'agorà, il luogo del mercato ma anche delle riunioni pubbliche e delle rappresentazioni teatrali.
  • LA COSTITUZIONE ARISTOCRATICA
    Secondo una leggenda, il primo re di Atene fu un egizio, Cecrope, a cui successe il re Egeo e in seguito suo figlio, l'eroe Teseo, che estese il dominio di Atene su tutta l'Attica.
  • Al termine della fase monarchica, che corrisponde all'età micenea, Atene fu governata da una classe sociale aristocratica, che tra l'VIII ed il VII secolo a.C. dette vita alla prima forma di Costituzione politica. La Costituzione aristocratica prevedeva:
  • 1) l’Ecclesia, assemblea di cui facevano parte gli aristocratici (grandi proprietari terrieri) e il demos
  •     (piccoli proprietari terrieri, artigiani e commercianti). Veniva convocata molto raramente, aveva scarsi
  •              poteri ma poteva eleggere gli arconti.
  • 2) l’Arcontato, composto da nove arconti, che formavano il governo delle polis e venivano eletti ogni anno
  •     dall'Ecclesia. Una volta usciti di carica confluivano di diritto nell’Areopago.
  • 3) l'Areòpago, composto dagli ex arconti, che era il tribunale supremo che giudicava i delitti più gravi, ma
  •     anche l’operato degli arconti in carica.
  • Le donne, gli stranieri (chiamati meteci) e gli schiavi non avevano diritti politici. In questa Costituzione, che segna il passaggio dalla fase monarchica alla repubblica aristocratica, i poteri passarono gradualmente dal re ai membri delle famiglie nobili che si raggruppavano intorno a quattro tribù, discendenti da un unico capostipite. Per questo motivo alcune magistrature subirono delle evoluzioni, come ad esempio l’arcontato, nel quale il numero degli arconti originariamente era di tre: l’arconte re, che aveva poteri religiosi, l’arconte eponimo, che amministrava la città e dava il proprio nome all’anno, e l’arconte polemarco, che guidava l’esercito e aveva il potere militare. In seguito il numero degli arconti fu portato a nove, segno della strutturazione e della specializzazione delle funzioni di governo, ma essi vennero sempre scelti all’interno dell’aristocrazia nobiliare.
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"LA COSTITUZIONE DI SOLONE"
  • LA COSTITUZIONE DI SOLONE
  • Solone fu nominato arconte nel 594 a.C. ad Atene. Egli fu uno dei primi personaggi politici che favorirono lo
  • sviluppo della democrazia ateniese e di certo sappiamo che fu un grande riformatore. Da tempo, infatti, si
  • accentuava nella polis il fenomeno della riduzione in schiavitù di molti contadini che, indebitatisi a causa delle
  • crescenti difficoltà di sostentamento della famiglia, non riuscivano a ripagare con la loro terra gli aristocratici, ai
  • quali spettavano anche interessi molto elevati. A lungo andare questa situazione determinò forti tensioni all’interno
  • della polis e continui furono i tentativi di ribellione.
  • Da qui l’intervento di Solone, che sosteneva che il bene della polis richiedeva un compromesso e dei sacrifici da parte
  • di tutti. Questo sacrificio si basava su due principi fondamentali: i contadini avrebbero dovuto pagare i loro debiti,
  • ma gli aristocratici avrebbero dovuto ridurre la somma degli interessi richiesti, così come avrebbero dovuto
  • accettare la soppressione della schiavitù a causa dei debiti e la restituzione delle terre che essi avevano sottratto ai
  • piccoli proprietari come pegno.
  • Dopo il superamento di questa crisi sociale, Solone regolò la politica interna in modo che il potere dell’aristocrazia
  • non impedisse  lo sviluppo delle classi sociali più povere e questo principio venne chiamato “timocrazia” (dal greco
  • timè, censo e kràtos, potere), in quanto il potere venne distribuito secondo il censo, cioè secondo la ricchezza
  • posseduta dalla persona. Solone divise quindi la popolazione ateniese in quattro classi:
  • 1)  Pentacosiomedimni, grandi proprietari terrieri il cui reddito annuo superava i 500 medimni di cereali (1 medimno
  •      corrispondeva a circa mezzo quintale) o una equivalente quantità di olio e vino.
  • 2)  Cavalieri, medi proprietari terrieri il cui reddito era compreso tra i 300 e i 500 medimni e che potevano permettersi
  •                     l’acquisto di un cavallo per la guerra.
  • 3)  Zeugiti, piccoli proprietari terrieri con entrate pari ad un minimo di 200 medimni che potevano permettersi una
  •      coppia di buoi per lavorare la terra.
  • 4) Teti, coloro che non possedevano nulla se non la famiglia e che comunque avevano redditi al di sotto dei 200
         medimni di produzione.


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"Di queste classi"
  • Di queste classi, soltanto i pentacosiomedimni potevano essere eletti arconti, e a far parte dell’organismo
  • che li eleggeva potevano entrare anche i cavalieri; questi potevano, insieme agli zeugiti, essere eletti nelle
  • altre cariche. I teti potevano, insieme alle altre classi, entrare a far parte dell’Ecclesia (l’assemblea
  • cittadina), che aveva il compito di eleggere i magistrati ma non gli arconti. Tutte le classi avevano accesso
  • anche all’Eliea, il tribunale popolare che si occupava di reati di minore importanza. Rimanevano attivi poi
  • l’Areopago, il tribunale supremo composto da ex arconti, e la Bulè, formata da aristocratici scelti per
  • sorteggio tra le prime tre classi.
  • Anche la struttura dell’esercito rispecchiava la suddivisione delle classi sociali su base  timocratica,
  • essendo costituita dalla nuova falange oplitica e basata sulla stessa trasformazione politica di Atene: i
  • pentacosiomedimni finanziavano la marina militare e nell’esercito erano affiancati dai cavalieri; gli
  • zeugiti, che potevano permettersi l’armatura, costituivano la massa degli opliti; i teti, invece, venivano
  • utilizzati nelle truppe leggere o impiegati come rematori sulle imbarcazioni da guerra.
