DA ARISTOTELE AD EINSTEIN
l'evoluzione della
meccanica
2 DAGLI INGEGNERI GRECI ALLA NASCITA DELLA SCIENZA
![]() | La civiltà greca
raggiunse un elevato grado di conoscenza ed
applicazione in campo tecnico. |
Nello stesso
periodo Eratostene determinò, per la prima volta, la circonferenza
della Terra con il procedimento illustrato in figura.
Eratostene
osservò che, ad Assuan, nel giorno del solstizio d’estate, i raggi
del sole, a mezzogiorno, erano pressoché verticali, mentre, nello
stesso momento, ad Alessandria formavano, con la verticale, un angolo
a » 7°, pari a
circa 1/50 di angolo giro. Valutando la distanza D, in base al tempo
impiegato a percorrerlo dalle carovane, in 5000 stadi, ottenne per la
circonferenza terrestre il valore C = 50 x 5.000 stadi = 250.000 stadi
pari ad un valore compreso fra i 39.000 e i 46.000 km, in accordo con il
valore reale di » 40.000 km.
Aristarco di
Samo ebbe il merito di concepire per primo un modello dell’Universo che
avesse al centro il Sole, con la Terra rotante attorno ad esso con l’asse
inclinato sul piano orbitale, per tener conto dell’alternarsi delle stagioni.
Erone (I sec. d.C.) fu
soprannominato ò mechanikòs, fu uno dei maggiori
tecnici della Grecia antica, famosa la sua eolipila, un dispositivo messo
in rotazione dal vapore, che si può considerare la prima macchina
termica, inventata con un anticipo di circa millecinquecento anni sulla
rivoluzione industriale.
Il suo ingegno ideò altri complessi
meccanismi mossi dall’acqua o dal vapore, come il sistema di apertura
automatica delle porte di un tempio, o la fontana funzionante con un
principio di idrostatica.
Importanti inoltre i suoi studi sull’ottica e
la geometria.
Nonostante i grossi progressi tecnici mancava ancora una
razionale teoria meccanica, Aristotele era ancora indiscusso.
Con la fine della
civiltà greca e l’avvento dell’impero romano, la scienza e la
tecnologia subirono un arretramento e molte delle conoscenze andarono perse.
Il periodo oscuro durò fino a tutto il Medioevo, durante il quale
l’Occidente riscoprì le opere dei filosofi greci, soprattutto
Aristotele, ma solo da un punto di vista teologico, come conferma della
dottrina cristiana.
Il buio di questi secoli vide comunque il genio di
Leonardo da Vinci (1452 – 1519).
Si può considerare il precursore
dell’ingegneria moderna, anche se i suoi interessi e le sue attività
spaziarono in tutti i campi delle scienze e dell’arte.
Raggiunse i
massimi risultati nella meccanica applicata, ideò molti dispositivi
di grande utilità pratica ed anticipò di secoli quelli che
saranno i più diffusi organi meccanici e le attuali macchine. L’unica
cosa che gli mancava era ... un motore!
Nei suoi studi di fisica ebbe il
sospetto che le teorie di Aristotele, ancora indiscusse, non avessero un
valido fondamento. Ma dovremo ancora attendere due secoli per arrivare al
primo scienziato della storia: Galileo Galilei.
![]() | Riprese l’ipotesi eliocentrica di Aristarco, mettendo in discussione la meccanica celeste di Aristotele, avanzando l’ipotesi che il sole fosse al centro dell’universo, i pianeti ruotassero attorno ad esso su orbite circolari e la luna fosse un satellite della terra. La sua teoria fu pubblicata a Norimberga nel 1543 e l’editore, per evitare il sequestro del libro, aggiunse una prefazione, probabilmente all’insaputa dell’autore, che affermava che le idee esposte fossero puramente ipotetiche, un puro esercizio matematico che non rispecchiava la realtà. Le teorie di Aristotele, imposte con estrema coercizione dalla Chiesa, non potevano essere messe in discussione. |
Con Galileo (1564 – 1642) inizia l’era della scienza moderna, le sue riflessioni portarono a rivedere radicalmente la concezione aristotelica del moto.
