
A che cosa serve il motore su un'automobile?
La domanda sembra
retorica, eppure se approfondiamo l'argomento scopriremo che la sua
funzionalità non si ferma al solo scopo di muovere la macchina.
L'energia termica prodotta dalla combustione del carburante viene convertita
solo in parte in energia meccanica, a sua volta, una quota di energia
meccanica, è spesa per vincere gli attriti interni e per il
funzionamento di diversi dispositivi. In particolare, per quanto riguarda
il motore abbiamo:
un rendimento termodinamico complessivo hT che dipende dal ciclo di lavoro, tiene conto del calore disperso direttamente dal motore e delle imperfezioni del ciclo termico reale
un rendimento meccanico hM che tiene conto dell'energia dissipata dagli attriti interni e di quella necessaria al funzionamento del motore stesso (pompa carburante, olio, fluido refrigerante, aspirazione dell'aria di combustione, alternatore, distribuzione, ecc.).
P = F mV
Facendo il percorso a ritroso, a
questa potenza, utile per l'avanzamento, dobbiamo aggiungere:
È il ciclo più
utilizzato per i motori automobilistici. Si tratta di un ciclo aperto,
realizzato con un motore a combustione interna a quattro tempi, che utilizza
benzina come carburante.
il ciclo ideale
![]() | Nella figura accanto
è rappresentato sul diagramma P-V il ciclo ideale. Il calore necessario Q1 viene prodotto mediante la rapida combustione della benzina, quando lo stantuffo si trova al punto morto superiore (PMS). Alla fine della fase 1-2 la pressione ha il massimo valore del ciclo, compreso fra 3 e 6 MPa. A questo punto comincia la fase attiva con la rapida espansione dei gas che compiono lavoro sullo stantuffo, la pressione nel punto 3 (punto morto inferiore) scende a 0,4 - 0,5 MPa. Nella fase 3-4 si apre la valvola di scarico, i gas combusti escono spontaneamente, eliminando il calore di scarto Q2, e la pressione scende ad un valore di poco superiore a quello atmosferico. Una corsa a vuoto dello stantuffo, fase 4-5, permette di eliminare gran parte dei gas di scarico ancora presenti e di aspirare la miscela fresca per il ciclo successivo (corsa di ritorno 5-4). Nella fase 4-1 lo stantuffo torna al PMS e comprime i gas a 0,8 - 1,5 MPA. |
h = L / Q 1
Il calore Q1 può essere calcolato conoscendo il consumo di carburante per ogni fase attiva ed il suo potere calorifico, il calore di scarto si ricava dalle condizioni allo scarico dei gas combusti, il lavoro corrisponde alla differenza Q1 - Q2 .
Dove
r è il rapporto fra il volume massimo ed il
volume minimo del cilindro (rapporto di compressione variabile tra 5,5 e 12),
e g = cp/cv, per il fluido
operante nel ciclo vale all'incirca 1,2.
Con questi valori si ottiene un
rendimento compreso fra il 30 ed il 40 per cento.
il
ciclo reale
La realizzazione pratica del ciclo otto, comporta
alcune modifiche che ne diminuiscono il rendimento.
La combustione del
carburante, per quanto rapida, non può essere istantanea, in questo
intervallo di tempo lo stantuffo compie un certo tragitto, modificando il
volume del gas.
![]() |
Allo scarico la valvola rimane aperta per un certo tempo, la pressione non
scende all'istante ed esiste un intervallo durante il quale sono aperte
contemporaneamente la valvola di aspirazione e quella di scarico. Il fluido operante è una miscela di gas reali, con determinate caratteristiche fluidodinamiche, ne consegue che la corsa dello stantuffo per eliminare i gas combusti e quella di aspirazione non sono isobare, ma hanno un andamento tale da creare un'area supplementare, percorsa in senso inverso, che assorbe parte del lavoro prodotto con la fase attiva. La fase di lavoro e quella di compressione non sono trasformazioni reversibili e parte del calore prodotto è disperso attraverso le pareti del cilindro e della testata. |
Si tratta di un ciclo
termodinamico nato in origine per motori di grande potenza, successivamente,
le nuove opportunità offerte dal mercato hanno stimolato la ricerca,
portando alla realizzazione di motori più piccoli, utili per la
trazione automobilistica.
il ciclo ideale
![]() | La differenza
fondamentale rispetto al ciclo otto consiste nella trasformazione attiva 1-2,
che è isobara. Il motore diesel aspira solo aria, il carburante,
gasolio, viene iniettato nella camera di combustione alla fine della fase di
compressione dove la pressione vale da 3 a 5 MPa e la temperatura supera i
1000 K, il gasolio iniettato si incendia spontaneamente e, con la regolazione
della pompa di iniezione, si fa espandere il gas con una pressione costante
di 6 - 10 MPa. Terminata la fase di espansione isobarica, lo stantuffo prosegue la sua corsa con un'espansione adiabatica fino al PMI. L'apertura della valvola di scarico fa cadere bruscamente la pressione e permette l'evacuazione dei gas esausti. Nei motori a quattro tempi il ciclo continua con la corsa a vuoto dello stantuffo che completa lo scarico (fase 4-5) ed aspira nuova aria (fase 5-4). |

Dove t'
è detto rapporto di combustione a pressione costante e
corrisponde al rapporto fra il volume raggiuto alla fine dell'espansione
isobara (punto 2) ed il volume della camera di combustione (PMS). Trattandosi
di una trasformazione isobara, tenendo presente la legge di Gay-Lussac, si
può giungere allo stesso valore di t'
facendo il rapporto fra la temperatura raggiunta alla fine dell'espansione e
la temperatura iniziale della stessa T2/T1.Supponendo
t' = 2 si ottiene un rendimento
ideale del motore fra il 35% ed il 60%.
il ciclo
reale
Nella realizzazione pratica il motore diesel soffre
grosso modo delle stesse limitazioni tecniche del motore a ciclo otto, in
particolare, la fase attiva non è completamente isobara ma esiste una parte
iniziale a volume costante, la combustione del gasolio richiede una
regolazione del motore alquanto precisa ed una manutenzione puntuale,
altrimenti si avrebbe una combustione imperfetta, la produzione di polveri
carboniose inquinanti ed una diminuzione del rendimento.