  • Solone intervenne anche a proposito del diritto di famiglia, introducendo la distinzione tra concubinato e
  • matrimonio (che poteva avvenire solo dopo il fidanzamento). Era perciò resa possibile la distinzione tra
  • figli legittimi, nati dal matrimonio, e figli illegittimi, e solo da questo momento i figli che poterono
  • accedere all’eredità paterna furono quelli riconosciuti legittimi. Solone non intervenne invece a proposito
  • del diritto penale e rimase perciò valida la legge sull’omicidio introdotta da Dracone.


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"LA COSTITUZIONE DI CLISTENE"
  • LA COSTITUZIONE DI CLISTENE
  • Verso il 508 a.C. si verificò ad Atene uno scontro politico che portò al potere una figura di grande importanza: Clistene. Questi riteneva che la costituzione di Solone non fosse più adeguata, in quanto la timocrazia, invece di ridurre il divario fra classi potenti e classi deboli, finì per accentuarlo. La costituzione che Clistene riuscì a far approvare si basava sull’”isonomia” (dal greco iso, uguale e nomos, legge, cioè legge uguale per tutti), che prevedeva la suddivisione dei cittadini su base territoriale.
  • Clistene divise il territorio dell’Attica in tre regioni: la costa, l’interno e la periferia collinare. Ognuna di queste regioni venne a sua volta divisa in dieci distretti chiamati trittìe. A loro volta, ogni trittìa venne suddivisa in cinque demi, comuni o quartieri, per un totale di centocinquanta trittìe. Poi divise la popolazione in dieci tribù, ciascuna delle quali era composta da cittadini appartenenti a tutti  i territori:
  •        1)  i grandi aristocratici, che abitavano nella pianura;
  •               2)  i piccoli proprietari e i contadini, che abitavano nelle zone più montuose;
  •                 3)  i marinai, commercianti, artigiani e pescatori, che abitavano invece in prossimità della costa (dove era situato
  •             il porto commerciale).
  • Ognuna di queste tribù nominava cinquanta consiglieri che andavano a formare la “Bulè dei Cinquecento”, che si divideva al suo interno in dieci commissioni chiamate pritanìe, di cinquanta buleuti ciascuna. Queste pritanìe governavano la polis per  un decimo dell’anno, e colui che presiedeva la pritanìa al governo veniva eletto per sorteggio ogni giorno dai cinquanta “prìtani” del mese. Furono confermate invece da Clistene le altre cariche pubbliche già esistenti nella costituzione precedente, ossia:
  •              4)  l’Ecclesia, cioè l’assemblea cittadina;
  •              5)  l’Arcontato, i cui arconti divennero 10, con ridotti poteri governativi;
  •                6)  l’Areopago, formato dagli ex arconti, con ridotti poteri giudiziari;
  •                7)  l’Eliea, il tribunale composto da giudici popolari.


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"Il principale organismo dello Stato..."
  • Il principale organismo dello Stato era la bulè, poiché ad esempio l’ecclesia poteva solo approvare o respingere le sue
  • proposte, che riguardavano l’amministrazione dello Stato, la politica estera, l’esercito, i lavori pubblici e il culto religioso.
  • Inoltre, i membri della bulé potevano restare in carica solo per un anno e il buleuta non poteva essere eletto per più di due volte nella sua vita. Quanto all’esercito, ogni tribù era chiamata a fornire uno squadrone di cavalleria, un reggimento di opliti e uno stratega militare. Soltanto per particolari cariche, come quella di arconte o di stratega, veniva utilizzato il tradizionale sistema dell’elezione, poiché autorità importanti come i generali dovevano essere scelti con molta avvedutezza e dopo un’accurata selezione, mentre per il resto delle funzioni pubbliche l’elezione avveniva per sorteggio e quasi tutte le cariche avevano durata annuale e non erano rinnovabili. Clistene scelse di introdurre il sistema del sorteggio per due principali ragioni: per evitare l’eccessivo accumulo di potere da parte di alcuni eletti, e perché qualunque cittadino ateniese potesse avere la possibilità di ricoprire importanti cariche politiche. Molto probabilmente fu lo stesso Clistene ad introdurre la pratica dell’ostracismo (dal greco òstrakon = coccio). Ogni anno, secondo la decisione dell’ecclesia, ogni cittadino doveva segnalare su cocci di terracotta i nomi di coloro il cui operato era ritenuto troppo pericoloso per lo Stato: il cittadino con maggior numero di segnalazioni veniva espulso per dieci anni dalla polis, dalla quale doveva allontanarsi  entro dieci giorni. L’ostracismo non si traduceva comunque nella perdita dei diritti civili, né comportava la confisca dei beni, poiché, trascorsi i dieci anni, il cittadino ostracizzato poteva rientrare in Atene senza il peso del disonore. Questo metodo di espulsione era stato ideato per evitare pericolosi tentativi di ascesa al potere ad opera di tiranni che assumevano troppo potere politico, e il primo atto di ostracismo sembra risalire al 487 a.C., tre anni dopo la morte di Clistene, avvenuta nel 490 a.C.
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"I limiti della politica di..."
  • I limiti della politica di Clistene furono comunque evidenti, se si considera che donne, schiavi e stranieri non ricevettero la possibilità di partecipare alla vita politica. Inoltre, con il progressivo aumento del numero dei mercanti stranieri che si insediavano sul territorio ateniese, sempre meno abitanti ebbero questa possibilità, nonostante l’intera economia dell’Attica risentisse in modo decisamente positivo della loro presenza.
  • C’è da dire comunque che se Solone puntava a realizzare il bene della polis cercando di mettere d’accordo gli aristocratici con le classi più umili, Clistene capì che uno Stato può definirsi realmente giusto solo nel caso in cui tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge: si spiega così la divisione della popolazione effettuata secondo criteri geografici e territoriali e l’assunzione del metodo elettivo per sorteggio. Dunque, l’isonomia di Clistene rappresenta, seppur in modo ancora imperfetto, la prima forma di governo democratico. Secondo lo statista, infatti, uno Stato è democratico se il potere appartiene al popolo, e ciò è possibile solo se tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge.


