RELIGIONE E CULTO DEI MORTI

La religione dell'antico Egitto ci è nota attraverso i monumenti, le iscrizioni e i papiri ("Testi delle Piramidi", "Testi dei sarcofagi", "Libro dei Morti"). Uno dei caratteri della religione egizia è dato dallo zoomorfismo (in genere, nella raffigurazione degli Dei, sul corpo umano vengono raffigurate teste di montone, di vacca, di cane, di falco e così via.). Già all'inizio dell'età storica il panorama delle divinità era quasi completo e ogni città venerava una propria divinità protettrice (Horus, il dio falco, a Edfu; Hathor, la dea giovenca (vacca), a Dendera, Thoth, dio della scienza, con la testa di ibis e Anubi, con testa di sciacallo, un po' ovunque e così via). Sorsero inoltre i grandi sistemi teologici con divinità a carattere universale, come il dio Aton, che generò Shu (l'aria), Tefnut (l'umidità), che a loro volta generarono Geb (la terra) e Nut (il cielo), da cui nacquero Osiride, Iside, Seth e Nefti. Un altro ciclo si formò attorno al dio del sole Râ, signore del mondo, venerato dai sacerdoti di Heliopolis, che si identificò con il dio di tebe Amon, quando la capitale del regno fu trasferita da Menfis a Tebe (Luxor). Un faraone del Nuovo Regno, Amenofis IV, più noto con il nome di Ekhnaton o Akhenaton, che significa "spirito del sole", si staccò dalla religione tradizionale e trasferì la capitale a Tell el Amarna, che chiamò Akhetaton (orizzonte di Aton) e cercò di indurre i sacerdoti e il popolo al monoteismo, appunto con il culto del disco solare Aton. La sua riforma religiosa non ebbe successo e, dopo la morte del faraone, fu ripristinata la tradizione. Secondo le credenze dell'antico Egitto, l'esistenza terrena trova la sua continuazione nell'oltretomba. Il mito di Osiride, mito di amore e morte, di distruzione e di rinascita, insegna: Iside, sorella e sposa fedele di Osiride, lo riporta in vita, dopo che il dio delle tenebre Seth lo ha ucciso, disperdendone le membra per tutto l'Egitto. Iside raccoglie faticosamente i resti dello sposo e concepisce con lui il falco Horus, il figlio destinato a vendicare il padre e a disperdere le tenebre sulla terra.



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Il falco Horus all'ingresso del tempio di Horus a Edfu

Dopo la morte, a proposito della quale gli Egizi usavano l'espressione "ricollegarsi al proprio ka" (Ka significa "doppio"), il defunto doveva subire un certo numero di prove, traversando una regione chiamata Duat, prima di raggiungere i "frutteti di Osiride" e la "vita di milioni di anni". Era necessario, per questo, conoscere a fondo la geografia infernale. Il "Libro dei morti" offriva una vera e propria mappa dell'aldilà. Ogni faraone, sacerdote o dignitario di corte desiderava ripetere in sé, dopo la morte, il mito di Osiride. Il corpo del defunto veniva sottoposto a mummificazione , un processo che durava oltre settanta giorni prima che fosse deposto nel sarcofago avvolto in bende di lino, i visceri accuratamente conservati in eleganti vasi canòpi. I corredi funebri erano ricchissimi, come testimonia la tomba del giovanissimo e poco importante faraone Tutankhamon ritrovata dagli archeologi perfettamente intatta. Proprio le tombe sono il più prezioso documento che possediamo per la conoscenza della vita quotidiana e del costume dell'antico Egitto: iscrizioni, bassorilievi e dipinti rappresentano scene di vita agricola (allevamento del bestiame, marcatura e cure veterinarie, arature con l'aiuto dei buoi, seminagioni con gruppi di capre e montoni che pestano i solchi per sotterrare il grano, raccolti, battitura e mietitura del frumento, combattimenti di tori, cacce nel deserto, pesca alla nassa, lotte tra ragazzi, danze di fanciulle), scene di guerra (battaglie, fabbricazione di armi, punizioni inflitte ai vinti, assedi di città), mestieri (muratore, vetraio, fonditore, vasaio, scriba), navigazione, offerte agli dei, cerimonie, sacrifici ed altro ancora. Tutto quanto il defunto ha posseduto in vita deve essere a sua disposizione, in ogni momento, nella morte: le pareti narrano la sua esistenza in ogni particolare e il suo viaggio nel Duat, i soffitti sono trasformati in un firmamento con costellazioni e barche solari. Nel buio sigillato della tomba splende la luce della vita "eterna".