
Secondo il fisico Giuliano Toraldo di Francia, la nostra sensazione della velocità non è ancora interiorizzata dall'esperienza. Di fronte ad un burrone, quando siamo su un terrazzo o più semplicemente in piedi su un tavolo, ci rendiamo conto iituitivamente dei danni che ci può provocare un'eventuale caduta, al contrario, correre in automobile comporta per molti una sensazione piacevole e nulla ci rammenta le gravi conseguenze di un brusco arresto.

La descrizione del movimento sarà il primo passo per
comprendere il comportamento della nostra automobile ed imparare a
padroneggiarlo con sicurezza.
tempo e
velocità
Il tempo necessario per compiere un
determinato percorso dipende dalla velocità media tenuta secondo la
formula:
t = s/v
Quindi
raddoppiando la velocità il tempo si dimezza, si potrebbe quindi
pensare che un ulteriore aumento della velocità comporterebbe un
corrispondente risparmio di tempo.
![]() | Questo è senz'altro vero, però se guardiamo il grafico a fianco, dove sono riportati i tempi di percorrenza in funzione della velocità media per diverse distanze, notiamo che, oltre una certa velocità il risparmio diventa insignificante, dato che le curve tendono ad un andamento orizzontale, quindi per avere sensibili variazioni del tempo, sono necessari notevoli incrementi della velocità a discapito della sicurezza. |
![]() | Si tratta di una manovra
impegnativa, da non effettuarsi con superficialità, senza aver prima
valutato la velocità del veicolo da sorpassare. Infatti il tempo
necessario è inversamente proporzionale alla differenza di
velocità fra i due veicoli, lo spazio impegnato aumenta invece con la
velocità del mezzo in sorpasso. Vediamo come è possibile calcolare lo spazio necessario alla manovra: |
Fig. 1
Il sorpasso comincia quando l'auto A si trova alla distanza D dal veicolo da superare (Fig. 1) e finisce quando si troverà davanti ad esso. Per semplicità supponiamo che, quando il veicolo A è rientrato, la distanza che separa i due mezzi sia ancora D. (Fig. 2)
Fig. 2
Posta l'origine delle distanze O coincidente col muso dell'auto A, la distanza percorsa s è data dalla formula:
s = VAt
Quello che può ingannare l'automobilista è proprio la percezione di questo tempo. Infatti è inversamente proporzionale alla differenza delle velocità DV secondo la formula:
t = (LA + LB + 2D)/ DV
Il tempo necessario per la manovra diminuisce notevolmente per grandi differenze di velocità, e può indurre a pensare che, in questo modo, il sorpasso sia più sicuro perchè si impegna per meno tempo la corsia esterna.
spazio necessario al sorpasso [m] (LA = LB = D = 5 m) | |||||||||||||||
VB | VA [km/h] | ||||||||||||||
| 150 | 140 | 130 | 120 | 110 | 100 | 90 | 80 | 70 | 60 | 50 | 40 | 30 | 20 | 10 | |
| 0 | 20 | 20 | 20 | 20 | 20 | 20 | 20 | 20 | 20 | 20 | 20 | 20 | 20 | 20 | 20 |
| 10 | 21 | 22 | 22 | 22 | 22 | 22 | 23 | 23 | 23 | 24 | 25 | 27 | 30 | 40 | |
| 20 | 23 | 23 | 24 | 24 | 24 | 25 | 26 | 27 | 28 | 30 | 33 | 40 | 60 | ||
| 30 | 25 | 25 | 26 | 27 | 28 | 29 | 30 | 32 | 35 | 40 | 50 | 80 | |||
| 40 | 27 | 28 | 29 | 30 | 31 | 33 | 36 | 40 | 47 | 60 | 100 | ||||
| 50 | 30 | 31 | 33 | 34 | 37 | 40 | 45 | 53 | 70 | 120 | |||||
| 60 | 33 | 35 | 37 | 40 | 44 | 50 | 60 | 80 | 140 | ||||||
| 70 | 38 | 40 | 43 | 48 | 55 | 67 | 90 | 160 | |||||||
| 80 | 43 | 47 | 52 | 60 | 73 | 100 | 180 | ||||||||
| 90 | 50 | 56 | 65 | 80 | 110 | 200 | |||||||||
| 100 | 60 | 70 | 87 | 120 | 220 | ||||||||||
| 110 | 75 | 93 | 130 | 240 | |||||||||||
| 120 | 100 | 140 | 260 | ||||||||||||
| 130 | 150 | 280 | |||||||||||||
| 140 | 300 | ||||||||||||||
Particolare attenzione
è poi necessaria durante la manovra di rientro, poichè in
questo momento la velocità del veicolo non è diretta lungo
l'asse della strada ma ha una componente perpendicolare, se la manovra
è troppo brusca si rischia così di tagliare la strada al
veicolo appena sorpassato, è buona norma rientrare solo quando il
veicolo sorpassato è visto nel proprio specchietto retrovisore.