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"LA COSTITUZIONE A SPARTA"
  • LA COSTITUZIONE A SPARTA
  • In base alla Costituzione di Licurgo, la società spartana era divisa in classi, ossia in grandi gruppi sociali.
  • Il posto più basso della società era occupato dagli Iloti, che erano i discendenti delle popolazioni
  • originarie conquistate dai Dori, e rappresentavano la stragrande maggioranza numerica della popolazione.
  • Gli iloti non godevano né dei diritti politici, né di quelli civili, erano schiavi dello Stato e avevano
  • l’obbligo di lavorare la terra degli spartiati, che questi concedevano loro in usufrutto, in modo che
  • potessero vivere restando insieme alle loro famiglie. Gli Spartiati costituivano la classe sociale più
  • ricca, formata dai nobili aristocratici discendenti dai conquistatori Dori, che si erano accaparrati le terre
  • migliori e le facevano lavorare dagli iloti, dedicandosi esclusivamente all’uso delle armi. Quando il
  • territorio conquistato con l’invasione della Laconia venne suddiviso in parti uguali ed inalienabili, a
  • ciascuno spartiate venne assegnato un lotto di terreno di quindici ettari detto ‘kléros’, che era lavorato
  • dagli schiavi per permettere ai nobili di dedicarsi all’esercizio continuo delle armi. I Perieci, invece, erano
  • gli abitanti della periferia e vivevano in quartieri controllati da un sorvegliante dello Stato.
  • Secondo alcuni essi discendevano dai Dori di umili origini, mentre secondo altri essi rappresentavano i
  • vinti che si erano sottomessi ai Dori senza opporre resistenza, meritando per questo la libertà e la facoltà
  • di scegliere la propria occupazione. Essi erano liberi ma non godevano dei diritti politici, non potevano
  • cioè esercitare il diritto di voto, né partecipare all’assemblea, né essere eletti ad alcuna delle cariche
  • politiche. Quando necessario, erano tenuti a far parte dell’esercito e si sostentavano dedicandosi
  • all’agricoltura, all’artigianato e al commercio.
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"Licurgo fu un leggendario legislatore..."
  • Licurgo fu un leggendario legislatore del IX secolo a.C. e a lui si attribuisce generalmente la Costituzione
  • spartana, anche se essa non fu opera di un solo legislatore, ma il frutto del lavoro di diversi uomini e di
  • lunghe esperienze governative. Secondo questa Costituzione, l’unica classe sociale ad avere diritti politici
  • e civili era quella degli spartiati. Essi soli infatti potevano partecipare all’Apella, l’assemblea degli
  • ‘uguali’, cioè dei cittadini maschi di età superiore ai trent’anni, che si riuniva una volta al mese. Questa
  • aveva potere consultivo, poteva cioè approvare o respingere le proposte fatte dalla Gherusia, il consiglio
  • eletto dall’apella e formato da ventotto membri di età superiore ai sessant’anni, che una volta eletti
  • facevano parte della gherusia a vita. L’apella eleggeva ogni anno cinque Efori, o sorveglianti, che
  • detenevano il potere esecutivo, facevano cioè rispettare le decisioni prese dall’apella, e quello giudiziario,
  • controllavano cioè il funzionamento dello Stato nel rispetto della legge. A Sparta vigeva un regime
  • Di Diarchia, ossia un governo retto da due re, che erano i capi dell’esercito e discendevano dalle famiglie
  • più prestigiose della città.
  • Sparta fu comunque una repubblica oligarchica, poiché col tempo il potere dei due re si ridusse alla sola
  • sfera militare e religiosa, mentre quella propriamente politica divenne sempre più appannaggio dei nobili.


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"L’ASSEMBLEA POPOLARE AD ATENE"
  • L’ASSEMBLEA POPOLARE AD ATENE
  • Il sistema politico di Atene si era formato sulla base della democrazia diretta, dove i cittadini avevano il diritto di partecipare all’ecclesìa e quindi al governo dello Stato.
  • Per poter far parte dell’ecclesìa i cittadini avevano bisogno di due requisiti importanti: avere il padre ateniese e aver raggiunto la maggiore età, e nel 451 a.C.,  con la riforma di Pericle,  per poter accedere all’ecclesìa essi dovevano avere anche la madre di cittadinanza ateniese. Il diritto di cittadinanza poteva essere acquisito anche per imprese eccezionali, però poteva essere revocato in modo provvisorio o definivo per un atto ritenuto grave o per comportamento scorretto.
  • Dato che i giovani all’età di diciotto anni dovevano prestare il servizio militare, i cittadini ateniesi potevano far parte dell’assemblea solo all’età di vent’anni.
  • Nelle poleis democratiche la sovranità apparteneva a tutti coloro che risultavano iscritti negli appositi registri dei demi, però di fatto una grossa fascia di cittadini non riusciva a partecipare alla vita della città, quindi essi godevano di un potere più apparente e superficiale che concreto.
  • Nei periodi di guerra, infatti, la maggior parte degli ateniesi era impegnata a combattere per la  patria, mentre in tempo di pace i contadini si impegnavano sulle loro terre, i commercianti non abbandonavano il loro lavoro e gli abitanti della costa si dedicavano notte e giorno alle attività legate alla pesca. D’altra parte, spesso accadeva che neanche i nobili  scegliessero di mischiarsi alla folla per sorbirsi lunghe e talvolta noiose sedute, e per tali motivi su un totale di circa quarantamila cittadini ateniesi il numero minimo dei voti validi per far approvare una legge era di sole seimila unità. Nell’ecclesia si discuteva di molti argomenti, come la fiducia sull’operato dei magistrati, gli approvvigionamenti, la difesa, ecc., e la data e l’ordine del giorno dell’assemblea venivano normalmente comunicati con quattro giorni di anticipo. Quando invece si presentavano dei casi di particolare importanza o urgenza, erano indette delle assemblee speciali che venivano annunciate con squilli di tromba, mentre per avvertire la gente delle campagne si usava accendere un fuoco nell’agorà.