2.6.1 Il principio d’inerzia
Nei suoi esperimenti Galileo
fece scendere delle bocce di metallo da un piano inclinato, accorgendosi che
la distanza successivamente percorsa dipendeva, oltre che dalla
velocità, dallo stato delle superficie di scorrimento.
Intuì pertanto che se si fosse potuto eliminare completamente
l’attrito, la boccia non avrebbe più incontrato ostacoli alla sua
corsa ed avrebbe proseguito all’infinito con velocità costante.
Con questa ipotesi si ha che la forza non è la causa diretta del
movimento e l’inerzia non ha come conseguenza la quiete ma il moto uniforme.
Le forze modificano lo stato di moto.
2.6.2 La caduta dei gravi
Rimane proverbiale l’osservazione di un candelabro nella cattedrale di Pisa
che lo portò allo studio delle oscillazioni del pendolo. Dalle
proprietà del pendolo ne dedusse che la velocità di caduta di
un grave non poteva dipendere dal suo peso ma dall’altezza di caduta.
Con Galileo la fisica assume il suo carattere scientifico con l’adozione del
metodo sperimentale, la descrizione dei fenomeni non è più
fatta affidandosi alle prime osservazioni legate al senso comune ma ad
esperimenti creati appositamente.
2.6.3 Le trasformazioni di Galileo
![]() | Il principio d’inerzia
galileiano rende impossibile progettare un esperimento che ci faccia
percepire il moto uniforme in assenza di un sistema di riferimento. Se uno sperimentatore fosse chiuso in un vagone ferroviario, senza poter vedere all’esterno, non avrebbe nessuna possibilità di sapere con quale velocità si sta muovendo. Quindi tutti i sistemi in moto rettilineo uniforme sono equivalenti e sono detti sistemi inerziali. |
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Con le
trasformazioni di Galileo è possibile passare tra sistemi di
riferimento inerziali sommando la velocità relativa tra essi. Se sto viaggiando a 65 km/h e sull’altra corsia c’è un’automobile che si muove a 125 km/h, io la vedrò venirmi incontro ad una velocità relativa di (65 + 125) km/h = 190 km/h. |
2.6.4 La misura della velocità della luce
Con l’intuizione geniale che
lo contraddistinse, Galileo tentò di misurare la velocità
della luce con un esperimento molto semplice.
Sistemati, di notte, a
grande distanza tra loro, ma in modo che si vedano, due persone munite
ciascuna di una lanterna con otturatore e posto a metà strada fra
essi un osservatore che possa misurare il tempo, si procede in questo modo:
la prima persona aprirà la sua lanterna così che la luce
emessa raggiungerà in un tempo t1 l’osservatore centrale e
dopo t2 la seconda persona, appena quest’ultimo riceverà
il segnale luminoso aprirà la sua lanterna e la luce emessa
arriverà all’osservatore centrale in un tempo t3,
l’osservatore centrale misurerà, tra i due segnali, un tempo pari a
2t3 (il tempo impiegato dalla luce per andare dall’osservatore
centrale, al secondo, e tornare indietro), la velocità della luce si
otterrà dividendo la distanza fra l’osservatore centrale e la seconda
persona per il tempo t3
L’esperimento fallì a causa
dell’elevata velocità della luce, il nostro occhio è in grado
di percepire due eventi distinti se si susseguono con un tempo superiore ad
un decimo di secondo, anche supponendo che Galileo avesse a disposizione un
orologio molto sensibile e che il tempo di reazione degli sperimentatori
fosse trascurabile, la distanza minima dovrebbe essere di circa 15000 km,
ovvero dell’ordine del diametro terrestre!