I produttori di una lussuosa automobile si vantavano che: L'unico rumore
che sentite sulle nostre vetture è quello delle gomme sulla strada,
ma le strade non le facciamo noi. Questo significa che possiamo avere
l'automobile più perfezionata che esista, ma dovremo sempre fare i
conti con l'ambiente esterno. Come vedremo l'anello debole è proprio
il contatto col suolo.
finalmente si parte
Saliamo sulla nostra auto, accendiamo il motore, innestiamo la
marcia e partiamo. Sembra tutto banale, eppure si tratta di una manovra
delicata. Innanzi tutto bisogna rispettare le esigenze del motore, un regime
di rotazione troppo basso ed un brusco rilascio della frizione ne possono
provocare lo spegnimento. Supponiamo di aver fatto le cose per bene e
vediamo che cosa succede.
Al
rilascio della frizione, il motore trasmette una coppia alle ruote motrici,
che si traduce nella forza Fm, il suo valore dipende dalla
potenza del veicolo, ma è inevitabilmente limitata dal coefficiente
di aderenza ruota - strada e dall'assetto del veicolo.
F m = ma Ra
Sviluppando i calcoli si ottiene per l'accelerazione il valore massimo, per un veicolo a trazione anteriore:

Dove mv
è il coefficiente d'attrito volvente.
Il momento dovuto alla
forza d'inerzia tende ad alleggerire l'avantreno, questo limita la
possibilità di scaricare la potenza, se si cerca di applicare una forza
superiore a quella consentita dal coefficiente di aderenza, la ruota comincia
a slittare, diminuento ulteriormente la forza trasmessa, dato che il
coefficiente di aderenza dinamico è inferiore a quello statico. Anche
un avanzato sistema antipattinamento non può migliorare questo valore,
ma soltanto consentire l'applicazione della forza massima. Non per niente le
migliori auto sportive e da competizione hanno la trazione posteriore che
consente di applicare forze maggiori, dato che, per effetto del momento
dovuto alla forza d'inerzia, sono caricate maggiormente le ruote motrici.
mettiamoci comodi
Analizziamo adesso
le forze agenti su un'automobile che si muove a velocità costante su
strada piana.
Lungo la direzione
verticale abbiamo il peso proprio del veicolo P, diretto verso il
basso ed applicato nel baricentro, e le reazioni del terreno sulle ruote
Ra Rp, verso l'alto. In direzione orizzontale
abbiamo la resistenza all'avanzamento dovuta all'attrito volvente FV
e la resistenza dell'aria Fa, complessivamente
le resistenze sono bilanciate dalla spinta generata dal propulsore sulle
ruote motrici Fm.
Per l'equilibrio alla traslazione
possiamo scrivere:
Ra + Rp = P
Fv + Fa = Fm
Poichè le direzioni delle forze opposte sono distinte, il veicolo
è anche soggetto a due momenti, uguali ed opposti, uno dovuto alla
resistenza Fa ed alla forza Fm che
tenderebbe a far impennare la macchina, e l'altro dovuto alle reazioni sulle
ruote ed al peso del mezzo. Come conseguenza si ha un maggior carico sulle
ruote posteriori, con il conseguente alleggerimento dell'avantreno, rispetto
a quando l'automobile è ferma. La resistenza dell'aria è
proporzionale al quadrato della velocità ed è trascurabile
fino a circa 80 km/h.
attenti alla curva
![]() |
Nell'affrontare una curva l'automobile è soggetta ad un complesso di
forze che ne modifica la direzione di marcia. Supponendo di percorrere la
curva a velocità costante, la risultante delle forze applicate
corrisponde alla forza centripeta Fc = mac con ac = V2/R nasce anch'essa dal contatto ruota - strada ed è limitata dal coefficiente di aderenza Fc = ma P |
![]() |
Per un pneumatico normale ma
< 1, quindi ac < g, la velocità massima con cui si
può affrontare una curva dipende dal raggio di curvatura e dalle
condizioni di aderenza. La situazione peggiora se si preme il pedale del
freno, dato che l'azione fa aumentare la risultante delle forze scambiate
tra ruota e strada, rischiando di superare il valore massimo consentito dal
coefficiente di aderenza. La presenza della forza d'inerzia mac crea un momento che tende a ribaltare il veicolo e che provoca un maggior carico sulle ruote esterne. Quindi un baricentro basso garantisce una maggiore stabilità. |
F F = maP
![]() | La decelerazione massima quindi
sarà: dmax = ma g. Lo spazio di frenata deve tenere conto anche del tempo di reazione dell'automobilista, cioè del tempo che intercorre dal momento in cui viene percepito il pericolo a quando il veicolo comincia effettivamente a frenare. Lo spazio complessivo d'arresto minimo risulta essere: |

Nel grafico in alto si leggono gli spazi d'arresto per un coefficiente di aderenza pari a 0,7 ed un tempo di reazione di un secondo. Le condizioni peggiorano in caso di asfalto bagnato, gelo o neve a causa della drastica diminuzione del coefficiente di aderenza.