  • Le sedute, inoltre, potevano essere sospese in caso di temporale, terremoto e eclissi, perché questi fenomeni naturali erano interpretati dal popolo come segni di disapprovazione delle scelte da parte di Zeus.
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"IL SISTEMA POLITICO DI SPARTA"
  • IL SISTEMA POLITICO DI SPARTA
  • A Sparta il numero degli individui con diritto di cittadinanza  era molto limitato rispetto agli abitanti assoggettati della Laconia e della Messenia, e tra gli Spartiati (o Lacedemoni), che rappresentavano la classe dominante, era nato un senso di parità, poiché  essi amavano riconoscersi come uguali.
  • Anche in questa polis, come in tutte le altre, esistevano cittadini più autorevoli (che si riconoscevano per famiglia, età e posizione) di altri, ma tutto sommato questo ideale servì a mantenere la polis unita per molti secoli.
  • Nella società spartana il gradino più basso era occupato dagli Iloti, i discendenti delle popolazioni assoggettate, che erano in superiorità numerica e non avevano diritti politici e civili, erano schiavi dello Stato, conducevano una vita molto dura ed erano obbligati a coltivare le terre degli Spartiati. Al di sopra degli Iloti vi erano i Perieci, o abitanti della periferia, che erano liberi ma non godevano dei diritti politici, cioè non potevano né votare né essere votati, non erano ammessi a partecipare all’assemblea degli aristocratici e, se necessario, erano obbligati a far parte dell’esercito insieme agli Spartiati. Per gli spartani la polis era tutto e Sparta possedeva un esercito molto forte e compatto formato da soldati professionisti, la cui principale attività consisteva nell’addestramento militare dei giovani. Oltre a ciò, essi si occupavano della vita politica e religiosa della loro polis, anche se non si ebbe mai un’esperienza politica improntata alla conquista progressiva della democrazia, come avvenne invece ad Atene.
  • Anche la vita familiare era ridotta al minimo, anzi gli spartani la consideravano quasi con disdegno e disprezzo, mentre invece erano ritenute molto importanti le occasioni conviviali, nelle quali il gruppo si riuniva quotidianamente. I sissìzi erano i pasti collettivi voluti da Licurgo al fine di eliminare il desiderio di ricchezza tra i cittadini di Sparta. Gli spartiati mangiavano tutti insieme consumando pasti uguali per tutti, che erano stabiliti dalla legge.
  • Si proibiva quindi di mangiare in casa stando comodamente seduti e abbandonando il corpo al vizio e al sonno pomeridiano, abitudini che bisognava assolutamente evitare per coltivare un corpo forte e vigoroso, non portato all’eccesso e alla mollezza. Tutti gli spartiati avevano vitto sufficiente, ma dai sissizi era bandita ogni forma di ostentazione della ricchezza e del lusso.
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"Fin dalla nascita"
  • Fin dalla nascita, la vita di un cittadino spartano dipendeva dal volere della sua polis, infatti erano i rappresentanti dello Stato a decidere se egli avesse il diritto di vivere nella polis o se dovesse invece essere ucciso, mentre la decisione dei propri genitori non contava nulla.
  • Quando il bambino compiva i sette anni veniva portato via dalla famiglia e affidato alle cure della polis fino al ventunesimo anno di età. La polis si prendeva cura del giovane insegnandogli tutte le tecniche militari utili per diventare un soldato perfetto e interessato solo a proteggere la propria patria.
  • I cittadini di Sparta tenevano molto alla loro forma fisica e la curavano con costanza. Per loro il cittadino perfetto doveva avere un corpo bello, costruito sulla base di duri allenamenti nei ginnasi, dalle corse, dalle marce, dalla resistenza alle intemperie, dai bagni nell’acqua gelida. In poche parole, un corpo perfetto doveva essere armonioso, agile e forte. Come si può immaginare, gli spartani non tolleravano chi rovinava il proprio corpo cadendo nell’obesità o dandosi al vizio e all’agio, e coloro che agivano così venivano severamente puniti con un giudizio d’infamia.
  • Però ai guerrieri non bastava avere un corpo bello, forte e agile, e queste caratteristiche non servivano a nulla se non erano accompagnate da una buona dose di coraggio. Infatti un oplita spartano in guerra non poteva scappare neppure di fronte alla morte sicura, ma doveva soltanto accettare il suo destino con convinzione ed onore.
  • A un guerriero di rispetto era impedito retrocedere o abbandonare lo scudo per mettersi in salvo e se ciò accadeva, egli era estromesso dal gruppo degli opliti e coperto di vergogna. Al contrario, chi affrontava la guerra con coraggio e senza piegarsi sotto i colpi del nemico, realizzava  il massimo ideale di eroismo.
  • Tutti gli spartiati dovevano essere uniformi anche esteticamente, e dovevano avere la barba e i capelli lunghi. Prima della battaglia, usavano svolgere delle pratiche con le quali  si curavano il corpo e l’abbigliamento: le armi venivano lucidate alla perfezione e il corpo del guerriero veniva cosparso d’olio fino a farlo brillare. Tutti i combattenti, poi, prima della battaglia praticavano anche una sorta di rito magico-religioso per riuscire a incutere terrore al proprio nemico.
33
"Un rispetto particolare veniva riservato..."
  • Un rispetto particolare veniva riservato dagli spartiati  ai loro re.
  • Questi potevano decidere di portare la guerra dove ritenevano opportuno, senza che nessun cittadino potesse ostacolarli. Nelle spedizioni militari i re partivano per primi e si ritiravano dal campo per ultimi, e avevano una speciale guardia del corpo di cento uomini scelti. In tempo di pace i re godevano di altri privilegi, ad esempio sedevano ai posti d’onore durante i sacrifici, da loro si iniziava a servire il pasto, che era doppio rispetto a quello degli altri commensali, e ad essi per primi veniva versato da bere. Inoltre, anche durante lo svolgimento delle pubbliche gare ai re spettavano i posti d’onore.


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"IL DIRITTO"
  • IL DIRITTO
  • In tutta la storia della Grecia antica non sono mai esistiti veri e propri giuristi, ossia delle persone specializzate nella riflessione e nell’elaborazione di principi giuridici. I giudici del periodo classico erano semplici cittadini che non avevano competenze giuridiche specifiche e ai quali veniva dato l’incarico di giudicare i fatti da un magistrato, anch’egli privo di competenze nel mondo del diritto.
  • I difensori degli imputati venivano chiamati ‘logografi’ (coloro che scrivevano i discorsi). Essi non erano specializzati in giurisprudenza e il processo veniva risolto grazie al buon senso del giudice, che spesso si faceva condizionare dai discorsi oratori dei logografi stessi.
  • Nel periodo storico che conosciamo attraverso l’Iliade e l’Odissea, il diritto era costituito solo da una serie di regole religiose e di comportamento, che proponevano modelli di vita positivi.
  • Quando si verificava un fatto che potesse recare un torto ad una persona, anche l’offeso perdeva il suo onore, che doveva riconquistare uccidendo l’offensore, oppure chiedendo allo stesso, come risarcimento, una somma in denaro o in beni. Una volta raggiunto un accordo, entrambe le parti si rivolgevano al Consiglio degli Anziani, che confermava ufficialmente i patti concordati.
  • Inizialmente le norme giuridiche furono di tipo orale e si basavano per lo più sulle consuetudini, cosa che purtroppo implicava la possibilità di trasgressione da parte dei gruppi di potere.
  • Solo con l’evoluzione delle città-stato e con la fondazione di nuove colonie appariranno i primi legislatori che stabiliranno una serie di norme scritte, così che ogni polis avrà le proprie leggi.
  • Le prime poleis ad avere dei legislatori furono appunto le colonie fondate dalla Grecia, poiché lì era meno sentito il peso delle tradizioni e delle consuetudini, che invece nella metropoli rappresentavano l’unica forma di diritto riconosciuto e condiviso da tutti i cittadini. I primi legislatori, ossia coloro che tentarono in qualche modo di riordinare o codificare le leggi furono Zaleuco di Locri e Caronda di Catania, figure semileggendarie che vissero intorno al VII-VI secolo a.C. e operarono nelle colonie greche dell’Occidente.
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"Tra i legislatori della Grecia..."
  • Tra i legislatori della Grecia continentale spiccano Licurgo, a Sparta, che non lasciò alcun codice di leggi scritte e ne vietò anzi la stesura in epoca successiva, e Dracone ad Atene, che fu uno dei primi legislatori del mondo greco e grazie al quale si ebbe la nascita del diritto penale. Nel 621 a.C. egli emanò infatti una famosa legge sull'omicidio, che affermava che chi veniva accusato di questo reato non poteva essere punito dai familiari della vittima per mezzo della vendetta privata, ma doveva essere sottoposto a un pubblico processo, al quale avrebbe fatto seguito l’applicazione della sentenza. Inoltre, Dracone stabilì una differenza di pena tra l'omicidio involontario, punibile con l'esilio, e l'omicidio volontario, punibile con la morte, e dichiarò altresì non punibile chi avesse ucciso per legittima difesa o per proteggere qualche suo familiare.
  • Con Dracone nacque così il codice penale, che sancì la fine della vendetta privata e affermò alcune importanti garanzie per le persone incriminate ingiustamente.
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"LA COLONIZZAZIONE"
  • LA COLONIZZAZIONE
  • Nell'età arcaica assistiamo a due grandiosi fenomeni: la nascita delle poleis e la colonizzazione. Alcune testimonianze archeologiche, come ad esempio le tracce dell'allargamento delle cinte murarie urbane, ci confermano il fenomeno del sovrappopolamento delle città greche avvenuto nell’VIII secolo a.C. e indicano che la popolazione non riusciva a trovare adeguati mezzi di sostentamento perché il territorio era di dimensioni relativamente contenute rispetto al gran numero di villaggi e città esistenti in Grecia. Il progressivo aumento del numero e delle dimensioni delle poleis tendeva ad occupare tutti i suoli coltivabili, tanto che le città greche si trovavano di fatto ingabbiate nel loro territorio.
  • Al problema dell'aumento demografico si aggiungeva quello delle ingiustizie riguardanti le norme dell'eredità, infatti il patrimonio paterno doveva per legge essere diviso in misura uguale tra gli eredi maschi. Di conseguenza, a causa delle piccole dimensioni dei terreni ricevuti in eredità, le proprietà terriere divennero insufficienti al sostentamento delle famiglie.
  • Gli aristocratici, già economicamente forti grazie ai mezzi di cui disponevano, non perdevano alcuna occasione per accaparrarsi nuove terre, mentre al contrario i piccoli proprietari terrieri erano costretti a svendere i loro poderi, diventando così miseri braccianti al servizio dei potenti. Per uscire da questa crisi si prospettarono due possibilità: abbattere il predominio politico ed economico dei ricchi e ridistribuire le terre secondo criteri di maggior equità, oppure trasferirsi altrove. La prima possibilità non era praticabile, perché tra i potenti ed i poveri esisteva un’enorme disuguaglianza sociale ed economica e difficilmente si sarebbe potuti arrivare ad una legislazione capace di operare in tale direzione, per cui non restò che tentare di attuare la seconda soluzione.
  • La colonizzazione greca fu dunque un fenomeno migratorio di massa che interessò le popolazioni della Grecia antica. Queste, partendo dalla penisola ellenica si  insediarono in altre terre del bacino del Mediterraneo in due ondate migratorie cronologicamente distanti tra loro, ma accomunate dalla naturale attitudine dei popoli greci a cercare opportunità di vita migliori. I Greci partirono dalle loro poleis e colonizzarono gran parte della Sicilia, il sud dell'Italia, le coste meridionali della Francia e quelle orientali della Spagna, la Cirenaica, la Tracia e il Mar Nero, e diedero libero sfogo al desiderio di avventura e al gusto della scoperta che li resero famosi in tutto il mondo allora conosciuto.
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"Inizialmente la colonizzazione fu ispirata..."
  • Inizialmente la colonizzazione fu ispirata in larga misura da racconti di mercanti e marinai che, narrando di terre lontane e favolose, incoraggiavano gruppi di persone a partire all’avventura in modo spontaneo e spesso con esiti disastrosi. In seguito le spedizioni furono pianificate, organizzate e tutelate dalle singole città. Queste  fornivano le navi, i tecnici e tutto quanto serviva alla spedizione e indicavano la persona che doveva dirigere la fondazione della nuova città, che quasi sempre apparteneva alla classe aristocratica. Molte volte il punto di arrivo era individuato con precisione sulla base di informazioni raccolte preliminarmente, e questo facilitava le operazioni di ormeggio, la ricerca delle zone più fertili e l’organizzazione  della difesa delle terre conquistate.
  • Le città che venivano fondate dai colonizzatori, guidati da un Oikistés (o ecista, cioè fondatore), erano chiamate Apoikìa, termine che indica il concetto di spostamento da una polis ad un’altra e che è molto lontano dal concetto moderno di colonizzazione, inteso come sfruttamento e imposizione di modelli di vita esercitato dai dominatori sui popoli colonizzati. I colonizzatori ellenici esportavano semplicemente la loro cultura, ed è per questo che le colonie greche nell’Italia meridionale, che formavano la Magna Grecia, erano intese come un completamento del mondo greco
  • Prima di costituire un nuovo insediamento urbano, i Greci, secondo la consuetudine religiosa, consultavano gli oracoli (in particolare quello di Delfi) e, una volta conquistata, la colonia diventava una nuova città politicamente indipendente. Una volta impadronitisi della zona prescelta, i colonizzatori fondavano il santuario delle divinità predilette e procedevano alla ripartizione delle terre, dividendo il territorio in parti uguali, dette Klèroi, che venivano assegnate ai coloni e diventavano per sempre di loro proprietà. A volte i colonizzatori, piuttosto che una città vera e propria, fondavano dei semplici centri commerciali e portuali, chiamati Empòria, che venivano da loro controllati. Le nuove poleis fondate dai coloni mantenevano spesso rapporti stretti con la madrepatria, soprattutto di carattere commerciale. Restava viva, inoltre, la consapevolezza dei legami culturali: il dialetto, i rapporti privilegiati con alcune divinità, la memoria di un passato comune mantenevano vivo il senso di appartenenza ad una stessa comunità originaria.
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"Nei territori colonizzati esistevano quindi..."
  • Nei territori colonizzati esistevano quindi due tipi di insediamento, l'apoikìa, una colonia a vocazione prevalentemente agricola, perché fondata sull’esigenza di nuove terre da coltivare, e l'emporion, un avamposto commerciale la cui tendenza sostanziale era quella allo scambio di materie prime e prodotti finiti con la madrepatria. Se l’emporion mantenne più a lungo i rapporti con la città madre per evidenti ragioni commerciali, l'apoikìa divenne ben presto una colonia  indipendente che si autogovernava in completa autonomia.
  • Dalle prime colonie, che sorsero prevalentemente sulla costa, ne nacquero altre, spesso per esigenze di controllo sull'entroterra, come ad esempio Siracusa, che fondò a sua volta Acri e Casmene.
  • Il fenomeno della colonizzazione ebbe conseguenze rilevanti non solo da un punto di vista culturale ed economico, ma anche politico. L’economia prese a basarsi non più solo sull’agricoltura, ma anche sull’artigianato, su forme di produzione industriale (lavorazione di ceramiche, tessuti e metalli) e sull’uso di nuove tecnologie e, favorendo la nascita di altre attività produttive, diede lavoro ai contadini rovinati dal latifondo. I coloni, inoltre, lontani dalla terra d’origine, preoccupati di sopravvivere e spinti dalla ricerca di sempre maggiori profitti, non diedero alcuna importanza all’estrazione sociale: tutti erano ugualmente impegnati nel miglioramento della propria esistenza e questo nuovo spirito economico ed egualitario diventò il simbolo della loro civiltà. Sulla base di questa esigenza di uguaglianza sociale nacque la prima elaborazione di leggi scritte, che eliminava le ingiustizie proprie del diritto trasmesso oralmente. Tuttavia, questa condizione di uguaglianza non si mantenne oltre la seconda o la terza generazione, poiché dopo i primi colonizzatori ne arrivarono altri che occupano le zone meno fertili e costituirono un ceto socio-economico di livello inferiore.
  • Gli spazi prescelti per la nuova fondazione erano molte volte disabitati, l'insediamento aveva luogo in modo pacifico e l'economia si organizzava progressivamente e senza ostacoli. Talvolta i territori erano già occupati da comunità locali, che vedevano l’avvento dei colonizzatori come un'aggressione esterna, poiché in alcuni casi i nuovi arrivati mettevano in atto forme di occupazione militare. Anche se, a differenza di quanto avveniva nelle grandi battaglie, tali operazioni belliche erano di modesta entità, le comunità indigene, spesso formate da piccoli e medi villaggi, non erano in grado di opporre resistenza contro lo schieramento oplitico. Gli indigeni venivano così sottomessi, ridotti in schiavitù e impiegati nel lavoro dei campi.
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"Dalle prime colonie"
  • Dalle prime colonie, che sorsero prevalentemente sulla costa, ne nacquero delle altre quasi sempre per esigenze di controllo sull'entroterra, come nel caso di Siracusa, che fondò a sua volta Acri e Casmene. L'occupazione dei Greci causò spesso un arretramento delle popolazioni indigene non sottomesse, come accadde nella Sicilia orientale, dove gli insediamenti locali furono sistematicamente distrutti.
  • Tuttavia, superato il momento traumatico del primo impatto, tra gli indigeni ritiratisi nell’entroterra e i colonizzatori greci si stabilivano consistenti rapporti economici e culturali, come è dimostrato dall'archeologia, che ha rilevato la diffusione dei culti e dei prodotti greci nelle città indigene e viceversa.  In generale, però, per i colonizzatori fu più conveniente instaurare dei rapporti di pacifica convivenza, perché in tal modo essi poterono acquistare con più facilità dagli indigeni le materie prime provenienti dalle regioni lontane dell'entroterra, che erano controllate dalle stesse popolazioni locali.
  • LA PRIMA COLONIZZAZIONE
  • La prima colonizzazione greca avvenne tra il XII e l’XI secolo a.C. I Dori occuparono il Peloponneso (tranne l’Arcadia e l’Attica) giungendo sino alla costa sud-occidentale dell’Asia Minore e scontrandosi spesso con gli Ioni e gli Eoli, che già erano stanziati in Grecia. Al termine di questa ondata migratoria si erano formate sulle coste dell’Anatolia tre regioni: la Doride, l’Eolide e la Ionia. Esse avevano in comune la coscienza di appartenere al mondo ellenico e, al termine delle migrazioni, nonostante le divisione territoriali, avevano una forte identità comune basata sulla lingua, sulla religione e su alcune antiche tradizioni.


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"LA SECONDA COLONIZZAZIONE"
  • LA SECONDA COLONIZZAZIONE
  • La seconda colonizzazione si sviluppò tra l’VIII e il VI secolo a.C., si diresse sia verso località già occupate nella prima colonizzazione, sia verso zone nuove e sconosciute, e diffuse la cultura e la lingua greca lungo le coste del Mediterraneo. Il bisogno di terre da coltivare necessarie per il forte incremento demografico, la povertà del suolo greco, l’affermazione del latifondo, il desiderio di esportare le merci che abbondavano, la necessità di trovare materie prime, ma, soprattutto, la necessità di scegliere l’esilio dopo essere stati sconfitti spingevano i rifugiati politici a ricostruire le loro comunità oltremare. Questa seconda colonizzazione non trovò grosse resistenze da parte delle popolazioni indigene, con le quali i Greci riuscirono a convivere in modo pacifico.
  • La Magna Grecia e la Sicilia furono colonizzate da coloni provenienti da Corinto, dalla Calcide, da Megara, dall’Acaia e dalla Locride. Tra le città che vennero fondate, le più importanti furono Taranto, Crotone, Cuma, Reggio, Messina, Catania, Siracusa, Gela, Agrigento e molte altre. Atene e Sparta rimasero sostanzialmente assenti da questo movimento colonizzatore, Sparta perchè restò chiusa nella sua costituzione oligarchica ed Atene perché ebbe un ruolo di guida solo nella fondazione della colonia panellenica di Turi.
  • CONSEGUENZE  SOCIALI, ECONOMICHE E CULTURALI
  • L’esperienza delle colonie fu molto importante dal punto di vista culturale, poiché permise contatti con popolazioni evolute, portando i Greci a compiere enormi progressi civili e ad attuare una maggiore apertura verso l’esterno. Da un punto di vista sociale ed economico, l’espansione del traffico commerciale stimolò notevolmente lo sviluppo delle poleis, tanto che intere comunità passarono in tempi brevi da un’economia prettamente agricola ad una produzione su vasta scala di manufatti richiesti dalle colonie (soprattutto vasi di ceramica ed oggetti di metallo). Inoltre, i commercianti e gli artigiani, aumentando la loro ricchezza, contrastarono sempre più il predominio politico dell’aristocrazia, cosa che ebbe notevoli ripercussioni sulle successive vicende politiche delle poleis greche.
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"Il reciproco scambio tra le..."
  • Il reciproco scambio tra le colonie greche aveva generato un florido commercio nel Mediterraneo e nell’Egeo a scapito soprattutto dei Fenici. Il ferro preso in Toscana, insieme allo stagno spagnolo e al rame della Gallia  permise ai Greci di costruire navi più grandi e più solide con le quali spingersi verso mercati sempre più lontani. Inoltre, l’introduzione della moneta (coniata per la prima volta in Lidia nel VII secolo a.C. in una lega di oro e argento che permetteva di scambiarla con qualsiasi prodotto) e la diffusione del suo uso facilitarono il risparmio, portando all’acquisizione di capitali che potevano essere reinvestiti o trasferiti, rendendo più semplice e nello stesso tempo più vitale l’attività economica.


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L’ESERCITO
  • Il territorio della Grecia era politicamente diviso in tante piccole poleis, ognuna delle quali aveva come strumento di offesa, ma principalmente di difesa, l’esercito.
  • Nell’antica Grecia tutti i cittadini erano soggetti all’arruolamento militare e le città-stato mantenevano dei corpi armati che all’occorrenza potevano essere raggruppati in un unico esercito rigidamente organizzato.
  • Atene fu una polis che conobbe nel tempo un enorme prestigio in fatto di cultura letteraria e filosofica, grazie a figure di grandi intellettuali come Socrate, Platone, Aristotele ed altri ancora, ma non fu sempre pronta né molto organizzata in campo bellico, in particolare su terra. Tuttavia, essa ebbe un notevole sviluppo a livello marittimo e si distinse notevolmente rispetto alle altre poleis  nella costruzione di navi da guerra e nella gestione della flotta navale, specialmente nell’ambito delle guerre persiane.
  • LA FLOTTA
  • Prima di Temistocle le navi ateniesi erano “lunghe e sottili”, avevano un’unica fila di remi ed erano lunghe trenta o trentacinque metri. I rematori potevano raggiungere il numero di trenta o cinquanta, ed erano disposti sui lati della nave, mentre al centro vi era un ponte rialzato dove si posizionavano quasi sempre i guerrieri. La nave possedeva inoltre un solo albero maestro, con una vela di forma quadrata.
  • Con Temistocle ci fu una serie di importanti trasformazioni e innovazioni, che dovevano portare la flotta ateniese ad un livello di sviluppo e di efficienza che non ebbe uguali in tutta la storia greca dell’età classica. Le navi vennero modificate e furono dotate, oltre che della vela e dell’albero, anche di tre file di rematori su ciascun fianco, per un totale di circa duecento rematori, e per questo motivo vennero chiamate “triremi”. Esse potevano raggiungere i trentacinque o quaranta metri di lunghezza e i cinque metri di larghezza, e potevano viaggiare ad una velocità di circa ventidue chilometri all’ora. La prima fila di rematori veniva posta nella parte inferiore, cioè quella più in basso, della nave, mentre la seconda e la terza fila venivano sistemate al di sopra di essa. I componenti dell’ultima fila di rematori, che si trovava al di sopra delle altre due, venivano chiamati tranìti. Questi  compivano la fatica maggiore ed erano pertanto reclutati tra gli strati più poveri della popolazione, spesso costretti per necessità ad accettare dei salari anche molto bassi.
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"Le triremi"
  • Le triremi, che erano navi molto agili, avevano la prua costituita da un materiale molto resistente, il metallo, e con il rostro riuscivano ad affiancare e speronare le navi nemiche, sfondandone lo scafo. Una volta che le due navi erano vicine, si abbassava un ponte di legno che si attaccava all’altra nave e permetteva uno scontro simile a quello sulla terraferma.
  • La costruzione di una tireme prevedeva un contributo obbligatorio da parte dei cittadini più facoltosi, che avveniva attraverso una liturgia. La liturgia era un servizio per la comunità, e prevedeva che i cittadini più facoltosi offrissero una parte delle loro ricchezze per il bene della collettività. Ad Atene le liturgie erano di diversi tipi, e riguardavano lo svolgimento di feste, cerimonie, banchetti, ecc., e ad esse si aggiungevano talvolta liturgie straordinarie legate a particolari emergenze, come ad esempio una carestia, un’epidemia, una guerra, ecc. Questi ‘benefattori’ non erano obbligati dallo Stato ad essere tali, ma li spingeva un forte senso sociale e morale, e del resto chi dava prova di altruismo e generosità acquistava dei meriti che spesso si rivelavano utili per raggiungere posizioni politiche di prestigio. Questo fenomeno, che va sotto il nome di ‘evergetismo’ (da ‘euerghétes’, benefattore) spiega perché al vertice delle poleis democratiche ci fossero quasi sempre cittadini molto ricchi. Tra le varie forme di liturgia, quella riguardante la costruzione di una trireme era chiamata “trierarchia”. Generalmente la città offriva lo scafo della nave e la retribuzione dell’equipaggio, mentre il “trierarca” ne assumeva il comando, forniva tutto l’equipaggiamento e garantiva la manutenzione.
  • Grazie a queste triremi, gli Ateniesi sconfissero a Salamina le navi persiane e con l’aiuto di Sparta, il cui esercito era molto forte sulla terraferma, riuscirono a infliggere un duro colpo all’impero persiano.
  • LA STRUTTURA E L’ORGANIZZAZIONE DELL’ESERCITO
  • Durante l’età micenea e per tutta la durata del medioevo ellenico, le guerre erano combattute dai nobili, gli unici cittadini che potevano permettersi l’armatura e il cavallo. Si trattava di un ristretto numero di guerrieri che si battevano prima su carri da guerra e poi a piedi, in combattimenti individuali. Col tempo, soprattutto nell’Attica e nella Grecia centrale, l’ampliamento delle città comportò l’esigenza di poter contare su un esercito di più vaste dimensioni. Ad Atene, infatti, la formazione militare andava dai diciotto ai vent’anni, anche se i cittadini dovevano restare soggetti a obbligo militare fino ai sessanta, nel caso in cui si fosse reso necessario fronteggiare una guerra.


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"Il nuovo tipo di esercito..."
  • Il nuovo tipo di esercito era basato sulla fanteria, formata da soldati a piedi, ed era costituito dagli “opliti”, guerrieri dotati di “hoplon” (lo scudo rotondo o talvolta ovale con cui si difendevano dai colpi del nemico). Gli elementi difensivi dell’armatura dell’oplita erano l’elmo di metallo, la corazza di cuoio e gli schinieri in bronzo, che servivano a proteggere la parte inferiore delle gambe, mentre l’armamento offensivo comprendeva un grande scudo bronzeo ovale, una lancia e una spada corta. La formazione oplitica prevedeva che i soldati avanzassero restando strettamente uniti tra loro, in modo da formare una “falange” compatta e dall’enorme massa d’urto. Dopo gli opliti avanzavano i “peltasti”, che rappresentavano la fanteria leggera, in quanto avevano solo lo scudo rotondo, due giavellotti ed una spada corta. Seguivano quindi i “ginneti”, dotati di due giavellotti, oppure l’arco o la fionda, ma privi di scudo. Su un lato della falange un flautista dava il ritmo di marcia ai guerrieri. Questo tipo di organizzazione dell’esercito ricalcava le differenze sociali che esistevano tra i vari cittadini della polis. Tuttavia  tra gli opliti, che pur essendo abbastanza ricchi non detenevano ancora il potere politico, si stabilì un forte legame dato dalla coscienza di avere un importante ruolo all’interno della società.
  • LA FORMAZIONE DEL SOLDATO
  • Sparta aveva una concezione ed un sistema di vita molto diverso da quello ateniese. Se Atene si dedicava soprattutto alla cultura e alla formazione filosofica e letteraria del fanciullo e del futuro cittadino, Sparta si basava su un’educazione molto rigida, improntata al più esasperato militarismo.
  • I fanciulli spartani, infatti, erano addestrati fin da piccoli alla disciplina militare. Nessuno spartano poteva educare il proprio figlio com